Ghiacci Monte Bianco e Grand Combin nell’Ice Memory Sanctuary
Campioni dei ghiacciai in pericolo di tutta la Terra conservati in una grotta in Antartide

Campioni dai ghiacciai in pericolo di tutta la Terra arrivano in Antartide, in una grotta scavata a 9 metri di profondità nella neve compatta del plateau antartico. La grotta è alta e larga 5 metri e lunga 35, dalla temperatura costante di meno 52 gradi. Ecco questo è l’archivio dei ghiacci, vere e proprie testimonianze del clima che cambia.
Ice Memory Sanctuary
Si chiama Ice Memory Sanctuary, non è lontano dalla base italo-francese Concordia ed è stato inaugurato nei giorni scorsi.
E’ risultato del progetto Ice Memory, nel quale l’Italia gioca un ruolo di primo piano.
L’iniziativa è stata infatti lanciata nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università a Ca’ Foscari di Venezia, con il Cnrs, il centro francese per la ricerca scientifica, Ird, la francese Université Grenoble-Alpes (Francia) e l’istituto svizzero Paul Scherrer.
Fra i primi campioni ghiaccio conservati nell’archivio ci sono quelli che arrivano da due ghiacciai alpini in pericolo: il Col du Dôme sul versante francese del Monte Bianco e il Grand Combin in Svizzera. Entrambe le carote di ghiaccio, pesanti complessivamente 1,7 tonnellate, hanno raggiunto l’Antartide a bordo della nave rompighiaccio Laura Bassi, salpata a metà ottobre 2025 da Trieste, e poi sono state trasportate in aereo alla base Concordia, a quota 3.233 metri. Avvenuto nell’ambito del Programma nazionale di ricerca in Antartide (Pnra), il trasporto è stato gestito da Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e poi dall’Enea.
L’obiettivo
L’obiettivo è raccogliere in 20 anni i campioni di 20 ghiacciai, dalle Ande al Pamir e al Caucaso, e i ricercatori della Ice Memory Foundation hanno lanciato un Sos a comunità scientifica e decisori politici perché siano organizzate nuove campagne di perforazione perché l’archivio venga ampliato prima che i ghiacciai scompaiano.
Questi stanno infatti arretrando a una velocità senza precedenti, tanto che negli ultimi 25 anni hanno perso complessivamente il 5% della loro massa. I campioni dovranno essere accessibili a tutti, affinché “possano continuare a servire la scienza tra cento anni”, ha detto il presidente della Ice Memory Foundation Thomas Stocker, dell’Università di Berna, e dovranno essere gestiti “come un bene comune globale”.



