Piolet d’Or, ecco le 4 imprese vincitrici

Vota il sondaggio di Mount Live sulle 7 imprese italiane che erano in corsa

Ecco i vincitori dei Piolets d’Or 2019. Annunciate oggi le 4 imprese vincitrici. La cerimonia si terrà il 19 settembre al Ladek-Zdroj Mountain Festival (Polonia).

A vincere l’Oscar dell’alpinismo i cechi Marek Holecek e Zdenek Hák con la salita sul Chamlang; gli americani Alan Rousseau e Tino Villanueva per Tengi Ragi Tau; gli americani Mark Richey, Steve Swenson, Chris Wright e Graham Zimmerman per Link Sar e i giapponesi Kazuya Hiraide e Kenro Nakajima per Rakaposhi. Queste le migliori imprese targate 2019.

Nessun italiano, erano 7 le spedizioni in corsa.

Il sondaggio

Mount Live ha realizzato un sondaggio per chiedervi quale di queste 7 imprese italiane vi è piaciuta di più.

Loro sono

  • Matteo della Bordella, Luca Schiera e Matteo de Zaiacomo per apertura via nel mese di settembre di Cavalli Bardati (800m, 7b) sull’inviolata parete ovest del Bhagirathi IV (6.193 m, India).
  • La prima salta dalla cresta est-nordest Chareze Ri North (5.959 mt) di Davide Limongi, Federico Martinelli, Enrico Mosetti, Federico Secchi e Luca Vallata. La via denominata Jullay Temù (1.000 mt, V+ 70°).
  • Cala Cimenti prima salita e discesa in sci del versante nordest del Gasherbrum VII (700m, D+, 60°).
  • Tomas Franchini per la prima salita dalla parete sudest e dalla cresta nordest del Lamo-she, 6.070 mt nel massiccio del Tatsienlu, Cina. La via è Wild Blood (1.500 mt, WI5 M5+ V 90°).
  • Due salite di Simon Messner: la prima in Karakorum sull’inviolato Black Tooth (6.718 mt), cima secondaria della Torre Muztagh (ha aperto una via WI5+ M5) insieme all’austriaco Martin Sieberer; la seconda Raperonzolo (WI6+, M7+), via di ghiaccio e misto aperta sulle Dolomiti (Sass de la Crusc) insieme a Manuel Baumgartner.
  • Parole Sante (1.050 mt, VIII A1) via sulla parete nord del Sassolungo. Loro sono Aaron Moroder e Titus Prinoth.
  • Davide Cassol e Luca Vallata sulla parete nordovest del Civetta (Dolomiti), hanno aperto Capitani di Ventura (700m, VIII- A1).

(per votare clicca prima sul riquadro della spedizione scelta e poi su VOTA)

L’impresa italiana che voteresti al Piolet d’Or?

Ragni su Bhagirathi
Italiani su Chareze Ri North
Cala Cimenti su GVII
Franchini su Lamo-She
Doppio Simon Messner
Moroder-Prinoth su Sassolungo
Cassol-Vallata su Civetta

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Torniamo ad oggi. I vincitori avevano già avuto tra le mani il Piolet d’Or. Marek Holecek, Zdenek Hák dopo il Gasherbrum 1 nel 2018, Mark Richey e Steve Swenson dopo Saser Kangri II nel 2012 e Kenro Nakajima dopo Shispare del 2018; terzo per Kazuya Hiraide dopo Shispare del 2018 e Kamet del 2009.

Il Piolet d’Or alla carriera quest’anno è andata all’alpinista  francese Catherine Destivelle. Prima donna ad aggiudicarselo.

La Giuria: Gerlinde Kaltenbrunner, Kazuaki Amano, Nikita Balabanov, Vic Saunders, Hélias Millerioux, Enrico Rosso, Ales Cesen e Raphael Slawinski.

 

Le 4 imprese vincitrici

foto: Andy Houseman, autunno 2012; American Alpine Journal, Piolets d’Or 2020

Marek Holecek e Zdenek Hak (Rep.Ceca), per  UFO Line (2.500 m, WI5, M6) su parete nord-ovest CHAMLANG (7.321 m), nel Mahalangur Himal (Nepal)

Fin dalla prima volta che l’ha vista nel 2001, Marek Holecek ha sognato di scalare la grande parete nord-ovest del Chamlang. Altri avevano condiviso lo stesso sogno e, dopo più di una mezza dozzina di tentativi, il versante era diventato uno dei più ambiti. Quando Holecek e Zdenek Zák sono arrivati ​​nella primavera 2019, sulla parete vi era poca neve e molto ghiaccio duro.

