Terrore e morte sull’Everest: terremoto e valanghe il 25 aprile 2015

Morirono decine di alpinisti, tra i deceduti anche 4 italiani (Renzo Benedetti, Marco Pojer, Oskar Piazza e Gigliola Mancinelli). In Nepal migliaia di morti

Era il 25 aprile 2015 quando un violento terremoto colpì il Nepal. Un violento evento sismico di magnitudo 7,8 con epicentro a circa 34 km a est-sud-est di Lamjung. Il bilancio fu pesantissimo: più di 8000 morti e gravissimi danni in tutto il territorio nepalese oltre che nelle zone himalayane di India, Cina, Bangladesh e Pakistan.

Si trattò dell’evento sismico più violento che abbia colpito quell’area dopo il 1934, quando un terremoto di magnitudo 8.0 provocò la morte di circa 10 600 persone.

Alcuni edifici secolari, tra i quali la torre Dharahara, già ricostruita dopo il sisma del 1934 e situata nella piazza Durbar di Katmandu e parte del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, andarono distrutti.

Furono registrate numerose scosse di assestamento, anche nei giorni successivi. Una di queste, il 26 aprile, provocò valanghe sul monte Everest, situato a circa 220 km ad est dell’epicentro. Ci furono molti morti al campo base e non solo. Tra questi 4 italiani: Renzo Benedetti e Marco Pojer travolti da una frana durante un trekking a 3.500 metri nella Rolwaling Valley e Oskar Piazza e Gigliola Mancinelli, due dei 4 speleologi che risultavano dispersi da due giorni dopo il sisma.

Dal campo base arrivavano foto e video spaventosi, nuvole di ghiaccio e neve che si abbattevano con tutta la loro forza sulle tende, sugli alpinisti. Giungevano notizie di altri alpinisti dispersi tra C1 e C2.

 

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