Tomáš Petreček e Marek Holeček tornano sulla Rupal del Nanga Parbat

Tomáš Petreček e Marek Holeček tornano sulla Rupal del Nanga Parbat. Ci tornano otto anni dopo il tentativo del 2018 quando tentarono di aprire una via vicino a quella dei fratelli Messner del 1970. Il tentativo non andò a buon fine, furono costretti a ritirarsi a 300 metri dalla vetta a causa delle condizioni meteo. I due cechi ci riproveranno, sono in già in fase di partenza per il Pakistan. 

Nanga Parbat: la terribile Rupal

La parete Rupal è un muraglia, si eleva per la bellezza di 4.600 metri tra ghiaccio, rocce e canali. È una delle grandi pareti poco salite (mai in inverno). 

La salita dei fratelli Messner

Era il 1970. Fu la prima salita del Nanga Parbat per lo sperone sud/sud-est. Reinhold e Günther Messner riuscirono a toccare la vetta, poi tentarono la discesa per il versante Diamir, lungo lo Sperone Mummery. La discesa diventò tragedia. Gunther aveva mal di montagna, non fece più ritorno travolto da una valanga. Ne seguì una forte polemica, con Reinhold accusato di aver abbandonato il fratello, lui ha sempre respinto queste accuse, dicendo che Günther fu travolto da una scarica di ghiaccio. Nel 2005 alcune guide pakistane rinvennero sul versante Diamir i resti dello scalatore, identificati con l’esame del DNA. Nel 2022 alla base della montagna fu ritrovato anche uno scarpone di Günther. Fatti che scagionarono definitivamente Reinhold Messner. La vicenda diventò anche un film, Nanga Parbat di Joseph Vilsmaier. 

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Le altre salite

Nel 1985 una spedizione polacco-messicana con a capo Pawel Mularz aprì una nuova linea sulla parete Rupal. Fu una spedizione con tinte funeste, Anzdrej Samolewicz sopravvisse a una caduta di 600 metri e una valanga uccise Piotr Kalmus tra campo 1 e campo 2.
Nel 1988 fu la volta dei canadesi Kevin Doyle, Ward Robinson e Barry Blanchard e dello statunitense Marc Twight: tentarono una ripetizione della via dei Messner ma furono respinti dal maltempo.
Nel 2005 Vince Anderson e Steve House aprirono una nuova via per il pilastro centrale, in stile alpino. Per l’impresa furono premiati con il Piolet d’Or.
Nel dicembre 2012 tentò il francese Joel Wischnewski, provò in solitaria per il pilastro sud-est della Rupal. Non fece mai ritorno, il corpo fu trovato nell’ottobre 2013 a 6100 metri.
Poi nel corso degli annni ci sono stati vari tentativi in invernale. Il Nanga Parbat è stato raggiunto nella stagiione fredda nel 2016 da Simone Moro, Alex Txikon e Ali Sadpara, ma la parete Rupal resta inviolata in inverno.

Tomáš Petreček e Marek Holeček

Nel 2018 i due cechi tentarono di aprire una nuova via in stile alpino sulla Rupal. Volevano tracciarla sulla destra della Anderson-House, sul pilone centrale. Poi il maltempo e la troppa neve li dirottarono su una linea vicina a quella dei fratelli Messner. Raggiunsero i circa 7.800 metri di quota, ma si ritirarono a circa 300 metri dalla vetta per i fortissimi venti. Ci riprovano ora, anche se non hanno dato info precise probabilmente riprenderanno il discorso lasciato in sospeso nel 2018. 

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