Fermiamo la devastazione delle Alpi Apuane

Sabato 24 ottobre la mobilitazione nazionale a Carrara

Mobilitazione per salvare le Alpi Apuane. Si terrà sabato 24 Ottobre a Carrara la mobilitazione nazionale “Fermiamo la devastazione delle Alpi Apuane”.

La manifestazione è indetta da Athamanta, percorso nato per la tutela delle Alpi Apuane, insieme alle realtà politiche e associative sorte in difesa del territorio apuano.

A causa dell’emergenza sanitaria la mobilitazione nazionale si svolgerà in più momenti, sia a livello locale che a livello digitale.

Due i momenti locali a Massa Carrara: una camminata in montagna durante la mattinata adatta a tutti – ritrovo alle ore 8.30 presso Piazzare dell’Uccelliera (Carrara) – e il pomeriggio in Piazza Alberica a partire dalle 15.30.

La piazza sarà organizzata in modo da garantire 2 metri di distanza tra ogni partecipante. Tutti i presenti dovranno essere muniti di mascherina come disposto dalle normative in materia sanitaria nazionali.

Per tutti gli altri partecipanti che non potranno essere presenti sarà possibile partecipare all’evento digitale inviando materiali audio visivi usando gli hashtags #stopdevastation #Athamanta #AlpiApuane #Alvorèdurata. Che verranno rilanciati dai profili ufficiali Athamanta Facebook e Twitter.
A partire dalle ore 14 inizierà un tweetstorm sul canale Twitter ufficiale di Athamanta.

 

Gli organizzatori

Le Alpi Apuane, montagne uniche per la loro conformazione geologica, attraversate dal più esteso sistema carsico d’Italia, sede della più grande riserva idrica della Toscana e del 50% di tutta la biodiversità della regione toscana, sono vittime di un’escavazione selvaggia. Che le sta distruggendo ad un ritmo impressionante. Basti pensare che dalle cave, esistenti sin dall’età romana, negli ultimi 30 anni è stato estratto più marmo che in tutti i 2000 anni di storia precedenti.
Sebbene le cave apuane siano famose per il lussuoso marmo bianco ad oggi oltre l’80% del materiale estratto è ridotto in polvere per produrre carbonato di calcio. Parliamo di un totale di 3-6 milioni di tonnellate ogni anno.
Le conseguenze sull’ambiente e sulle vite delle persone sono devastanti. Muore in media una persona all’anno nel lavoro in cava. Si spendono oltre 500 mila euro per depurare l’acqua inquinata dalla marmettola (residuo polveroso dell’estrazione). Molteplici specie vegetali sono a rischio di estinzione. Ed il dissesto idrogeologico rappresentato da questa attività è stato concausa di ben 8 alluvioni in 20 anni.
L’eliminazione della vegetazione, l’asportazione della montagna, lo sversamento dei residui di lavorazione, e la modifica irreversibile della morfologia naturale di queste rocce, mettono a rischio il bene primario per il sostentamento della vita: l’acqua!
Con la crisi climatica che non fa altro che peggiorare ci accorgeremo presto di quanto sia essenziale tutelare questo elemento.

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