Montagna, Covid e futuro: parola ai rifugisti

I dati della ricerca (Università di Torino) sull'attività in montagna. Interpellati i gestori dei rifugi alpini

La montagna riparte dopo il Covid-19. Una ricerca universitaria ne studia le dinamiche dopo aver ascoltato i gestori dei rifugi di tutto l’arco alpino.

Riceviamo e pubblichiamo

“Montagne affollate”, “Impianti aperti: la montagna riparte”, “Boom di richieste per le seconde case”: sono solo alcuni degli ultimi titoli pubblicati sulla stampa specializzata e generalista sulla cosiddetta ripartenza della montagna post lock-down.

Da più parti si è parlato di opportunità per la montagna, di turismo di prossimità, di garantire grandi numeri in sicurezza, ma quale è l’opinione degli operatori e, fra essi, di coloro che rappresentano la montagna nella sua essenza, ovvero i Gestori dei Rifugi?

La ricerca

Per rispondere all’interrogativo, i Professori Riccardo Beltramo e Stefano Duglio, dell’Università di Torino, Centro Interdipartimentale NatRisk – Centro di Ricerca sui Rischi Naturali in Ambiente Montano e Collinare, hanno avviato una ricerca su tutto l’arco alpino. Hanno interpellato i Gestori per operare un’analisi comparativa tra l’offerta di ospitalità odierna dei Rifugi alpini rispetto a quelle di 10 e 20 anni fa, sull’esperienza dei Gestori e sulla percezione che hanno della domanda espressa dagli ospiti e, in relazione all’impatto del fenomeno CoViD-19, sugli effetti in termini di presenze, ricavi e costi di gestione.

Questionario per i gestori dei rifugi

Sono stati contattati circa 600 gestori in tutto l’arco alpino, a cui è stato chiesto di compilare un questionario. Hanno risposto in 127 (21,3%), con delle punte del 49% (Rifugi della Valle d’Aosta) e del 45% (Rifugi liguri). Il Piemonte, con il 21% è la terza Regione per adesione.

I gestori partecipanti hanno in media un’esperienza professionale di 23 anni; circa 2/3 ha gestito altri Rifugi o altre attività ricettive diverse dal Rifugio, ma sempre in montagna. Si tratta per il 53,5% di Rifugi alpinistici. I 127 rifugi assommano 5123 posti-letto, 6798 coperti all’interno del rifugio e 4918 all’esterno. A causa del CoViD-19, i gestori stimano una riduzione a circa 4800 coperti.

Rifugi e Internet L’80% dei Rifugi è presente su Internet con un proprio sito, tutti vi compaiono in vari portali; nel 52% dei casi il sito è tradotto in più lingue. Il 40% dei siti consente ai visitatori di prenotare. Comunque, è possibile nel 95% dei casi prenotare via mail. Nell’80% dei casi c’è copertura della telefonia mobile, nel 63% è disponibile il collegamento Internet che, nel 42% dei Rifugi è reso liberamente accessibile all’ospite. A soggiorno concluso, nel 55% dei casi si può pagare con il bancomat. L’accessibilità ad Internet rappresenta, come vedremo in seguito, una modalità di comunicazione molto praticata.

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I Gestori, al pari delle imprese in generale, sono sbarcati su Internet. Si tratta di una possibilità apertasi, nell’arco di vent’anni, grazie ad un miglioramento della connettività e ad un’ampia disponibilità di software accessibili. Esistono ancora difficoltà tecniche ed economiche per superare il problema del digital divide delle zone montane.

I nuovi ospiti Il 70% dei gestori ritiene che la tipologia di frequentazione sia cambiata negli anni, con ospiti più esigenti, prevalentemente inclini a ritenere di essere in un albergo.

I fruitori della montagna

Se si esaminano le principali categorie di fruitori, al primo posto troviamo gli Escursionisti (93,7%), seguiti dalle Famiglie (73,2%), dai Gruppi CAI (52,8%), dagli Alpinisti (40,9%), Mountain bikers (33,1%) e Falesisti (6,3%).

