Identikit dei frequentatori dei rifugi in Trentino

Trentino: i rifugi sono non solo un “presidio territoriale”, ma anche una sorta di “infrastruttura sociale e culturale, uno spazio capace di sostenere pratiche diverse, livelli di esperienza differenti e modalità plurali di relazione con l’ambiente alpino”.
La ricerca
È tanto spiega una ricerca realizzata da Tsm-Accademia della Montagna sui frequentatori di rifugi presentata ieri a Trento che ha rivelato come i frequentatori siano “maturi” dal punto di vista anagrafico e in relazione a esperienza e modalità di frequentazioni in quota.
Quasi l’80% si è definito “esperto” e il 48% ha dormito in quota “molte volte”.
Il livello di istruzione è risultato alto (quasi il 58% ha una laurea): in montagna i ‘rifugisti’ hanno dimostrato di cercare un’esperienza di “immersione e distacco”.
Gli italiani (52,4%) si sono dimostrati più “trekker” o “turisti occasionali”, vivendo il rifugio come meta dell’escursione. Fra gli stranieri (47,6%), provenienti soprattutto da Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito, c’è stata una marcata presenza di “escursionisti d’alta quota” e “alpinisti”: il rifugio è un punto di appoggio all’interno di itinerari di più giorni.
Più della metà del campione ha riconosciuto il gestore del rifugio come un “interlocutore esperto”, riferimento per la sicurezza e la conoscenza del territorio, e non solo operatore turistico. In termini di servizi è emersa l’aspettativa di servizi igienici adeguati e la possibilità di prenotazione on-line (punteggio medio di 3.1 in scala da 0 a 4) mentre altri servizi (dall’offerta gastronomica, a internet) sono risultati secondari o meno importanti.
Il tema del sovraffollamento è apparso circoscritto: la pressione è stata generalmente percepita come contenuta e limitata a periodi specifici dell’alta stagione: il 23% ha dichiarato di aver incontrato poca gente, il 51% un flusso normale per il periodo.
“La ricerca – ha detto l’assessore provinciale al turismo Roberto Failoni – ci serve per capire se stiamo andando nella direzione giusta e per veicolare il messaggio, soprattutto fra i giovani, che la montagna non sia solo fatica, ma anche emozione ed esperienza.



