Antartide, aperta prima via della spedizione italiana Cai-Cnr

La spedizione Cai-Cnr in Antartide entra nel vivo. Nei giorni scorsi i tre alpinisti Gian Luca Cavalli, Marcello Sanguineti e Manrico Dall’Agnola hanno effettuato i primi campionamenti per lo studio dei cambiamenti climatici. Finalmente li avevamo lasciati che avevano toccato terra dopo il lungo viaggio. Ora sono in esplorazione nell’entroterra e hanno apetto anche una prima via.

Qui il paesaggio supera ogni immaginazione.S embra un girone dantesco. I blocchi di ghiaccio che crollano in mare generano boati che fanno rabbrividire. Il verso primordiale delle balene ci fa compagnia.

Ricordiamo che la spedizione australe è promossa dal CAI Biella, dal CAI centrale, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche con il patrocinio di Città di Biella e di Fondazione CR Biella.

antartide cai cnr

 

Questo il messaggio che i tre hanno inviato al loro team:

Qui tutto ok. Il 9 gennaio ci facciamo portare con il gommone Zodiac alla base del ghiacciaio che scende dagli Zeiss Needles. Piazziamo il campo base su una piccola scogliera, a una quindicina di metri dal pelo dell’acqua.

Un paesaggio dantesco, con seraccate alte oltre 100 metri che arrivano fin sul mare e iceberg tutto intorno. Ogni giorno, a partire dalle 6 del pomeriggio circa e fino a tutta la prima parte della notte, continui crolli in mare di enormi seracchi provocano boati che fanno rabbrividire. Le onde sollevate si propagano come piccoli tsunami in direzione delle nostre tende, che abbiamo piazzato al riparo. Il tempo trascorre fra il rumore di questi crolli e il verso primordiale delle balene, che ogni tanto emergono e si rituffano, sollevando la coda.

Il 10 apriamo una via sul primo degli Zeiss Needles. Prima parte su couloir di neve e ghiaccio, poi una sezione di misto. Scopriamo che, purtroppo, la qualità della roccia in questa zona è pessima: viste da lontano le pareti sono stupende, ma quando ci si trova a scalare si scopre di aver a che fare con una sorta di scisti friabilissimi e fessure che si aprono quando si piantano chiodi o si caricano le protezioni veloci (friend e nut). La progressione è molto aleatoria: fittoni e corpi morti, una vite ogni tanto, scavando nella neve per trovare un po’ di ghiaccio decente, friend e nut nelle poche occasioni in cui capita una fessura decente. L’uscita in cresta è tutto un programma, con neve instabile e rocce in bilico. Dopo le rituali foto di vetta, attrezziamo le doppie e rientriamo al campo base.

Binocolando e studiando le pareti circostanti ci rendiamo conto che la roccia è tutta della stessa (pessima) qualità. Dedichiamo quindi una mattinata alle riprese con drone, poi chiamiamo l’Ice Bird per il pick-up e… una buona cena accompagnata da Merlot argentino. La sera ci ancoriamo di fronte alla Couverville Island.

Per il 13 programmiamo un drop-off con lo Zodiac nella zona del Kerr Point.
Abbiamo individuato un bel pendio sciabile, che punta al colle a destra del Mount Britannia. Abbiniamo alla salita il prelievo di campioni di neve per il progetto con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, poi… giù con gli sci, per una sciata in mezzo ai ghiacciai che si tuffano in mare. Arriviamo con gli sci a pochi metri dall’acqua, proprio dove si trova una colonia di foche che si godono il fresco sulla neve… Lo scheletro di una balena, con le vertebre grandi come sedie, completa il quadro.

Il 13 sera ci mettiamo in navigazione verso sud, con l’obiettivo di percorrere una ventina di miglia e trovare un ancoraggio sicuro per la notte. Attraverso l’Errera Channel entriamo nella Andvor Bay e, dopo una breve sosta a Steinheil Point, attraverso lo stretto Aguirre Passage ed entriamo nel Paradise Harbour, dove gettiamo l’ancora nella Skontorp Cove: una piccola baia circolare, con muri di seracchi e pareti rocciose e un unico piccolo ingresso per la barca. Lo spettacolo è surreale e supera ancora, cosa che non pensavamo fosse possibile, quello dei giorni precedenti.

fonte: Lo Scarpone

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