Se si escludono i Mountain bikers e i Falesisti, le altre categorie costituiscono gli ospiti tradizionali di un rifugio, con una presenza più importante delle famiglie rispetto al passato. Si può dunque affermare che non siano tanto le categorie degli ospiti ad essere cambiate, quanto le attese che maturano verso il soggiorno in Rifugio. Un aspetto interessante da notare poi risiede nel fatto che su 67 gestori ad aver indicato nei Gruppi CAI uno dei target di fruizione, 24 (36%) siano di rifugi privati, non appartenenti al Club Alpino.

Il livello di conoscenza che gli ospiti hanno della Montagna pare non essere cambiato, in termini generali.

Per far fronte ai nuovi ospiti, il 20% i gestori si sono impegnati in interventi di ampliamento o adattamento della struttura e la maggioranza ha agito sul fronte dell’offerta culinaria, ma non solo.

Nuove forme di comunicazione

La disponibilità di Internet ha portato a forme di comunicazione nuove con gli ospiti reali e potenziali. Infatti oggi troviamo un’importante presenza di Rifugi sui canali social. I Gestori sono convinti che la presenza sui social sia importante per promuovere le attività del rifugio, essendo essi molto seguiti dai potenziali ospiti, anche se si dicono incerti sull’effetto che questo tipo di comunicazione possa avere in termini di fidelizzazione dell’ospite. La gestione dei social è fatta per lo più dai gestori stessi.

Le attività in montagna

Per quanto riguarda le attività che si aggiungono alla tradizionale ospitalità, il 42% dei Gestori ha organizzato uno spazio dedicata alla lettura e mette a disposizione libri di Montagna; il 37% organizza attività culturali; il 23% eventi sportivi; l’accompagnamento naturalistico è previsto nel 22% dei casi e quello alpinistico nel 13%; nel 20% dei Rifugi vengono organizzate attività con le scuole nel periodo scolastico e nel 19% l’estate-ragazzi; il 21% dei Rifugi dispone di una parete di arrampicata. Si registra un 12% che mantiene il profilo classico, non avendo previsto attività complementari si tratta dei rifugi.

Anche questa parte dell’indagine mette in evidenza un cambiamento significativo: vent’anni fa iniziarono le prime attività volte a qualificare maggiormente i Rifugi dal punto di vista enogastronomico e si gettarono le basi per creare una filiera che convergesse verso il Rifugio, e beneficiasse dell’azione di operatori qualificati (Guide alpine, Guide naturalistiche, Educatori).

Oggi la diversificazione dell’offerta attesta la capacità di incontro tra domanda ed offerta, tra le nuove esigenze e la capacità di costruire un prodotto legato all’ospitalità in un rifugio alpino.

Effetto CoViD-19

C’è incertezza sugli effetti CoViD-19 sia in termini favorevoli che sfavorevoli. Il turismo di prossimità pare possa essere favorito, ma non è detto che siano i Rifugi la meta dei turisti.

È comunque opinione prevalente che la pandemia non impedirà l’apertura.

Gli effetti stimati, in termini di contrazione dei ricavi e aumento dei costi sono illustrati nei grafici seguenti.

Per quanto concerne l’aumento dei costi, oltre il 50% dei gestori lo stima in un incremento tra il 20 e il 40%. Le misure di sanificazione, gli interventi per la messa in sicurezza degli spazi comuni (sale da pranzo, sevizi igienici, ecc…), l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale, dei prodotti igienizzanti possono esser inclusi tra le voci di nuovi costi.

La stima dell’effetto COViD-19 sui ricavi vede la massima concentrazione di coloro che presumono una riduzione fra il 40% ed il 60%:

I Gestori sono imprenditori della Montagna e collaborano con iniziative qualificate, volte a dar voce alla loro categoria. Occorre riconoscere che, in relazione alla tipologia di rifugio, svolgono un’attività di impresa molto impegnativa che richiede conoscenze di vario tipo, operano in un ambiente fragile, in condizioni talvolta difficili.

La qualificazione della figura professionale e le forme di supporto all’attività variano da regione a regione; è convinzione comune che i gestori siano i “custodi” della montagna e, anche per questa ragione, vanno sostenuti in questo momento eccezionale.

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