Il Monte Grappa è la 20^ Riserva italiana Mab Unesco

Ritenuto un "ponte bio-ecologico" tra la pianura padana e l'arco alpino sud orientale. Le altre Riserve...

Il Monte Grappa è la ventesima riserva della biosfera italiana Mab Unesco. La decisione e’ stata presa dal Consiglio internazionale Mab Unesco, che ha accolto positivamente anche l’estensione della riserva Mab Appennino Tosco-Emiliano. Salgono così a 20 le Riserve della biosfera italiane riconosciute nel mondo.

Un negoziato lungo per il Grappa, durato 2 anni.

Il Governatore Zaia Il Monte Grappa e tutto il Veneto hanno ricevuto un riconoscimento prestigioso che premia le qualità del territorio nella relazione tra uomo e natura, confermando come, qui e in tutta la regione, il rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema vada di pari passo ed in coerenza con lo sviluppo dell’attività umana. Ancora una volta il Veneto è in prima fila con le sue eccellenze alle quali si aggiunge un altro prestigioso riconoscimento da parte dell’Unesco per una parte di territorio veneto che racchiude bellezza, storia, unicità, sostenibilità.

 

Il negoziato di questi anni è stato condotto dal professor Pier Luigi Petrillo, presidente del comitato tecnico nazionale Mab Unesco.
Per i valutatori, la nuova Riserva Mab Monte Grappa rappresenta un “ponte bio-ecologico” tra la pianura padana e l’arco alpino sud orientale, punto di unione-divisione e, quindi, di equilibrio e scambio tra climi, ecosistemi, culture ed economie.

Le altre riserve Mab Unesco italiane

MAB, nato nel 1971, è un programma scientifico intergovernativo per promuovere su base scientifica un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello Sviluppo Sostenibile.

Le Riserve italiane iscritte alla Rete Mondiale MAB: Collemeluccio-Montedimezzo Alto Molise (1977), Circeo (1977), Miramare (1979), Cilento e Vallo di Diano (1997), Somma Vesuvio e Miglio D’Oro (1977),Ticino, Val Grande Verbano (2002, estesa nel 2018), Isole di Toscana (2003), Selve Costiere di Toscana(2004), Area della Biosfera del Monviso(2013, con la Francia dal 2014), Sila (2014), Delta del Po (2015), Alpi Ledrensi e Judicaria (2015), Collina Po (2016), Tepilora, Rio Posada e Montalbo (2017), Valle Camonica – Alto Sebino (2018), Monte Peglia (2018), Alpi Giulie (2019), Po Grande (2019), Monte Grappa (2021), Appennino Tosco-Emiliano (2015 – estesa nel 2021).

Monte Grappa, Tosco-Emiliano e Mab

Il Monte Grappa, un’area localizzata nelle Prealpi Venete, con una superficie di 66.067 ettari, che comprende il territorio di 25 Comuni appartenenti alle Provincie di Belluno, Treviso e Vicenza. L’area include il massiccio del Montegrappa e le aree pedemontane che lo circondano, e a sud le colline e l’alta pianura che lo collegano con la Pianura Padana. A est e ovest i fiumi Piave e Brenta ne segnano il confine, distinguendo i territori connessi ad altri massicci della fascia prealpina veneta. La candidatura rappresenta per le comunità locali uno strumento importante per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e per favorire un benessere diffuso grazie all’applicazione dell’economia circolare, dell’economia verde e della responsabilità sociale nelle imprese in ogni settore.

Il Consiglio Internazionale di Coordinamento del Programma MAB ha inoltre deciso l’estensione dell’area della Riserva MAB, già esistente dal giugno 2015, dell’Appennino Tosco-Emiliano che raggiunge così i 498.613 ettari, con un incremento di 275.384 ettari rispetto a sei anni fa, comprendendo i territori di 80 Comuni, di cui 46 nuovi, nelle province di Modena, Parma, Reggio Emilia, Lucca, Massa Carrara e La Spezia. L’area della riserva include il territorio montano-appenninico che copre il punto focale della peculiare frontiera climatica euro-mediterranea, ovvero il tratto in cui sul crinale corre il confine geografico e climatico tra Europa continentale ed Europa mediterranea.

Il processo di estensione della Riserva era stato intrapreso per incoraggiare la presa di coscienza e lo sviluppo culturale delle popolazioni lì residenti, in modo da permettere alle comunità locali di riconoscere il valore dei servizi degli ecosistemi presenti, di cui loro sono i primi e più diretti beneficiari. Lo scopo è di investire nel motivare, istruire le persone, in particolare i giovani, con l’obiettivo di spingerli a restare sul territorio, ma anche di fornire loro maggiori opportunità grazie a circuiti culturali, educativi ed economici più ampi, che potrebbero fare da volano per investimenti nella conservazione e nello sviluppo degli ecosistemi insiti nella Riserva.

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