Dru, Annabelle Bouchardon prima femminile in solitaria della Diretta Americana

Un buon allenamento e un piccolo assaggio di ciò che l’aspettava.
In due, ci sono sempre dei tempi morti. Da sola, non ce n’è nessuno. Ma mi costringo a fermarmi e inghiottire qualche caramella. Oggi ho fatto 17 lunghezze e quindi 17 risalite su corda, senza quasi mai fermarmi. Ho l’impressione di correre su questa parete dalle 4:30 di questa mattina, senza per questo avanzare molto velocemente. È uno strano contrasto.
Sto già pensando a domani, tra tre ore, quando questa corsa frenetica riprenderà. Cerco di calmare i miei pensieri, una cosa alla volta.
Tanto incantata quanto spaventata, trovo rapidamente il sonno, cullata dalle stelle. E mentre i miei occhi si abituano all’oscurità, una stella cadente passa proprio sopra di me. L’effervescenza della giornata lascia il posto a uno spettacolo mozzafiato. Nel cielo stellato si taglia la ripida e imponente parete dei Drus. Mi rendo conto di dove mi trovo e di quanto sia straordinario quello che sto vivendo.
Un po’ di storia…
La ovest del Petit Dru è una parete iconica delle Alpi. Una parete considerata impossibile fino al XX secolo. Parliamo di 1.000 metri di dislivello di verticalità continua, superati per la prima volta nel 1952 da Adrien Dagory, Guido Magnone, Lucien Bérardini e Marcel Lainé.
Tre anni dopo, Walter Bonatti scrisse una delle pagine più memorabili della storia dell’alpinismo, affrontano in solitaria il Pilastro Sud-Ovest (“Via Bonatti”).
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Nel luglio 1962 Royal Robbins e Gary Hemming lasciarono la loro firma, con “Diretta Americana” poi e “Direttissima Americana” del 1965 compiuta da Robbins insieme a John Harlin.
Molte vie su questa parete non esistono più, a causa delle frane avvenute nel corso degli anni.



