Mai tanti interventi di soccorso in montagna: più di 10mila nel 2019

Bilancio: 6.190 feriti, 3.376 illesi. I morti sono 446. Il presidente nazionale Dellantonio: È frutto di una più intensa frequentazione delle montagne italiane, caratterizzata anche da un’estate particolarmente mite. Siamo un riferimento per la sicurezza di tante persone, stiamo investendo in personale e formazione.

Mai così tanti interventi di soccorso: più di 10mila in un anno. Per il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico il 2019 si chiude con un significativo balzo in avanti dell’attività di soccorso rispetto all’anno precedente, passando da 9.554 a 10.234 interventi (+7,1%). Un incremento piuttosto consistente che ha fatto superare per la prima volta nella storia del CNSAS la quota psicologica di 10mila missioni.

“E’ frutto di una più intensa frequentazione delle montagne italiane, caratterizzata anche da un’estate particolarmente mite – ci tiene subito a spiegare Maurizio Dellantonio, il presidente nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico -. Ma questi dati dimostrano anche che la nostra rete di stazioni di soccorso (242 stazioni alpine, 27 speleologiche) è sempre più attiva sull’intero territorio del Paese e che il nostro Corpo, anno dopo anno, cresce in numeri, professionalità e riconoscimento da parte di istituzioni e cittadini”.

I numeri delle missioni

Le missioni del CNSAS, nel 2019, si sono svolte per il 75% in terreno montano, impervio e ostile. Gran parte delle richieste di soccorso hanno riguardato persone ferite, ma ci sono stati anche 950 ricerche di persone disperse, 280 casi classificabili come interventi di Protezione civile, 164 incidenti stradali che hanno richiesto l’intervento del Soccorso Alpino e Speleologico, 42 valanghe, 30 soccorsi in forra, 10 nelle grotte e 2 interventi per l’evacuazione di impianti a fune. Le false chiamate sono state 117.

Complessivamente nel 2019 sono stati impiegati 41.666 soccorritori, distribuiti in 28.458 giornate/uomo, per un totale di 187.504 ore di effettivo utilizzo

Le persone tratte in salvo: 6.190 feriti, 3.376 illesi. I morti sono 446

Nel 2019 le persone tratte in salvo dal CNSAS sono state 10.073. Fra queste 3.376, pari al 33,5%, sono stati gli illesi. I feriti hanno raggiunto la quota di 6.190 unità (61,4%), suddivisi in feriti leggeri (4.501, 44,7%), feriti gravi (1.425, 14,1%), feriti con compromesse le funzioni vitali, cioè in imminente pericolo di vita, (264, 4,4%). Ferma allo 0,6% la percentuale dei dispersi non recuperati, mentre si registra un leggero calo dei morti in montagna, passati dal 458 nel 2018 a 446 nel 2019 (il 4,4% del totale)

L’attività al momento della richiesta di soccorso

Fra le attività delle persone che hanno richiesto soccorso al CNSAS nel 2019, la più coinvolta è l’escursionismo con 4.415 casi (43,8% del totale), seguito dallo sci alpino e nordico, con 1.602 operazioni di soccorso. Seguono l’alpinismo con 613 soccorsi, mountain bike con 571, ricerca funghi (504), scialpinismo (316). 10 le richieste di aiuto dalle profondità di grotte e cavità ipogee. Infine una serie di attività molto varie, numericamente più frammentate, ma che danno bene l’idea di come il CNSAS svolga il proprio ruolo a 360° nel variegato mondo montano: dal lavoro negli alpeggi, al parapendio, base jumping, e altro.

La nazionalità

Nel 77% dei casi (7.761) si è trattato di infortunati italiani, nel 709 (7%) di nazionalità tedesca. 227 i francesi (2,3%), 99 gli austriaci (1%), 51 gli svizzeri (0,5%), 884 pari all’8,8% appartenenti ad altri paesi dell’Unione Europea e il restante 3,4% a nazioni extracomunitarie.

Le cause degli incidenti

Al primo posto fra le cause degli incidenti in montagna restano le cadute e le scivolate (4.653 casi, il 46,2% del totale). Segue poi l’incapacità a continuare il percorso (2.630 casi, il 26,1%) che comprende oltre all’incapacità di proseguire o di tornare sui propri passi, il ritardo, la perdita dell’orientamento e lo sfinimento. Seguono i malori (1.239 richieste di soccorso, 12,3%) un dato in costante crescita in rapporto anche con l’invecchiamento della popolazione del nostro Paese.

Le missioni con l’elicottero

Gli elicotteri delle basi regionali di elisoccorso del Sistema Sanitario Nazionale sono stati presenti in 3.169 operazioni di soccorso. Precedono i mezzi aerei della Protezione Civile, 1217 missioni, concentrate soprattutto in Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia.

Seguono poi i soccorsi del CNSAS portati a termine con mezzi di ditte private (70 complessivi), dell’Aiut Alpin Dolomites per la zona dell’Alto Adige, e quelli appartenenti ad Enti e Amministrazioni dello Stato quali: Vigili del Fuoco 137, Polizia 20, SAR dell’Aeronautica Militare 14, Guardia di Finanza 14, Arma dei Carabinieri 7 ed Esercito Italiano 2.

Il periodo dell’anno con maggiori interventi

La suddivisione mensile delle missioni di soccorso conferma la consueta fotografia con i mesi estivi di giugno, luglio, agosto e settembre che assieme toccano la percentuale del 51,2% con l’altro picco, seppur ben distanziato di dicembre, gennaio e febbraio (23,3%) e nel mezzo le così dette mezze stagioni, autunnali e primaverili con il minimo assoluto per il mese di novembre, con 321 casi.

I soci CAI

I soci del Club Alpino Italiano a cui si è prestato soccorso sono 356 pari al 3,5%, mentre gli uomini sono 7.018 (69,7%) e le donne 3.055 (30,3%).

L’analisi del Presidente Nazionale del CNSAS

Vediamo crescere le richieste di soccorso al nostro Corpo –dichiara Maurizio Dellantonio, il presidente nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico -. Per il secondo anno consecutivo i nostri interventi superano per numero ogni altra annualità della nostra storia precedente. La montagna italiana è tornata ad essere una delle mete più ambite da turisti e appassionati, anche internazionali. Anche gli sport all’aria aperta stanno vivendo una crescita senza pari. Tutti fattori che aumentano il numero generale delle persone a rischio incidente e che richiedono sempre più spesso il nostro intervento. Per questo stiamo potenziando la nostra rete di stazioni di soccorso, aumentando il numero dei nostri effettivi, e stiamo anche investendo molto sulla formazione dei nostri tecnici di Soccorso Alpino e Speleologico, che già oggi sono considerati fra i più preparati a livello internazionale. Abbiamo ottimi rapporti, con convenzioni e protocolli, con le principali Forze Armate, di Polizia e di soccorso civile, con le quali collaboriamo in numerose situazioni. Anche le istituzioni del Paese riconoscono nel Soccorso Alpino e Speleologico italiano un esempio virtuoso per abnegazione e cultura della sicurezza: anche a loro il nostro ringraziamento.

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