Pik Pobeda, morto l’alpinista italiano Luca Sinigaglia per salvare Nagovitsyna
La russa è bloccata da giorni a causa di una frattura a una gamba, l'italiano durante un tentativo di soccorso è stato colpito da un edema cerebrale, ipotermia e congelamenti

Tragedia sul Peak Pobeda (7.439 m), la più alta vetta del massiccio del Tien Shan al confine tra Kirghizistan e Cina: morto un alpinista italiano, Luca Sinigaglia, 49 anni, durante un tentativo di soccorso della russa Natalia Nagovitsyna, 47 anni. Gravemente ferita e bloccata ormai da giorni a oltre 7.000 metri di quota.
L’incidente a Natalia Nagovitsyna e i tentativi di soccorso
Il 12 agosto scorso, Natalia Nagovitsyna, si è fratturata una gamba durante la discesa dalla vetta. Non è riuscita più a scendere, ed è rimasta a quella quota con scarse scorte di cibo e acqua senza alcun mezzo di comunicazione. Un drone sorvolando la zona l’ha avvistata, ancora viva all’interno della sua tenda.
Sinigaglia, milanese, classe 1976, esperto di cybersicurezza, insieme ad altri due compagni (un tedesco e un russo), è partito per un disperato tentativo di soccorso per portarle viveri, bombola per il fornello e un sacco a pelo.
Poi, durante un secondo tentativo il 15 agosto, l’alpinista italiano è stato colpito da un edema cerebrale da alta quota, aggravato da ipotermia e congelamento. È morto poco dopo.
Il corpo non è ancora stato recuperato, è bloccato in una grotta e il meteo conyinua ad essere avverso. Natalia pure è ancora lì. Per di più un elicottero del Ministero della Difesa kirghiso ha rischiato di precipitare a circa 4.600 m, alcuni soccorritori sono rimasti feriti e le operazioni si sono allungate ulteriormente.
In queste ore si tenta di organizzare una nuova operazione via terra, condotta da soccorritori italiani.



