Marco Zaffaroni sull’Everest, spedizione leggera e senza ossigeno

Il 53enne alpinista milanese ha due ottomila alle spalle. In Nepal sta realizzando un presidio medico nel Dolpo. Sull’Everest sarà accompagnato da Roberto Boscato ed un solo sherpa

marco zaffaroni everest

 

L’alpinista milanese Marco Zaffaroni  torna sull’Himalaya. Domani parte alla volta dell’Everest. Il 53enne, nato e cresciuto nel nord milanese e a capo di una piccola azienda, ha una grande passione: l’Himalaya. Questa, infatti, non è la prima esperienza sul tetto del mondo, e ha già due ottomila conquistati: il Shisha Pangma  (8.027 metri) nel 2005, e il Cho Oyu  (8.201 metri) nel 2009, oltre ad altre 9 partecipazioni a spedizioni himalayane.

 

La spedizione  «Sarà una spedizione molto “leggera” e non commerciale, dove tenterò la salita alla vetta più alta del pianeta accompagnato dall’amico Roberto Boscato ed assistito da un solo sherpa e senza ossigeno – commenta Zaffaroni – non prima però di aver fatto visita all’ospedale di Kalika. Partirò da Milano il primo aprile per Kathmandu e visiterò l’ospedale di Kalika per il mio consueto sopralluogo annuo – sottolinea Zaffaroni – per poi ritornare nella capitale e da lì prendere un volo per Lukla, da dove iniziare la salita al campo base dell’Everest. Per favorire l’acclimatamento e prepararsi alla salita, Zaffaroni e Boscato saliranno la vetta dell’Island Peak, la cima di 6.189 metri  (salita la scorsa settimana per due volte da Simone Moro e Tamara Lunger, i quali hanno aperta anche una nuova via) che molti alpinisti himalayani utilizzano per rifinire la preparazione prima dell’attacco agli 8.848 dell’Everest.

 

Il presidio medico Non solo Everest. Da alcuni anni, infatti, Marco Zaffaroni è attivamente impegnato nella costruzione di un presidio medico nel Dolpo, una provincia nel nord-ovest del Nepal, tra le più povere del Paese. “Se l’alimentazione non è il primo dei problemi in questo Paese – dice – la vera emergenza è costituita dalla carenza sanitaria che colpisce soprattutto donne e bambini. In tutta la regione, infatti, non vi era alcun presidio sanitario. Di  conseguenza il 90% dei parti avviene in casa e la percentuale di madri che muoiono mettendo alla luce il proprio figlio è del 3%, mentre la mortalità infantile raggiunge il 50% nel primo anno di vita. Manca agli abitanti la consapevolezza delle potenzialità mediche, per via della scarsa istruzione e dell’isolamento della regione”.

 

Nel ricordo di un amico «Dalle montagne himalayane abbiamo ricevuto molto e ci è parso giusto lasciare qualcosa di nostro che fosse concreto e tangibile e che andasse a vantaggio delle regioni che in questi anni tanto ci hanno dato». Così Marco e Mario Merelli l’alpinista bergamasco scomparso nel 2012, a cui Marco ha fatto da compagno di corda negli ultimi anni di carriera, spiegavano la loro scelta d’abbracciare questo progetto ardito come un quindicesimo 8000.

 

Seven Summits La conquista dell’Everest rappresenta per Marco un ulteriore passo nel percorso delle Seven Summits, le sette montagne più alte per ogni blocco continentale: dopo essere salito sull’Aconcagua  (6.962 m.) per l’America del sud, sul Kilimanjaro (5.895 m) in Africa, sul massiccio del Vinson (4.892 m) in Antartide, sull’Elbrus (5.642 m) in Europa e sul McKinley (6.194 m) per l’America del nord, ora mancano le vette del Piramide Carstensz (4.884 m) in Oceania e naturalmente il tetto del mondo, l’Everest per il continente asiatico.

 

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