Gran Sasso, distrutto il quaderno di vetta sul Corno Grande

I vandali arrivano anche in vetta al Corno Grande, la cima più alta dell’Appennino. Sulla Occidentale (2912 m) sono state stracciate le pagine del libro vetta.
Il ritrovamento da parte di Vincenzo Brancadoro, vicepresidente del CAI L’Aquila, che sull’accaduto ha scritto una lettera…

“Domenica di ottobre 2026, vetta occidentale del Corno Grande, sul Gran Sasso. Mi muovo fra le pietre della cima, i “quadroni” di De Marchi, assorto in pensieri oggi certamente molto più seri di questo post. A terra, fra i sassi, semicoperti da brecce, i resti del quaderno di vetta. Qualcuno lo ha gettato lì. Non è una distrazione, è un atto intenzionale, come se ne vedono spesso sulle Alpi e in generale in montagna in questi tempi demenziali. È un periodo storico in cui diseguaglianze e guerre dilagano, in cui prosperano casseurs bambini violenti e governano – anche loro a piede libero – esaltati inetti con motoseghe, ruspe, cappi, busti, ciuffi pappagalleschi, abiti, parole, idee inascoltabili espresse con calate dialettali pietose. In un mondo così combinato, un quaderno di vetta che sarà mai? È vero. Però è lo scempio di una cosa che andrebbe meglio custodita: la memoria. Non quella storica, per carità, infinitamente più importante e sconosciuta, ma quella piccola e privata. Fra le pagine squadernate e malridotte ci sono mille date, firme e pensieri vergati a mano. C’è una donna, molto anziana, alla cui foto è fissata una penna di uccello, forse una madre. Appare un pezzetto di nastro colorato, con sopra disegnato un piccolo cuore, stinto dall’insulto del sole, del freddo, della pioggia, della prima neve di questo autunno. Viene da pensare a chi ha stracciato – letteralmente – quelle tracce piccole di pensiero e di vita. Viene da pensare a sua madre: ne avrà pur avuta una, anche se insignificante e probabilmente ignota. Ho provato pena più che rabbia. Ho raccolto e ficcato nello zaino pagine raggrinzite, pezzi di copertina, vani simulacri di ricordo, dediche, ex voto di chi ha salito una cima pensando di fare cosa grande, o gradita, a un dio o a un affetto, vivo o perduto. Fogli sparsi e raggrumati a cartapesta, questo sono adesso. Porterò queste povere cose alla sede del Club Alpino dell’Aquila, dove si custodiscono amorevolmente queste evanescenti memorie umane delle nostre montagne. Troveranno certamente un posto anche loro, probabilmente in una scatola: ricostruire il quaderno non è più possibile ma ridargli dignità, restituirgli valore sì, lo è. Mentre stavo raccattando quei rimasugli – ma perché nessun altro lo ha fatto prima di me? – ho ricordato di aver trovato anni fa, in maniera del tutto casuale, su un simile libretto di vetta vecchio di 70 anni, poche parole scritte da mio padre quando io non avevo ancora quattro anni: due righe con la sua grafia elegante e sottile, a rappresentare un animo volitivo, libero e aperto al futuro, sintesi del pensiero di un uomo pieno di passione per quei luoghi che tanto amava. Parole semplici che esprimono ancora oggi rispettosa gioia di vivere e curiosità per un futuro che la sorte non gli ha permesso di condividere a lungo con i suoi figli. Tracce di chi ci ha preceduto, che ognuno di noi ha il diritto di poter ritrovare, se qualche demente, o qualche eco-terrorista ambientale, o qualche pseudo-purista, o chi più ne ha più ne metta, non gli sottrae questa occasione. Flebile, improbabile, evanescente, come è ogni ricordo con il tempo. Ma pur sempre possibile”.

9 Commenti

  1. Per non parlare del rincretinimento quasi generale che fa si che ogni croce (che non amo ma rispetto) ed ogni superficie liscia presente sulle vette dei nostri monti, e non solo li, vengano applicati milioni di adesivi appartenti ad altrettante associazioni o a privati, che non si sa con quale cervello li fanno stampare, in milioni di forme altrettanto dementi, appositamente per lordare le suddette superfici. Non che sia più accettabile tutto quello sventolare di bandierine colorate, come se fossimo in Tibet.

  2. Inconcepibile non amano la montagna, quella gente è quella che quando arriva si cerca un posto pulito che regolarmente lascia sudicio. Non arrivano a capire quanta fatica sia mantenere quel Paradiso. Magari quando vai a casa loro ti presentano le pattine per non sporcare, davvero incommentatabili senza un minimo di educazione. PS sarei d’accordo far pagare un minimo per poter visitare quei luoghi.

  3. Fanno molta pena questi fatti, sia per l’episodio in sé, ma ancor più perché sono una prova ulteriore dei tempi barbari in cui siamo precipitati. La superficialità con la quale si distrugge un oggetto solo perché ci sono persone che l’hanno posto lì è spaventosa, perché rivela una mancanza di etica che arriva fino al sedicenne che per divertimento fa cadere uno sconosciuto da una bici e lo manda all’ospedale o all’imbrattamemto di tutt tutti tutti i muri (Roma) o al tentativo di accoltellare la prof.ssa da parte di un tredicenne (difeso spesso dalla famiglia; qui forse sta il problema).
    In quel libro di vetta c’era anche il mio nome perché sono salito in vetta molte volte dal lato de L’Aquila e quindi l’accaduto mi tocca molto.
    Cordiali saluti.

  4. Non dobbiamo stupirci ..è triste ma viviamo in un mondo morto alla vita ..torneranno i giorni belli trasformati da chi ha creato tutto ..e ci saranno solo cose belle ..ricordi felici dimenticheremo la morte viva di questo tempo …finalmente..un grande peccato perché il ricordo è vivo..

  5. Che tristezza quanto stà accadendo anche sulle vette, così vicine al cielo. Certo gesti di esseri invidiosi che non sanno alzare gli occhi alla purezza del cieli, figurarsi la loro.povera anima.

  6. Che tristezza quanto stà accadendo anche sulle vette, così vicine al cielo. Certo gesti di esseri invidiosi che non sanno alzare gli occhi alla purezza del cielo, figurarsi la loro povera anima.

  7. Nel racconto lo scrittore oltre a rimproverare gli autori dello scempio li gratifica della loro natura di figli di nessuno…..mi associo.

  8. Anche io ho avuto il piacere e l’ onore di segnare il registro. Avevo scritto: solo i forti raggiungono la vetta. Avrei dovuto aggiungere: anche gli stronzi, purtroppo.

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