Il film Everest riapre la querelle Krakauer-Bukreev

Krakauer ha definito il film Everest “Una bufala totale”. A distanza di anni si riapre la storia infinita sulla tragedia del 1996 sull’Everest. Krakauer puntò il dito su Anatoli Bukreev il quale, prima della morte sull’Annapurna l’anno successivo, ha cercato in più modi di difendersi anche con un libro scrivendo la sua versione dei fatti

 

Sin dall’inizio si è detto che il film Everest di Baltasar Kormákur era basato sul best seller “Aria Sottile” di Jon Krakauer, il giornalista-alpinista che prese parte alla spedizione commerciale sull’Everest nel 1996 perché inviato dalla rivista Outside a scrivere un articolo sul proliferare delle spedizioni commerciali sulla vetta della Terra.

Guardando il film, però, ci si rende conto che tanto di Aria Sottile nel film non c’è. Almeno in alcuni passaggi chiave. A darne conferma di ciò è proprio Krakauer che ha “bocciato” il film definendolo una “bufala totale”. Aggiungendo al Los Angeles Times: “Chiunque vada a vedere il film e voglia un resoconto veritiero, dovrebbe leggere Aria sottile”. Krakauer, in particolare, ha criticato una sequenza in cui si mostra come si fosse rifiutato di tornare indietro per provare ad aiutare Rob Hall a causa delle sue precarie condizioni fisiche: “Non ho mai avuto quella conversazione. La guida russa Anatoli Boukreev è andata in diverse tende e nemmeno gli sherpa potevano uscire. Non sto dicendo che io avrei potuto o lo avrei fatto. Quello che dico è che nessuno è venuto nella mia tenda e mi ha chiesto qualcosa”.

 

Immediata la replica del regista. Che innanzitutto ha precisato che ha cercato di avere una visione imparziale sui tragici avvenimenti di allora. E, dicendo, in pratica, di aver preso varie fonti per mettere su il film compresi tutti i contatti radio avvenuti al campo base.

 

bukreev

 

In effetti, vedendo il film la figura della guida-alpinista Anatoli Bukreev non ne esce male, così male come in Aria Sottile. Krakauer accusò Bukreev di aver abbandonato i clienti allo sbaraglio e di essere colpevole del dramma. Bukreev, uomo silenzioso e molto apprezzato nell’ambiente alpinistico di allora e di oggi, cercò di difendersi scrivendo un libro, con la sua versione dei fatti ed in più, da quanto si sa, cercò un incontro chiarificatore con l’americano, che gli si negò sempre. Poi, l’anno successivo la scomparsa del kazako sull’Annapurna (morì sotto una valanga) impedì ogni possibilità di conclusione della polemica.

Oggi, con l’uscita del film Everest, si riapre la querelle.

 

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