Rocca Calascio sotto l’arco della Via Lattea

La bellissima fotografia di Rocca Calascio, alle pendici del Gran Sasso, di Maurizio Verdecchia

Il castello di Rocca Calascio fotografato sotto l’arco della via Lattea. Delizia per gli occhi. E la foto, di Maurizio Verdecchia, corre sul web.

Una foto strabiliante, la rocca ai piedi del Gran Sasso, a due passi da Castel del Monte, immortalata in una notte piena di stelle.

Rocca Calascio

Rocca Calascio è una rocca situata in Abruzzo, in provincia dell’Aquila, nel territorio di Calascio, ad un’altitudine di 1 460 metri s.l.m.

Origine

Di origine medievale, è conosciuta per la presenza del castello, tra i più elevati d’Italia, considerato uno dei simboli dell’Abruzzo. La rocca, baricentrica tra l’altopiano di Campo Imperatore e quelli sottostanti di Navelli e del Tirino, è inserita in un contesto di grande valore paesaggistico e ricompresa nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga di cui costituisce una delle principali mete turistiche

La fondazione della rocca si fa risalire a Ruggero II d’Altavilla che ne promosse l’edificazione probabilmente dopo la conquista normanna del 1140; tuttavia il primo documento storico che ne cita il nome è datato al 1239, mentre il primo che ne attesta la presenza al 1380. Alcune fonti ritengono che la struttura possa essere stata costruita sui resti di una preesistente fortificazione d’origine romana.

Negli anni

Rocca Calascio fu inserita in un complesso sistema di fortificazioni, a scopo difensivo, che controllavano le vallate abruzzesi; per la sua vicinanza al vasto bacino pastorale di Campo Imperatore, la rocca ebbe un ruolo importante relativamente ai percorsi della transumanza.

Fece parte – con Calascio, Carapelle Calvisio, Castelvecchio Calvisio e Santo Stefano di Sessanio – della celebre baronia di Carapelle, di cui seguì le vicende storiche fino al 1806, anno dell’abolizione della feudalità. Nei secoli si susseguirono nel dominio le famiglie Pagliara, Plessis, Colonna, Celano, Caldora, Accrocciamuro, Piccolomini Todeschini, Del Pezzo, Cattaneo, Medici e Borbone; in particolare, nel 1463, su concessione di Ferdinando I di Napoli, la rocca passò ad Antonio Todeschini della famiglia Piccolomini che dotò la struttura della cinta muraria in ciottolame e quattro torri di forma cilindrica con merlatura ghibellina.

Nel 1703 si verificò un violento terremoto che danneggiò il castello e distrusse quasi interamente il borgo sottostante; fu ricostruita solo la parte bassa del borgo medievale mentre il resto della popolazione, trovò rifugio più a valle, nell’attuale abitato di Calascio.[3][6] Nei decenni seguenti, terminata la sua funzione strategica, la rocca andò in declino e fu progressivamente abbandonata fino a risultare completamente disabitata nel 1957.

A partire dagli anni ’80 del XX secolo, sull’onda del successo di alcune ambientazioni cinematografiche – su tutti, Ladyhawke del 1985 e Il nome della rosa del 1986 – il castello è stato sottoposto a lavori di restauro e consolidamento e alcune abitazioni del borgo medievale sono state recuperate e convertite a strutture ricettive.[6] Rocca Calascio è diventata una delle principali mete turistiche dell’Abruzzo aquilano e, nel 2019, il suo castello è stato inserito dal National Geographic nella lista dei 15 più belli al mondo.[7]

Descrizione

La chiesa di Santa Maria della Pietà

Rocca Calascio è posta su di un crinale della sottodorsale meridionale del massiccio del Gran Sasso d’Italia, ad un’altitudine di 1 460 metri sul livello del mare. La posizione particolarmente favorevole, baricentrica tra l’altopiano di Campo Imperatore a nord, l’altopiano di Navelli a sud-ovest e la valle del Tirino a sud-est, la rendeva una delle principali fortificazioni dell’Abruzzo. e permetteva il controllo del territorio sia dal punto di vista difensivo, sia per quanto riguarda i percorsi legati alla transumanza.

La rocca è costituita da un castello e dal borgo medievale adiacente; quest’ultimo, che si sviluppa verso sud-ovest, è costituito da una parte alta, più antica, di cui rimangono solamente alcuni resti archeologici e una parte bassa, più recente e parzialmente recuperata. Sul versante opposto di nord-est, verso Campo Imperatore, è invece la chiesa di Santa Maria della Pietà.

Il complesso si trova appena sopra l’abitato di Calascio, da cui dista circa 3 km per un dislivello di 200 metri. È raggiungibile in auto, fino all’ingresso del borgo, o a piedi (circa 40 minuti di cammino); nei finesettimana estivi, data la limitata ampiezza della sede stradale e l’esiguità di parcheggi, la strada d’accesso viene interdetta alle auto ed è disponibile un servizio di navetta a pagamento.

