Grasso, Ducoli e Mauri: combo Divine Providence-Freney

Sul Monte Bianco Mirco Grasso, Luca Ducoli e Giacomo Mauri realizzano una bella cosa: ‘Divine providence’ più il Pilone Centrale del Freney fino alla cima al Bianco. Con due bivacchi.
Realizzare questa combinazione è stata una idea di Mirco Grasso. Parliamo di circa 900 metri di dislivello per la via di Gabarrou, poi altri 600 metri per la Bonington ed ancora 400 sino alla vetta del Monte Bianco. I protagonisti raccontano di una bella salita, con buone condizioni meteo. Il terzetto, a cui si aggiungerà Matteo Della Bordella, a breve partirà er una spedizione in Pakistan.
Il racconto
Grasso dice che questa combinazione gli è sempre sembrata molto ovvia, tanto che faceva fatica a credere che qualcuno non l’avesse già fatto.
Sono partiti dall’Aiguille du Midi alle 3 di notte, subito verso il Gran Pilier d’Angle e tutti i tiri fino ai terrazzi a metà parete dove cominciano le vere difficoltà di ‘Divine providence’. Qui i l primo bivacco, ma c’era ancora luce e quindi parte del gruppo ha fissato le mezze lungo i tre tiri successivi. La mattina seguente colazione al buio, e su con i primi raggi di sole. Grasso da primo. Un tiro dopo l’altro fino in cima al Grand Pilier d’Angle. Generalmente da qui si dovrebbe proseguire lungo la cresta di Peuterey fino in cima al Bianco, ma il gruppo ha un altro piano. Si va verso il ghiacciaio del Freney, trascorrono la notte in una piazzola in mezzo al ghiacciaio a un’oretta dall’attacco del Pilone Centrale.
La mattina successiva, sveglia presto. Obiettivo: salire tutto il pilone e ritornare a dormire alla stazione dell’Aguille du Midi. A condurre la cordata stavolta sono gli altri due. Salgno veloci e alle quattro del pomeriggio sono in cima al Pilone. Altre tre ore e sono in vetta al Monte Bianco. Qui, raccontano, un combattimento fisico e mentale a causa delle pessime condizioni della neve. Neve in certi punti che sfondava sino al ginocchio in altri pendii ripidi completamente ghiacciati.
Piano b: il team decide di non andare verso l’Aguille du Midi, troppo lunga; si va verso la capanna Vallot, a un’oretta dalla cima. Finalmente meritato riposo. Il giorno dopo, sotto una nevicata, arrivano a Plan del Aiguille e poi a Chamonix.




