La bellezza di un eremo racconta la voce del silenzio

Tra le aspre rupi e le valli d’or: la suggestività architettonica di una roccia che fa da voce narrante alla magistralità ed ingegno umano

La Natura è da sempre stata considerata madre generatrice di ogni cosa. Dalla flora alla fauna, fino agli esseri viventi: ogni cosa la richiama, soprattutto il come viverla.
È proprio sulle fondamenta di questa vita altra ed alta, che ci si avventura in un c’era una volta narrante storie di uomini – monaci ed eremiti – che vi si rifugiavano per ritrovarsi, e ritrovare quel senso di mistica appartenenza alla Madre terrena.
Durante il Cristianesimo infatti, nel periodo di papa Celestino V,  i monaci cristiani decidevano di auto escludersi dalla socialità per ritirarsi tra “le aspre rupi” montane.
Tutto era parte di un tutto e, per avvalorare questa “connessione corpo-anima” che si sceglievano questi luoghi lontani, quasi dimenticati dal resto del mondo.
Questo status quo così impattante sulle loro esistenze, veniva vissuto come una vera e propria forma di purificazione.
È attraverso questa riconnessione così totalizzante con la Madre generatrice (la Natura), che si carpiva quella che era considerata una vera e propria ascesi spirituale.
Così come il corpo è l’eremo dello spirito, allo stesso modo le montagne lo sono per ospitare questi luoghi di culto.
Parola di origine greca che significa deserto, l’eremo nasceva nei primi secoli del Cristianesimo quando i monaci, per riconnettersi con loro stessi nelle alte stanze del silenzio, si ritiravano in preghiera nei deserti siriani, palestinesi, egiziani.
Naturalmente nel mondo ce ne sono di tanti, ma ci limiteremo a definire le appartenenze fisiche e geografiche di questi spazi, limitatamente al nostro mirabolante paese.
Imperanti di grande significazione spirituale e paesaggistica, ognuna di queste bellezze era specchio riflesso del paeaggio che li ospitava.

Tra gli eremi più affascinanti

  • Il cenobio rupestre di Santo Spirito per esempio, è il più affascinante e grande di tutta la Maiella. Nel 1586 gli venne dato l’appellativo di Badia, pur avendo subito non poche trasformazioni. Al suo interno assai suggestiva è la scala Santa che conduce direttamente all’oratorio di Santa Maria Maddalena. Segue poi la Chiesa, la foresteria e le cellette, ospitanti gli eremiti. 
  • Non uscendo ancora dall’Abruzzo, l’eremo di San Bartolomeo in Legio oltre ad essere tra i più affascinanti  – è costruito sotto una rupe di roccia – è tappa del cammino di Celestino.
  • Se ci spostiamo più a nord, tra appigli ed appoggi, a picco su uno strapiombo che affaccia sul Lago Maggiore, c’è il meraviglioso eremo di Santa Caterina del Sasso. Il cui scenario lascia tutti col fiato sospeso.
  • Altro eremo interamente costruito sull’orrido che affaccia al fiume Leno è quello di San Colombiano. Abitato dal 753, questo cenobio racconta la storia di Colombano, nobile cavaliere che uccise il drago che provocava la morte di bambini battezzati nelle acque del torrente.
  • Sul Gargano invece, in località Monte Sant’Angelo, tra ripidi quanto affascinanti strapiombi si trova l’abbazia di Santa Maria di Pulsano, intorno alla quale sono dislocati numerosi eremi, alcuni davvero difficili da raggiungere.

Al di là del dove, oltre il perché, guardando soltanto dentro se: è nel silenzio di parole taciute che si rinvigorisce il corpo, si rigenera l’anima.

E una tra le più alte forme come del come, ce le insegna sempre lei, Madre Natura. 

Ilia Ciuffetta

 

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