Da un bivacco a 5.300 metri sul ghiacciaio i due cechi hanno puntato ad una diretta alla vetta. Il quarto giorno, una volta in vetta dalla cresta orientale, hanno bivaccato 80 metri al di sotto. Il 21 maggio raggiunsero la vetta e poi trascorsero il resto della giornata orientandosi sulla via dei Giapponese sulla cresta Sud, che si rivelò più difficile del previsto. Ci vollero altri due bivacchi – ed erano senza cibo – e una discesa su pendenze complicate e con scarsa visibilità sino a valle.

La via è stata chiamata UFO Line in onore di Reinhold Messner e Doug Scott, che nel 1981, con Sherpa Ang Dorje e Pasang, furono i primi a scalare la parete nord del Chamlang e a raggiungere una delle vette secondarie. Là videro perplessi un oggetto a forma di scatola che volava sopra di loro, luccicante nel sole di mezzogiorno.

 foto: Tino Villanueva/American Alpine Journal, Piolets d’Or 2020

Alan  Rousseau e Tino Villanueva (USA), per Release The Kraken (1.600 m, AI5, M5 +) sulla parete ovest del TENGI RAGI TAU (6.938 m), nel Rolwaling Himal (Nepal)

Nel 2012, durante la loro prima spedizione in Himalaya, Alan Rousseau e Tino Villanueva effettuarono la prima salita del Langmoche Ri sulla cresta nord del Tengi Ragi Tau. Camminando sulla parete ovest del Tengi Ragi Tau, rimasero affascinati dalla sua imponenza verticale e decisero di tornare nel 2014 per tentare una linea diretta, salendo fino a circa 6.500 metri.

Nel 2019, dopo aver attraversato il Tashi Laptsa ed essersi accampati sul ghiacciaio Drolambo, i due  hanno salito i primi tiri in drytooling e dopo tre bivacchi in vetta. Difficile la  discesa lungo la stessa linea di salita. L’apertura su una delle più spettacolari pareti inviolate del Rolwaling è stata la ricompensa per la tenacia di queste due guide alpine.Hanno firmato la seconda salita assoluta di questa difficile montagna, e la prima in stile alpino.

. Foto: Matteo Della Bordella / American Alpine Journal, Piolet d’Or

Mark Richey, Steve Swenson, Chris Wright e Graham Zimmerman (USA), per la prima salita attraverso la parete sud-est (2.300 m, AI4, M6 +, 90º) del LINK SAR (7.041 m), nella Cordillera del Masherbrum (Pakistan)

Meta ambita nel Karakorum orientale pakistano: il Link Sar aveva visto almeno otto tentativi prima del 2019. Le difficoltà non si limitano alla scalata: è complicato anche ottenere i permessi, a causa dei conflitti tra India e Pakistan.

Steve Swenson tentò per la prima volta il Link Sar nel 2001 con un forte team americano, e poi di nuovo, dopo diversi tentativi senza esito, nel 2017 con Chris Wright e Graham Zimmerman. Dopo aver individuato una linea di salita, i tre decisero di ritornarvi nel 2019 con Mark Richey.

Raggiunsero la cima sei giorni dopo aver lasciato il campo base avanzato, comprese 36 ore di tormenta. Il giorno di vetta, Swenson fu vittima di una caduta di 35 metri per una valanga. Più di due giorni per la discesa.

foto: Kenro Nakajima, American Alpine Journal, Piolets d’Or

Kazuya Hiraide e Kenro Nakajima (Giappone), dalla parete sud e dalla cresta sud-ovest (4.000 m) del RAKAPOSHI (7.788 m), Pakistan

La regione di Hunza, nel Karakorum pakistano, conta una serie di montagne imponenti di poche centinaia di metri più basse degli 8.000 m. Una delle più spettacolari è il Rakaposhi, scalato per la prima volta attraverso la cresta sud-ovest nel 1958. La parete meridionale della montagna – che conduce alla cresta  sud-est –  era ancora inviolata.

Nel 2019, dal campo base a 3.660 metri situato sul ghiacciaio, Kazuya Hiraide e Kenro Nakajima effettuarono un primo giro di ricognizione scalando la parete sud fino a 6.100 metri per acclimatarsi e verificare la linea di salita.

Alla loro seconda uscita, ci vollero tre giorni di sforzi in neve fresca, per raggiungere il campo a 6.800 metri sulla cresta sud-est, dove furono costretti a fermarsi due giorni per il maltempo. Quindi raggiunsero la vetta, tornando a quota 6800 in giornata. Il giorno successivo ripercorsero la medesima via, scesero al campo base.

Sebbene il percorso non raggiunga le alte difficoltà tecniche delle altre tre salite premiate, la sua enorme lunghezza,  l’impegno e lo stile della salita di Hiraide e Nakajima su una montagna raramente scalata,  rendono l’impresa altrettanto degna di una Piccozza d’Or 2020.

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