Fase 2 Covid-19, Parchi: apertura controllata per recupero psico-fisico

Il Consiglio direttivo di Federparchi avanza due proposte al governo

A fronte della pandemia il Consiglio direttivo di Federparchi ritiene che le aree naturali protette possano svolgere un ruolo fondamentale per la ripresa delle attività nella  “Fase 2” e avanza due proposte al governo e alla task force.

La stragrande maggioranza degli italiani che responsabilmente sono restati a casa, avrà bisogno di ritrovare il proprio equilibrio così come le attività economiche devono ripartire in sicurezza. In questo i parchi, quando verrà il momento, sono pronti  a dare il loro contributo.

1 – “Parchi aperti: prenota il tuo parco”.

E’  scientificamente provato  che gli ambiti naturali – parchi, giardini, boschi –  svolgono una funzione  terapeutica data dal contatto umano con le piante: è riconosciuto non solo il beneficio antistress e antidepressivo ma è anche ampiamente dimostrato come alcuni agenti chimici emessi dalla flora  stimolino attivamente il nostro sistema immunitario, rafforzando le performances complessive dell’organismo e incrementando le funzioni di difesa.

Federparchi  propone di utilizzare – in tutta sicurezza e con rigorose forme di controllo – le aree naturali protette come spazio vivibile e capace di ricreare un positivo rapporto con la natura. Siamo in grado di fornire – attraverso le sedi dei parchi o i comuni che aderiranno a questa proposta – una soluzione informatica che permetta, anche dallo  smartphone, di collegarsi al parco di riferimento vicino casa, di trovare gli spazi disponibili, di ottenere l’autorizzazione per un tempo controllato, di tenere le distanze di sicurezza. È ovvio che tale sperimentazione dev’essere autorizzata nei decreti di prossima emissione (ci rivolgiamo sia ai ministeri più direttamente interessati come ambiente, salute, famiglia, sia alla task forceFase2), consentendo ai parchi, ma anche ai comuni, di accedere al progetto.  Le direzioni dei Parchi e/o i comuni potrebbero definire agende, percorsi, luoghi e orari di visita, per consentire ai cittadini di muoversi in forme contingentate all’aria aperta, recuperare energie fisiche e psichiche, rafforzare organismo e sistema immunitario e scaricare le tensioni emotive dovute al difficile momento che tutti stiamo vivendo.

2  – Parchi motori di sviluppo sostenibile: estendere le ZEA a tutte le aree protette

Ricordiamo che il  sistema dei parchi nella sua articolazione (nazionali, regionali, aree marine, Natura2000, riserve statali e  similari) costituisce un modello di riferimento per lo sviluppo sostenibile e che tale impianto, alla luce anche dei mutamenti climatici e della stessa pandemia, dovrebbe costituire la direzione di marcia per una nuova economia globale più a misura d’uomo;  con particolare riguardo va posto alla dimensione internazionale ed europea.  Nel nostro campo sosteniamo l’iniziativa che Europarc ha rivolto alla commissione UE per attivare al più presto la strategia del “Green Deal” e fare di questa sfida la leva per un cambiamento radicale del modello di sviluppo.

In questo contesto Federparchi propone, per quanto riguarda le politiche ambientali del nostro Paese, l’estensione delle ZEA  (zone economiche ambientali, con fiscalità di vantaggio e incentivi per azioni economiche fondate sulla sostenibilità) a tutte le aree protette istituite ai sensi della legge 394;  ampliandone quindi l’applicazione oggi prevista per i soli parchi nazionali. Uno strumento aggiuntivo per far fronte alla crisi economica che si aggiunge a quella sanitaria.

Passeggiare nei boschi e nei prati, in pianura come collina come in montagna, camminare in riva al mare, ci aiuterà a ripartire comprendendo quanto ci è utile la natura che ci circonda e quanto è ricco e prezioso il patrimonio di flora, fauna e biodiversità che appena “fuori casa” abbiamo a disposizione. Per questi motivi Federparchi chiede  al governo un impegno affinchè anche le aree naturali protette possano attivamente contribuire alla ripartenza dell’Italia.

DOCUMENTO CONSIGLIO DIRETTIVO FEDERPARCHI

Il Comitato direttivo di Federparchi, riunito in forma telematica il 9 aprile per l’approvazione del bilancio consuntivo 2019, definisce con questo documento una posizione relativa alla drammatica vicenda della pandemia in corso ed avanza una proposta operativa indirizzata al governo, alla task force ed a tutte le parti sociali interessate.

Innanzitutto, il direttivo tutto esprime la più partecipe vicinanza al dolore delle famiglie che hanno perso i loro cari, con la viva speranza che molte vite possano essere salvate dal lavoro appassionato (fino a rischio di sé) dei sanitari; manifesta la piena solidarietà a quanti nelle forze dell’ordine e nel volontariato prestano soccorso e sostegno, oltre che esprimere vivo apprezzamento per quanti svolgono attività essenziali per la vita del paese. Davvero ha senso assumere quanto rappresentato da tutte queste persone come segno attivo e solidale, come vera risorsa della e per la comunità nazionale.

