La conoscenza della medicina d’altitudine salva la vita

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“Per me e per molti altri, si realizza un sogno”, dice il dottor Luigi Festi, Presidente della Commissione Centrale Medica del CAI. Davanti a lui 100 tra i più rinomati medici ed esperti di montagna. “Ho sempre desideratoriunire qui a Bressanone all’IMS i massimi esperti per rendere la medicina d’alta quota più comprensibile a tutti”, afferma Festi.

Per tre giorni all’IMS Medicine Campsi è discusso, sperimentato e trasmesso i nuovi risultati. La tendenza e gli sviluppi danno ragione e Festi. Sia la società italiana sia quella austriaca per la medicina di montagna e di alta quota riferiscono di seminari e di corsi di formazioni pieni. Le cooperazioni sono importanti per sviluppare il potenziale. Ogni nuova conoscenza può salvare vite e prevenire pericoli.

Il mal di montagna non è un problema solo nell‘Himalaya. A volte bastano anche solo2.500 metri di altitudine. La prestazione di una persona diminuisce improvvisamente in quota. La ragione di questo è il cambiamento della pressione dell’aria e del contenuto di ossigeno. Entrambi causano un cambiamento di frequenza cardiaca e del flusso sanguigno nel proprio corpo. Per salire sani e sicuri, è quindi importanteprendere tempo per acclimatarsi.

La ricerca ha dimostrato che il rischio di malattia diminuisce più che della metà quando la gente trascorre sei giorni a 2.000 metri. Gli alpinisti dovrebbero anche fare attenzione a non salire più di 500 metri al giorno. Gli esperti al Medicine Camp concordano sul fatto che se si notano sintomi come mal di testa, nausea, perdita di appetito e insonnia, si dovrebbe agire al più presto e scendere a valle.

Sul palco del festival hanno inoltre presentato numerose innovazioni. Oltre alle innovazioni tecniche e ai metodi di ricerca migliori, ad esempio, c’è un progetto chiamatoe-Rés@mont che consente agli utenti di comunicare direttamente i propri sintomi online e poi entrare in contatto con un medico alpino. Anche quelli che non hanno la possibilità di scendere direttamente, ad esempio, possono utilizzare tende d’aria speciali in cui l’aria può essere modificata.

È anche importante avere un’attenzione per la propria condizione di salute. Chi ha sofferto di una malattia dei polmoni o di cuore, dovrebbe prestare particolare attenzione ai segnali del proprio corpo. Molti alpinisti sarebbero in pericolo di vita, perché non ammettono il mal di montagna. È importante comprendere che si è malati e di dover scendere. In caso di negligenza, sorgono dei problemi rischiando di avere edemi polmonari e celebrali con danni permanenti sulla propria salute. Ora esistono farmaci che riducono la probabilità di malattie ad alta quota. In definitiva, tuttavia, il tempo e l’abitudine del corpo sono importanti per riconoscere quanto e come il corpo reagisca all’alta quota.

All’IMS Medicine Camp esperti di fama mondiale hanno trasmesso le proprie conoscenze. Tra i partecipanti c’erano personalità quali Erik R. Swenson, Andrew M. Luks, Peter Hackett, Marco Maggiorini, Paul Robach, Dr. Gabriel Putzer, Dr. Guido Giardini, Martin Faulhaber, Dr. med. univ. Simon Woyke, Raffaele Brustia, Hannes Gatterer, Peter Bärtsch, Jean-Paul Richalet e Giacomo Strapazzon.

Per il dott. Festi e i partecipanti alla fine si sono presentate ulteriori domande e sfide di ricerca. Proprio come oggi, la medicina di alta quota continuerà ad essere un sostegno importante nella medicina di montagna. Poi, come tutti sperano, ancor più amici della montagna conosceranno le basi per agire meglio in caso di dubbio e salvare vite umane.

International Mountain Summit

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