Monte Rosa, al posto del mare di ghiaccio un deserto di sassi e rocce

La Carovana dei ghiacciai di Legambiente ha osservato forti regressioni

Ghiacciai Monte Rosa. La Carovana di Legambiente ha fatto tappa qui e i risultati non sono per niente positivi. Osservate ovunque forti regressioni del fronte glaciale con consistente aumento degli affioramenti di substrato roccioso e frammentazione della superficie dei ghiacciai.

Legambiente Al posto del mare di ghiaccio ora c’è un deserto di sassi e rocce. La degradazione del permafrost dà origine a frequenti crolli e distacchi di massi e detriti su vie alpinistiche e sentieri che nel passato gli alpinisti consideravano sicuri.

 

Il monitoraggio

Una generale regressione della fronte glaciale con un consistente aumento degli affioramenti del substrato roccioso. E’ questo, in estrema sintesi, il risultato del monitoraggio effettuato nella seconda tappa della Carovana dei Ghiacciai su cinque  ghiacciai del gruppo del Monte Rosa: Indren, Bors, Locce, Piode e Sesia-Vigne. Di questi ghiacciai, uno, l’Indren, si trova sul versante aostano mentre gli altri quattro su quello valsesiano.

I risultati del monitoraggio sono stati presentati qualche giorno fa ad Alagna (VC), nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Roberto Veggi, Sindaco di Alagna, Vanda Bonardo, Responsabile Alpi Legambiente, Marco Giardino, Segretario Comitato Glaciologico Italiano, Angelo Porta, Vicepresidente Legambiente Piemonte Valle d’Aosta ed Paolo Ferrari, Presidente Parco naturale dell’Alta Val Sesia e dell’Alta Val Strona.

Il panorama che si offre in particolare  nell’area dei ghiacciai Indren e Bors è irriconoscibile rispetto ad alcune decine di anni fa – dichiara Vanda Bonardo, Responsabile Alpi Legambiente -.  Al posto del mare di ghiaccio ora c’è un deserto di sassi e rocce, più simile ad un paesaggio marziano. Un ambiente, quello roccioso  che si va configurando, anch’esso interessante dal punto di vista scientifico se non fosse per qualche eccesso di presenza antropica. Infatti – continua Bonardo –  la zona è molto frequentata da turisti più o meno esperti e non sempre consapevoli di quel che sta accadendo. Un problema legato al cambiamento climatico di cui dovrebbero avere contezza coloro che frequentano le alte quote è anche quello della degradazione del permafrost che non essendo più perennemente ghiacciato dà origine a frequenti crolli e distacchi di massi e detriti su sentieri che nel passato gli alpinisti consideravano sicuri. Ad  esempio la via che attraverso il ghiacciaio di Indren porta ai rifugi Mantova e Gnifetti che è stata più volte ritracciata per diminuirne la pericolosità legata alla diminuizione della massa glaciale e alla instabilità gravitativa della sovrastante parte rocciosa.

 

I ghiacciai del Monte Rosa

Il primo ghiacciaio ad esser stato oggetto del monitoraggio della Carovana è stato quello di Indren. Un ghiacciaio montano la cui alimentazione sul pendio si realizza attraverso precipitazioni dirette o valanghe.

La sua esposizione verso sud-ovest ha determinato una grande variabilità della fronte. Attualmente le due creste che lo delimitano lungo le pendici della Piramide Vincent dimostrano di soffrire del riscaldamento climatico con effetti di rapida deglaciazione e destabilizzazione gravitativa. Le osservazioni sono state  effettuate presso la stazione  fotografica del Corno del Camoscio  (quota 3024 m slm), sovrastante l’Istituto Scientifico Angelo Mosso. Sono state confrontate le posizioni  della fronte rilevate dalle fotografie storiche del 1915 (foto Umberto Monterin) fino al 2012 (foto Paolo Piccini) con la posizione attuale dimostrando il costante regresso con una forte accelerazione negli ultimi decenni. Sullo stesso ghiacciaio mentre il gruppo escursionistico della Carovana confrontava le immagini storiche con l’attuale configurazione glaciale in panoramica, gli operatori del Comitato Glaciologico Italiano  (CGI) in contemporanea hanno svolto un sopralluogo diretto.

 

 

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Il ghiacciaio però non è più risultato percorribile come un tempo,  poiché completamente crepacciato  e per effettuare i rilievi  si è reso necessario  transitare da un fianco. Rispetto al passato, dall’osservazione effettuata il ghiacciaio è risultato solcato da numerosi crepacci,  variamente orientati rispetto ai crepacci longitudinali e trasversali.

Una situazione che  indica una dinamicità ancora presente della massa glaciale ma anche una sua profonda sofferenza. Non si sono potute effettuare le misurazioni frontali come d’abitudine a causa della presenza di un lago proglaciale che si è formato negli ultimi anni e che rende di fatto inaccessibile la linea di fronte.