L’andamento della epidemia sembra indicare un contenimento del contagio e l’efficacia delle misure restrittive via via assunte dalle autorità di governo. L’ osservanza di misure che hanno costretto e costringono a rinunce e sacrifici tutto il sistema sociale del paese (famiglie, lavoratori, imprese…) indica un percorso positivo, anche se siamo consapevoli che la sfida sanitaria non è ancora vinta. Vogliamo, come Federparchi, a nome di tutte le realtà dei parchi italiani, avanzare ipotesi e proposte concrete che guardano al “dopo emergenza”, per contribuire a costruire un percorso virtuoso per il futuro. Quanto indichiamo successivamente intende rappresentare, almeno così immaginiamo, un contributo di analisi e di proposta.

PERCHÈ. Occorre partire dal fatto che stiamo vivendo un salto d’epoca, uno di quei momenti davvero segnati dal prima e dal dopo: attorno a noi tutto è già cambiato in poche settimane, nessuno di noi avrebbe mai immaginato di doversi misurare con drammatici problemi di salute e di sicurezza collettiva come quelli che stiamo vivendo. Problemi, conviene averlo ben presente, che si schiantano direttamente contro la vita, uccidono “i corpi” , tanti, (come nelle pestilenze medioevali), e impongono una lettura diversa per il futuro.
Sembra quasi che il dilemma morale, il paradigma pesante che ci sta avvolgendo diventi una sfida fra la vita  fisiologica dei corpi (quella normale, cui tutte le generazioni presenti erano normalmente abituate) e la possibilità di lavorare, spostarsi, produrre, consumare… di vivere, insomma. Ci serve, questa premessa, perché la proposta che formuleremo riguarda “i corpi”, ed il loro rapporto con la natura (ossia col mondo).

NOI, I PARCHI. I parchi non sono fruibili,  ma non sono fermi: attraverso lo smart working progettano, studiano, programmano; le attività di monitoraggio e di gestione della fauna o di controllo del territorio continuano. Insomma,  sono attivi e guardano comunque al domani. Tutti i parchi, ci preme evidenziare: mai come in questo momento stanno ragionando come “sistema” , come incrocio di esperienze e iniziative di territorio, che si chiamino parchi nazionali, regionali , aree marine protette, rete natura 2000… Mai come in questo momento – proprio per ragionare compiutamente sulla proposta operativa che formuliamo –  sentiamo il bisogno di mettere a frutto le esperienze ed il lavoro fatto in questi decenni dentro un percorso unico e omogeneo, dove siano rispettate ovviamente le peculiarità istituzionali e territoriali, ma dentro un sentire comune ed un’unica cifra interpretativa dei processi ecologici ed ambientali. Per questo immaginiamo di promuovere attività ed iniziative verso il Ministero dell’ambiente e verso le regioni perché si avvii, finalmente, un percorso di reciprocità, di riconoscibilità e di comunicazione che, senza nulla togliere alle rispettive competenze istituzionali, riesca finalmente a fare del grande sistema delle aree tutelate uno dei brand importanti e riconosciuti di questo paese. Come primo atto in questa direzione lavoriamo su un emendamento, da inserire nei vari passaggi parlamentari,  per l’estensione delle zone Zea  (zone economiche ambientali, con fiscalità di vantaggio e incentivi per azioni economiche fondate sulla sostenibilità) a tutte le aree protette istituite ai sensi della legge 394, come utile premessa per l’idea di sistema Partendo dall’ovvia considerazione che al cittadino, al “fruitore della natura” forse non interessa tanto l’etichetta istituzionale quanto  il valore intrinseco del bene comune rappresentato da un territorio vivibile perché bello, curato, amato.

