Cervino CineMountain, tutti i vincitori

Si chiude la XXII edizione del Cervino CineMountain, nove giorni di proiezioni, mattinate letterarie e grandi serate per celebrare il cinema internazionale di montagna. “A thousand girls like me”, il film che racconta la difficile battaglia di una ragazza afgana contro le violenze famigliari e le falle nel sistema giudiziario del suo Paese, si aggiudica il Grand Prix des Festival. Tanti gli ospiti che hanno animato questa edizione, da Hervé Barmasse a Erri De Luca, da Nives Meroi a Fausto De Stefani e ancora gli scienziati Michele Freppaz e Maria Sole Bianco, il ricordo del Grande Torino e l’omaggio finale ai 50 anni dall’allunaggio

 

Dieci giorni e 33 ore di proiezioni, con 24 anteprime, tanti ospiti, e un grande successo di pubblico: si chiude oggi il Cervino CineMountain, il festival internazionale del cinema di montagna, giunto alla sua XXII edizione, che ogni anno premia gli “Oscar” del cinema di montagna. Ieri mattina ultimo appuntamento con le matinées: ospiti Tarcisio Bellò, Luca Morellato, David Bergamin e Tino Toldo,  i quattro italiani che, insieme a tre pakistani (uno dei quali è morto nell’incidente), sono sopravvissuti incredibilmente ad una valanga che li ha travolti nella valle di Ishkoman, a 5300 metri di altezza, nel distretto di Ghizer, in Pakistan, lo scorso giugno.

E nel pomeriggio al centro congressi di Valtournenche, si è tenuta la proiezione di tutti i film vincitori della XXII edizione.

I VINCITORI

 

“A thousand girls like me”, della regista afgana Sahra Mani, conquista l’”Oscar dei film di montagna”, il Grand Prix des Festivals – Conseil de la Vallée d’Aoste, riservato ai film già premiati nei principali festival di settore provenienti dal circuito dell’International Alliance for Mountain Film. Vincitrice del Grand Prix festival di Kathmandu (Nepal), la pellicola racconta, con grande intensità, l’ostinata battaglia di una donna per difendere i propri diritti. Khatera è una ragazza afgana di 23 anni che decide di sfidare la volontà della sua famiglia e le tradizioni del suo paese per cercare giustizia dopo anni di abusi sessuali da parte del padre. La sua lotta si scontra con le falle del sistema giudiziario afgano, incapace di tutelare la popolazione femminile.

Ancora una regista donna, l’irlandese Katrina Costello, si aggiudica il Premio Montagnes du Monde al miglior film straniero, con “The silver branch”, un film che riflette sui temi universali e drammaticamente attuali della difesa dell’ambiente contro l’indiscriminata trasformazione dei paesaggi e delle comunità rurali.

“La patente”, di Giovanni Gaetani Liseo vince il Premio Montagne d’Italia, una delicata incursione nella vita rurale di un giovane pastore attraverso il suo sogno di emancipazione.

 

Il Premio Montagnes Tout Court al miglior cortometraggio va “Brotherhood”, di Meryam Joobeur, che affronta il delicato tema del ritorno a casa di un combattente dell’Isis nella cornice di una Tunisia rurale. Menzione speciale per la categoria a “Let’s go to Antarctica”, la divertente pellicola dello spagnolo Gonzaga Manso che riflette sugli effetti dell’ingresso di nuove mete “esotiche” nel turismo di massa.

È “Gamba in spalla”, il film di Romuald Desandré presentato al Festival in anteprima mondiale, ad aggiudicarsi il Premio per il miglior film valdostano, “Boy Nomad”, di Nyobe Thompson, vince il Premio SONY per la fotografia e “Theory of happiness” di Rastislav Hatiar conquista la giuria C.A.I. che gli assegna il Premio “al miglior film di alpinismo, esplorazione e arrampicata”.

 

Testa a testa per il Premio del Pubblico tra il film premio Oscar “Free Solo” e “The Dawn Wall”, con quest’ultimo che la spunta per pochi centesimi.

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