Allarme Uncem: “Mancano medici in montagna”

"Siamo al vietato ammalarsi. L’assenza di questi servizi è la prima causa di abbandono e spopolamento"

Le ordinanze del ‘vietato ammalarsi’ dei Sindaci della Val Trebbia non sono altro che una nuova puntata nell’emergenza dei servizi nei territori alpini e appenninici.

È quanto dicono dall’Uncem. La mancanza di medici e pediatri di base sui territori è da anni sui tavoli del Ministro Speranza e di tutto il Governo.

Uncem L’intervento sarà sempre tardivo. Se Speranza ci riceve, gli spieghiamo come non stia funzionando la medicina territoriale nelle zone montane. L’assenza di questi servizi è la prima causa di abbandono e spopolamento. Chi se ne va, lo fa per mancanza di opportunità e di sicurezza. Senza medici è evidente che si preferisce andare altrove. Ma la soluzione non sono le case della salute e gli ospedali di comunità per i quali si stanno investendo, un po’ in fretta e a caso, centinaia di milioni del PNRR. Queste due opportunità non sono negative ma risolvono niente. Anzi, rischiano di delocalizzare i servizi portandoli ‘più in basso’, solito problema delle valli. Spostare in basso vuol dire annullare, togliere, abbandonare. E le Istituzioni non sempre lo capiscono che la concentrazione non è sinonimo di migliore servizio. I medici non ci sono e dovranno tornare a esserci. Si aumentino le specializzazioni universitarie. Ma, per dare risposte a quei sindaci, anche sulle guardie mediche, servono scelte politiche adeguate e incentivi economici per chi tiene aperto uno studio nel paese da cento o duecento abitanti a mille o milleduecento metri. Perché queste comunità non sono costituzionalmente meno importante di altre numericamente più grande, come ripete continuamente il Presidente Mattarella. Se le Istituzioni, le Regioni in particolare, non si attivano subito, la spirale della ‘discesa’ continuerà a determinare insicurezza e spoliazione dei servizi. Che i Sindaci giustamente denunciano, arrabbiati e preoccupati.

 

 

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