Quest’anno, inoltre la posizione della fronte è ulteriormente mascherata da una copertura nevosa residuale in conseguenza degli eventi valanghivi della stagione invernale. Questi apporti, se da un lato possono contribuire a conservare il ghiaccio del settore frontale, dall’altro rappresentano una situazione fortemente anomala: in alto la copertura nevosa è assente, mentre, in basso, grazie all’azione delle valanghe la copertura nevosa resiste. Esattamente un ribaltamento del normale comportamento di un ghiacciaio in cui il settore maggiormente alimentato è posto a monte nel cosiddetto bacino di accumulo.

Nella tappa del Monte Rosa – dichiara Marco Giardino, Segretario Comitato Glaciologico Italiano – abbiamo associato osservazioni panoramiche a rilievi in situ sul ghiacciaio. Un connubio essenziale per interpretare sia l’evoluzione areale sia la dinamica  glaciale locale. Riguardo a questo secondo tipo di monitoraggio il dato fornitoci dagli operatori glaciologici è incontrovertibile: il regresso delle fronti negli ultimi anni è sempre più rapido ed è accompagnato da un cambiamento nel modo di comportarsi delle masse glaciali visitate. Il proliferare di crepacci variamente orientati e di sempre più ampie finestre rocciose dimostra l’insufficiente accumulo per garantire la funzionalità del ghiacciaio. Gli accumuli nevosi che mascherano le fronti sono purtroppo solo effimeri segnali della posizione frontale, generati da accumuli valanghivi e non  da un avanzamento frontale della massa glaciale.

 

Il ghiacciaio di Bors è risultato essere in forte sofferenza, con una buona porzione di ghiaccio già esposto ovvero privo della copertura nevosa invernale che lo protegge dalla fusione. Questa tendenza è stata confermata sia attraverso il confronto con le immagini più antiche (fine Ottocento fratelli Gugliermina) sia con  la sequenza di immagini dell’ultimo ventennio (foto Piccini).

L’esposizione a sud ovviamente non favorisce la conservazione della massa glaciale in un periodo di riscaldamento climatico e la continua apertura di numerose finestre rocciose contribuisce ulteriormente ad accelerare la degradazione. Il sopralluogo diretto effettuato dagli operatori del Comitato Glaciologico Italiano (CGI) ha confermato il costante regresso frontale in atto da decenni. In particolare nella zona laterale destra si è registrato l’abbandono della copertura del ghiacciaio in cui era presente da sempre un segnale di misura.

Per questo è stato posizionato un nuovo segnale con allineamento nord-sud denominato PT 20 in posizione prossima alla fronte nella zona centrale a circa 3200 metri di quota. Le osservazioni sul ghiacciaio hanno confermato  un consistente aumento degli affioramenti rocciosi a quote elevate  (3650 m slm circa) fino alla zona di accumulo, ovvero la zona dove la neve dovrebbe conservasi tutto l’anno, trasformarsi in ghiaccio e così alimentare il ghiacciaio.

Il ghiacciaio Locce sud, anch’esso oggetto del monitoraggio, ormai ha poco ghiaccio e questo  è testimoniato dalla modesta quantità di acque del torrente proglaciale se confrontato con quelli provenienti dai ghiacciai Piode e Sesia-Vigne.

Piode, il ghiacciaio più esteso dei ghiacciai valsesiani, si divide nella parte  frontale in due distinte colate che appaiono sempre più appiattite e annerite dal detrito. Nel 2013  una delle due colate si è separata dalla massa centrale diventando una porzione di ghiaccio morto che poi si è disintegrato.

La denominazione del ghiacciaio Sesia-Vigne, osservato in questa seconda tappa della carovana dei Ghiacciai di Legambiente, può apparire curiosa per la doppia attribuzione ma è spiegabile per il fatto che esistono due bacini di accumulo coalescenti che verso il basso formano a loro volta altre due colate che si ricongiungono frontalmente. Proprio nel settore frontale sono state osservate sia in panoramica che su posto le maggiori criticità per la sopravvivenza  della massa glaciale. La seraccata comune del ghiacciaio Sesia-Vigne ha da sempre determinato problemi per i rilevatori  e tuttora ha evidenziato un regresso lineare  della fronte superiore ai 20 metri annui anche se  talvolta mascherato da accumuli nevosi.

Il Saluto al ghiacciaio

Durante la tappa sul Monte Rosa, è stato organizzato anche il “Saluto al ghiacciaio”, un momento di riflessione sul silenzioso e prezioso lavoro che svolgono i ghiacciai, accompagnato dalle musiche a cura del gruppo Sax Young. Inoltre sono state organizzate delle escursioni e delle visite guidate. La Carovana dei Ghiacciai di Legambiente ringrazia le Funivie MonteRosa 2000, la Camerata Ducale e il Viotti Festival di Vercelli e l’Amministrazione di Alagna.

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