Nuova via sulla nord del Wellhorn di Della Bordella e Schupbach

Il racconto della salita del Ragno Matteo Della Bordella

Nuova via sulla parete nord del Wellhorn, in Svizzera. A metterla a segno Matteo Della Bordella e Silvan Schupbach.

Quest’estate, dopo le avventure e disavventure sul Monte Bianco, sentivo decisamente il bisogno di staccare un po’ e cambiare aria.Verso fine agosto l’amico Silvan Schupbach mi propone di scalare insieme in Svizzera ed io accetto volentieri, desideroso di toccare nuovamente il bel calcare svizzero, che, fino ad alcuni anni fa, era il mio terreno di gioco preferito.
In barba ai blasonati Eiger o Wenden, questa volta Silvan lancia l’idea della parete Nord del Wellhorn; un muro di 500 metri, dove nel 2013 avevamo addirittura iniziato ad aprire una via insieme, della quale, tra una spedizione e l’altra, a dirla tutta io mi ero totalmente scordato (sarà l’età che avanza). Fatto sta che Silvan, dopo i 6 tiri e mezzo da noi aperti, era tornato proprio questa estate, con Yannick Glatthard, per completare l’itinerario fino in cima alla parete…ora non restava che tentare la salita in arrampicata libera di tutta la via! Al fresco dei 3000 metri di questa parete Nord, passiamo tre lunghe giornate a tentare di decifrare il rebus del settimo tiro, un “mostro” di resistenza di circa 100 movimenti su tacche sempre svasate, con riposi minimi e spit distanti.
Tentativo dopo tentativo, le sensazioni iniziano a migliorare, la testa si sblocca e finalmente riesco a godermi il flusso dei movimenti senza pensare a nient’altro, se non a spingere al massimo sul gas.
A metà del terzo giorno di tentativi, con la vista annebbiata dalla ghisa e gli avambracci gonfi come cornamuse scozzesi, mi ritrovo in maniera del tutto inaspettata in catena al tiro dopo averlo salito in libera!
La gioia e la soddisfazioni sono grandi e diventano ancora più grandi, quando anche Silvan salta sul “send train” e sale a sua volta lo stesso tiro in libera poco dopo di me!
Dal momento che non ci saremmo mai aspettati di salire il tiro quel giorno siamo entrambi un po’ spaesati. Ci sono ancora una manciata di ore di luce e la cosa più logica a questo punto sarebbe quella di salire anche le altre 10 lunghezze della via, le quali presentano difficoltà molto più contenute, ma ovviamente da non sottovalutare.
C’è un solo piccolo problema: non abbiamo portato con noi nessun friend! I quali, neanche a dirlo, erano stati usati alla grande in apertura…
Decidiamo di provarci lo stesso: saliamo prima i tiri finali, incluso il caratteristico camino yosemitico dove sei costretto a strisciare come un verme nelle viscere della parete prima di uscirne, quindi ci caliamo fino alla base e dopo un breve riposo, nelle 2 ore e mezza di luce a disposizione ci ingaggiamo sui 6 tiri iniziali, scalando con la massima calma e concentrazione per venirne a capo.La sera stessa, ci raggiunge anche Yannick Glatthard, il quale tenterà a sua volta la libera l’indomani, con un team di film-maker pronti a documentare la salita. Avendo altri impegni per il giorno successivo, io decido di tornarmene a casa, super contento per la salita mia e di Silvan e con ancora in testa le emozioni di quel magico “flow” che sono riuscito a trovare durante la salita del tiro chiave. Vengo poi a sapere della brutta caduta di Yannick, immortalata nel video che sta facendo in questi giorni il giro della rete. La lezione imparata è talmente ovvia, che mi vergogno quasi a scriverla, perchè non andrebbe mai dimenticata, visto che stiamo parlando di arrampicata in montagna e non di arrampicata sportiva… METTETE SEMPRE IL CASCO.

 

fonte/foto: facebook matteo della bordella

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