L’antico vulcano del Vulture: terra di meraviglie

Il Vulture è un vulcano spento situato nella parte settentrionale della provincia di Potenza, in Basilicata. La montagna raggiunge i 1326 m di altitudine. Da novembre 2017 fa parte del parco naturale regionale del Vulture.

Caratteristiche

Il Vulture fu un vulcano ardente, tremendo. Ha trenta miglia di circonferenza; è lungi trenta miglia dalla più vicina sponda dell’Adriatico. Ha per confini al sud il fiume di Atella, all’est quel di Rapolla, all’ovest e al nord l’Ofanto. Chiude nel suo recinto Melfi, Rionero, Rapolla, Barile, Atella e molti villaggi.

(Cesare Malpica, 1847)

Un po’ di storia

Vulcano isolato e in posizione esterna rispetto ai coevi complessi vulcanici tirrenici, orientato verso l’avampaese apulo, il Vulture è stato attivo fino al Pleistocene superiore, ossia fino a circa 130 000 anni or sono, con lunghe fasi di quiescenza. Fenomeni vulcanici secondari si sono verificati anche in epoca contemporanea, fino al 1820.
Formatosi in un periodo compreso fra gli 800.000 e i 750.000 anni fa: durante queste prime fasi i magmi, risalendo, attraversarono alcune centinaia di metri di terreni sedimentari, l’ultimo dei quali di origine marina Pliocenica, e produssero una spinta sufficiente ad innalzare il substrato roccioso sino a circa 700 metri di quota.
La sua forma originaria è stata successivamente modificata per il lento effetto dei processi tettonici e morfogenetici. Così i versanti del vulcano sono stati scolpiti in ampie vallate e gole profonde, mentre i detriti trasportati dai ruscelli hanno colmato ampie depressioni vallive. Un segno attuale dei fenomeni endogeni è dato da una ricca emergenza di CO2. Essa investe sia il vulcano che le zone circostanti, e costituisce un importante elemento modulatore dell’ecosistema, già influenzato dall’abbondanza di oligoelementi di origine vulcanica quali il fosforo e il potassio.
I versanti dell’edificio vulcanico sono interamente ricoperti da una fitta e rigogliosa vegetazione favorita dalla naturale fertilità dei terreni che si sviluppano da rocce vulcaniche. Immersi in uno scenario verdeggiante, a un’altitudine di circa 660 m s.l.m., si distendono i due laghi di Monticchio, tipici laghi vulcanici occupanti il principale cratere dell’edificio vulcanico esistente durante la sua fase finale di attività.

Tra castagne, vino e acque…

Estesi e pregiati sono i boschi di castagno, da cui si produce il Marroncino di Melfi DOP.
Nella zona del Monte Vulture si estendono oltre 1 500 ettari di vitigno rosso Aglianico. L’Aglianico del Vulture è infatti annoverato tra i migliori vini rossi d’Italia. Le aziende del settore nel territorio sono circa quaranta e producono, annualmente, circa due milioni e mezzo di bottiglie.
Alle pendici sorgono numerosi stabilimenti per l’imbottigliamento dell’acqua minerale oltre a numerosi centri abitati, tra i quali: Melfi, Rapolla, Barile, Rionero in Vulture, Ripacandida, Ginestra e Atella.
In zona sono presenti siti archelogici, musei, borghi ricchi di tradizioni e cultura.

I Laghi

Immersi nel verde dell’area naturale protetta è possibile visitare i Laghi di Monticchio, situati sulla falda sud occidentale del Monte Vulture. I due laghi, il Lago Grande e il Lago Piccolo, occupano le bocche crateriche dell’antico vulcano.

A causa della differenza di quota esistente tra i due bacini, attraverso un canale tra i due laghi, l’acqua del Piccolo defluisce nell’altro, che ha un livello più basso di circa 2 metri. Il lago Grande presenta poi un emissario che confluisce nel fiume Ofanto.
Il Lago Piccolo è un lago “meromittico”: l’immissione in profondità di acque sorgive, calde e ricche di sali minerali, fa sì che, a causa dell’elevata densità, le acque di fondo, malgrado la loro temperatura elevata, non si mescolino con quelle superficiali.
Lungo le sponde dei due specchi d’acqua, sorge l’Abbazia benedettina di San Michele.

Costruita sui fianchi dell’antico cratere, l’abbazia, insieme ai resti del complesso di Sant’Ippolito, è la testimonianza tangibile della presenza di ordini monastici nel territorio del Vulture, né sfuggono agli occhi più attenti gli affreschi risalenti alla metà dell’XI secolo. È anche sede del Museo di storia naturale del Vulture.

La farfalla del Vulture

Una specie unica che abita nel Vulture è l’Acanthobrahmaea europaea: la Bramea è una farfalla di oltre settanta millimetri di apertura alare, che vola soltanto in pochi giorni dell’anno e in pochissime ore durante il giorno, anche con la neve. Questa farfalla è considerata un fossile vivente, un relitto miocenico.

I sentieri

Il sistema ambientale del Parco del Vulture offre diverse possibilità per chi cerca escursioni a diretto contatto con la natura: dalla visita alle aree protette alle salite sui sentieri di montagna; dal trekking in bicicletta alle escursioni a cavallo; dagli itinerari tematici alla semplice contemplazione del paesaggio.

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Tutti gli itinerari proposti ricadono in ambienti boschivi, attraversando talora tratti scoperti dai quali lo sguardo può spaziare sul territorio. Alcuni, in particolare, si sviluppano lungo le linee di cresta offrendo suggestive visuali panoramiche sulle zone circostanti.
Gli itinerari percorrono numerose piste di servizio forestale e antincendio e, a grandi passi, ripercorrono anche le vecchie piste utilizzate dagli sgherri del mitico brigante Crocco per fuggire dai centri abitati dopo le razzie e rifugiarsi nelle boscaglie a loro amiche. I percorsi sono concentrati in prossimità delle principali emergenze ambientali e storico artistiche del territorio, come i Laghi di Monticchio, il Monte Vulture, il Monte S. Michele, la bianca e maestosa Abbazia di San Michele Arcangelo.
Per salire in vetta al Vulture (o meglio al Rifugio) si può fare un giro ad anello dai laghi di Monticchio, con passaggio al Belvedere e poi quasi giunti al punto di partenza visitando l’abbazia di San Michele Arcangelo. Un percorso di circa 15 km e 750 metri di dislivello.

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