ECONOMIA e SOCIETA’: Per il “dopo” il primo pensiero va ai due grandi parametri di riferimento: da una parte quello legato ad attività economiche che passano anche attraverso i parchi, dall’altro quello legato ai corpi, alla vita quotidiana delle persone.  È sin troppo ovvio evidenziare la sofferenza assoluta dei settori legati al turismo e ad attività vitali ecocompatibili come l’agricoltura e a tutto quello che ad essi è legato; ma anche delle attività legate al commercio in senso lato, alle attività culturali dello spettacolo e ricreative in genere. Oltre allo scontato rilievo economico di questi comparti, vale la pena evidenziare come rappresentino la chiave anche per la ripresa psicologica del paese. La stragrande maggioranza degli italiani che responsabilmente sono restati a casa, costretti a interrompere contatti sociali e privarsi di tutte le attività del tempo libero, avrà bisogno di ritrovare il proprio equilibrio. In questo i parchi, quando verrà il momento, saranno i primi a poter dare un contributo. Questo terribile momento di passaggio epocale impone però a tutti noi una riflessione ed un impegno rafforzato per il futuro. Partendo proprio da noi, operatori dei parchi, da noi, persone attente ad un equilibrato rapporto con la natura, da noi sostenitori di un’idea di sviluppo sostenibile e intelligente. Di fronte alla debolezza ed all’incapacità umana di difendersi da una malattia “sconosciuta” (val la pena richiamare Francesco, il papa che chiede di pentirsi sinceramente del male fatto alla terra, al mare, all’aria, agli animali…) emerge con forza la necessità di ricreare e ricostruire un diverso paradigma per guidare l’attività di tutti gli esseri umani, per un futuro di sviluppo non più fondato sulla “guerra alla natura”. Questo impegno deve rivolgersi alle forze di governo nazionale, al parlamento, alle regioni e agli enti locali. Al pari va indirizzato verso la dimensione internazionale ed europea, in un quadro di rinnovata cooperazione internazionale. Nel nostro campo sosteniamo la iniziativa che Europarc ha rivolta alla commissione UE per attivare al più presto la strategia del green deal e fare di questa sfida la leva per cambiamento radicale del modello di sviluppo … Ma tutto questo ha senso se, per dirla con i termini precedenti, ci sono dei “corpi” capaci di interagire perché fisicamente e psicologicamente attivi.

LA NATURA: Ecco quindi la proposta, che chiamiamo “Parchi aperti: prenota il tuo parco”. Con tutte le garanzie rispetto alle norme presenti (e future), questo percorso consente – almeno parzialmente – di reintrodurre momenti di vita all’aria aperta, a contatto con le piante e i vegetali in genere. Questo è un fatto salutare, proposto e raccomandato dalla medicina dai suoi albori sino ai giorni nostri. Gli ambiti naturali – parchi, giardini, boschi – vengono infatti definiti “paesaggi terapeutici”;  in anni recenti la ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato l’effetto terapeutico dato dal contatto umano con le piante, riconoscendone non solo il beneficio antistress e antidepressivo ma dimostrando come alcuni agenti chimici emessi dalle piante (i monoterpeni) stimolino attivamente il nostro sistema immunitario, rafforzando le performances complessive dell’organismo, incrementando le funzioni immunitarie. Da questi elementi scientificamente provati trae origine la proposta che avanziamo: utilizzare – in tutta sicurezza e con rigorose forme di controllo – i parchi come spazio vivibile e capace di ricreare un positivo rapporto con la natura: siamo in grado di fornire – attraverso le sedi dei parchi o i comuni che aderiscono a questa proposta – una soluzione informatica che permette, tramite tutti gli strumenti elettronici a partire dallo smartphone, di collegarsi al parco di riferimento vicino a casa, di trovare gli spazi disponibili, di ottenere l’autorizzazione per un tempo controllato, di tenere le distanze di sicurezza e via dicendo. È ovvio che tale “sperimentazione” dev’essere autorizzata nei decreti di prossima emissione (ci rivolgiamo sia ai ministeri più direttamente interessati come ambiente, salute, famiglia, sia alla task forceFase2…), consentendo ai parchi, ma anche ai comuni, di accedere al progetto. Nel giro di pochi giorni le direzioni dei Parchi e/o i comuni potrebbero definire agende, percorsi, luoghi e orari di visita, per consentire ai cittadini di muoversi all’aria aperta, recuperare energie fisiche e psichiche, rafforzare organismo e sistema immunitario e scaricare le tensioni emotive dovute al difficile momento che tutti stiamo vivendo. Passeggiare nei boschi e nei prati, in pianura come collina come in montagna, camminare in riva al mare, fare immersioni… mai come ora abbiamo bisogno di riappropriarci in modo “gentile” del nostro ambiente naturale, così comprendendo quanto ci è utile la natura che ci circonda e quanto è ricco e bello il patrimonio di flora, fauna e biodiversità che appena “fuori casa” abbiamo a disposizione.

“Parchi aperti: prenota il tuo parco”, quindi.  Federparchi sta operativamente definendo il progetto che, coinvolgendo a livello avanzato il campus biomedico di Roma, si basa su un portale web che consente ai parchi che aderiscono di operare nella dimensione sopra indicata.

Referenti fondamentali sono anche i comuni compresi nei territori dei parchi, e per questo attiveremo con Anci una linea di lavoro comune. In un secondo tempo immaginiamo sia possibile che l’interlocuzione già avviata con operatori e  soggetti d’impresa  (legati alle aree dei parchi e che operano nell’ospitalità alberghiera, nella ristorazione, nelle produzioni enogastronomiche…) possa “appoggiarsi” a questa tecnologia  per un indispensabile  rilancio anche delle loro attività.

Insomma, noi ci saremo: i parchi ripartiranno prima.

fonte: federparchi

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