Guccini, uomo di montagna

L'Uncem: "Come non dirgli grazie..."

Il ricordo Uncem del cantautore Francesco Guccini.

Come non dirgli grazie? Per la semplicità, la schiettezza, la voce, la forza del montanaro. Francesco Guccini ci lascia con tanta eredità. Della montagna di Pavana, tra Emilia-Romagna e Toscana. Tra i castagni e le sue canzoni troppo spesso non capite. Uncem gli dice un semplice grazie. Senza romanticismo, che non gli piaceva e che non piace ai montanari. A chi vive davvero la montagna. “Evidentemente queste belle montagne sono il mio bagaglio di vita. A Pàvana ci sono le mie radici, non ne ho mai fatto mistero”, raccontava a Sebastiano Venneri di Legambiente. Montanari-Marinai: “La Pàvana che ricordo io non esiste praticamente più. Ma io mi sento uno di qui, uno dell’Appennino. Noi montanari siamo come i marinai: giriamo il mondo e poi, quando viene il momento, torniamo a casa. E la mia casa è questa: queste valli, questi boschi, queste montagne”, sottolineava Guccini. È la montagna che lo saluta, l’Appennino che ascolta le sue canzoni senza malinconia, ma con un pensiero sulla complessità. “Pensando oggi alla sua morte – evidenzia il Presidente Uncem Marco Bussone – ci sono poche parole per racchiudere la sua vita, le sue canzoni. Guai a noi a essere banali e a ingabbiarlo in ideologie. Lo penso costruttore di un nuovo Umanesimo, proprio da Pavana. Autore di nuovi percorsi di comunità che lui aveva conosciuto in quei paesi dell’Appennino prima della fuga delle montagne. Lo penso come colui che ritorna, neomontanaro, capace di esserci ancora e sempre. Tanta eredità. Autore semplice di un Umanesimo del quale abbiamo grande bisogno”.

14 Commenti

  1. Francamente mi sfugge la definizione di “autore semplice” per Francesco Guccini.
    Coerente, istrionico, poetico, amato, stimato, antidivo, raffinato linguista!
    C’è una vasta scelta di aggettivi per descrivere Guccini, ma “semplice” è mio parere non appartenergli affatto.

    1. Guccini ha avuto dignità ed è stato un bravo poeta. Il luogo suo è impervio e spopolato. Le commemorazioni fan seguito alla fama, vanità del mondo. Un poeta va vissuto nell’ intimo e in silenzio. Sindaco e personalità niente han s che fare con l’ essenza di poesia che va penetrata in solitudine, ma viene consumata in collettività.

    2. Hai ragionissima, ogni suo verso, in rima o ritornello per dirsi ed essere davvero capito e apprezzato costringe a riflessioni, anche complesse.

  2. …” a me piace pensarlo dietro al motore mentre fa correr via la macchina a vapore…”
    grazie per tutte le lacrime di gioia che mi hai fatto versare Francesco.

  3. Caro Francesco, sei stato tante cose, tutte belle e interessanti, non hai mai smesso di evolvere, come una pietra che rotola nel fiume, ancora negli ultimi anni eri sempre più levigato nei modi e nella misura, sempre più sobrio e riservato, fino a diventare un tenero saggio. Ci hai dato tanto, cultura, profondità e leggerezza. Sei stato davvero un Maestrone. Grazie.

  4. Grazie Francesco, ti ho scoperto come cantante a 14 anni, nella pausa pranzo, un collega suonava le tue canzoni con la chitarra, li ho imparato l’avvelenata, poi tutte le altre…
    Grazie ancora.

  5. Se n’è andato lì dove il fiume e gli alberi sanno il suo nome.Fra la sua gente dell’Appennino,fatta di terra fatica e antica dignità.Grazie Francesco,per avermi insegnato che si può dire di no.No alla guerra no ai potenti no a diventare tutti uguali.
    E si poteva dire sì.
    Si alla poesia,si alla rabbia,si all’amicizia e all’amore.Grazie
    Francesco,per avermi prestato le parole giuste quando io balbettavo di politica e di ingiustizia.
    L’isola non trovata non è perduta.
    È solo più lontana.

  6. Ciao Francesco sei stato per me un mentore le tue canzoni mi hanno accompagnato sempre nella mia vita.oggi senza di te il tuo ricordo continuerà a vivere nel mio cuore. Addio maestrone

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