Come stanno reagendo le foreste vetuste ai cambiamenti climatici?

Lo studio italo-spagnolo pubblicato sulla rivista Science of Total Environment

Come stanno reagendo le faggete vetuste ai cambiamenti climatici? Questa domanda si è posta un team di ricercatori spagnoli e italiani che ha studiato le caratteristiche dei boschi vetusti del Parco nazionale del Pollino. Lì dove c’è l’albero più antico d’Europa. Italus, la bellezza di 1235 anni. Ma non solo lui.

Lo studio

Il team ha riscontrato che nonostante i cambiamenti climatici e l’età secolare degli alberi più vecchi, i boschi continuano a mostrare una crescita stabile o sostenuta. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Science of Total Environment.

Le foreste vetuste in Europa rappresentano solo lo 0,7% dell’area boschiva totale.

Lo studio, come si diceva, ha preso in considerazione il Pollino, dove vivono alcuni degli alberi vetusti più longevi, come l’Italus (P. leucodermis), l’albero più vecchio d’Europa e Michele e Tenore di oltre 625 anni. Entrambi si trovano nella faggeta del Pollinello (Patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco). Lo studio ha preso in oggetto anche la faggeta vetusta di Cozzo Ferriero.

Risultati

I sistemi più complessi a livello strutturale e funzionale sono più forti, sono in grado di resistere ai cambiamenti climatici. Il perché? Il motivo risiede nel fatto che sono stati meno interessati dalla gestione dell’uomo.

La situazione attuale

Un risultato importante. Dato dal fatto che negli ultimi decenni dove diversi ecosistemi forestali del Mediterraneo a causa dei cambiamenti climatici non se la cavano bene. Ma mostrano segnali evidenti di peggioramento dello stato di salute. Le conseguenze? Ovvie in termini di sequestro del carbonio, biodiversità e servizi ecosistemici.

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