Castello

Il castello è il monumento più significativo dell’intera rocca. È posto sul punto più alto del crinale, in posizione dominante su tutte le vallate circostanti, ed era utilizzato come punto d’osservazione militare in comunicazione con altre torri e castelli vicini, sino al mare Adriatico.

La struttura, interamente di pietra bianca locale a conci squadrati, si compone di un mastio centrale di antica origine, parzialmente scapitozzato, circondato da di una cerchia muraria e quattro torri d’angolo a base circolare fortemente scarpate,[8]realizzati successivamente, a partire dal XIII secolo. L’accesso avveniva attraverso un’apertura sul lato orientale posta a circa cinque metri da terra, cui si accedeva attraverso una rampa in legno, originariamente retrattile,  poggiata su mensole in pietra.

Tra il 1986 e il 1989 il castello è stato soggetto a una serie di restauri conservativi, volti a risanare la struttura e a consentirne il recupero architettonico-funzionale, ed è oggi fruibile gratuitamente ai visitatori. Da esso si gode di un’ampia veduta, tra le più suggestive d’Abruzzo, con vista dei principali gruppi montuosi dell’Appennino abruzzese: è visibile a nord l’intera catena del Gran Sasso d’Italia (Corno Grande, Pizzo Cefalone, Monte Prena, Monte Camicia, Monte Bolza, Monte Ruzza), a sud-est la Maiella, a sud-ovest il Sirente-Velino; sono inoltre riconoscibili le valli sottostanti di Navelli e del Tirino e, in lontananza, la conca aquilana e la conca peligna.

Borgo medievale

Sul lato di sud-ovest della rocca, lungo il sentiero che sale dall’abitato di Calascio, è il borgo medievale che costituisce con il castello un unico organismo fortificato. Il suo sviluppo è legato alle modeste dimensioni del castello e all’esiguità di uomini che riusciva a ospitare, oltre che alla necessità di salvaguardare la popolazione dagli assalti di invasori. Il collegamento con il castello avveniva attraverso un ponte levatoio in legno, oggi sostituito da una semplice rampa.

Può essere distinto in due parti, una originaria adiacente al castello e una più recente e posta più a valle. La parte alta, di cui rimangono solo alcuni ruderi, cadde in disuso già in seguito alle distruzioni causate dai terremoti del 1348-49 e dal terremoto dell’Aquila del 1461, venendo completamente abbandonata con il sisma del 1703; la parte bassa fu abitata fino al secondo dopoguerra per essere poi sottoposta ad alcuni interventi di recupero sul finire del XX secolo.

Chiesa di Santa Maria della Pietà

Nelle vicinanze della rocca, sul sentiero che porta a Santo Stefano di Sessanio e a Campo Imperatore, si trova la chiesa di Santa Maria della Pietà, eretta nel 1596 sul luogo dove, secondo la leggenda, la popolazione locale ebbe la meglio su una banda di briganti.

La chiesa, probabilmente fondata su una preesistente edicola rinascimentale, presenta una struttura esterna a pianta ottagonale con un ambiente adibito a sacrestia appoggiato a una delle facciate e una cupola a otto spicchi. L’interno, articolato su un sistema di paraste tuscaniche, presenta un dipinto raffigurante la Vergine miracolosa e una scultura di San Michele armato. Il tempio è oggi adibito a semplice oratorio ed è meta di fedeli e devoti.

Rocca Calascio nei media

Cinema

Rocca Calascio e il suo progressivo spopolamento sono stati oggetto, nel 1968, del documentario Nel silenzio dei sassi di Romano Scavolini.

A partire dagli anni ottanta del XX secolo, il comprensorio aquilano del Gran Sasso d’Italia è stato utilizzato come ambientazione per numerose produzioni cinematografiche, ricevendone un discreto ritorno turistico e di immagine. Il primo lungometraggio ambientato alla Rocca è Amici miei – Atto IIº (Italia, 1982).

Successivamente, è stata la volta di Ladyhawke (USA, 1985) in cui la rocca (allora non ancora restaurata) era il rifugio dell’eremita impersonato da Leo McKern. Quindi ospitò il set de Il nome della rosa (Italia, 1986), vincitore di numerosi premi internazionali. In seguito, sono stati ambientati qui Il viaggio della sposa (Italia, 1997) e L’orizzonte degli eventi (Italia, 2005).

La rocca è visibile anche in alcune scene del film The American (USA, 2010) con George Clooney, interamente girato nella provincia dell’Aquila, in particolare tra Sulmona, Castel del Monte, Capestrano, Calascio e Castelvecchio Calvisio.

Rocca Calascio è stato anche set di alcune serie televisive, tra cui le produzioni della Rai La Piovra 7 – Indagine sulla morte del commissario Cattani (Italia, 1995) e Padre Pio (Italia, 2006).

fonte: wikipedia/ foto: Maurizio Verdecchia

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