INTERVISTA/Reinhold Messner: La velocità non è il futuro dell’alpinismo

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Ultimamente sull’Everest un concerto-party di musica dance ed elettronica con tanto di dj, la celebrazione di un matrimonio, ladri di tende in azione, mai tante persone che vogliono salire in vetta. L’alpinismo è un lato importante per l’economia di quei Paesi, ma si può dire che si va verso una forma di colonizzazione di quella cultura? Possiamo asserire che i modi di vita comuni, con vizi e virtù, sono arrivati anche sui ghiacciai perenni?

L’alpinismo sull’Everest sta diventando sempre più turismo. L’alpinismo tradizionale è tutt’altra cosa.

La morte dello svizzero Ueli Steck ha lasciato tutti sgomenti. Al di là del progetto (dichiarato o meno) che aveva in mente, Steck ha fatto scuola nel mondo dell’alpinismo. Pensa che la velocità sia il futuro dell’alpinismo o, in antitesi o di pari passo, ci sono altre direttrici da poter seguire?

La velocità non è il futuro dell’alpinismo, ma una base per un alpinismo alla dimensione di Steck.

Still Alive, Messner il regista. Quando e perché è scattata la sua passione per il cinema?

Io sono solo uno storyteller, racconto la montagna usando il cinema e mi fa grande gioia far rivivere la tensione uomo/montagna sul grande schermo. 

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