Nanga Parbat, con Hervé Barmasse sulla parete Rupal

Barmasse racconta fatti, pensieri e stati d'animo dopo 4 giorni in parete. Lui e Gottler hanno raggiunto i 6.200 mt

Hervé Barmasse racconta come sta andando sulla parete Rupal (Nanga Parbat). Lui e Gottler hanno raggiunto i 6.200 metri di altitudine.

Hervé Barmasse Abbiamo passato 4 giorni stupendi su questa parete magnifica (nonostante una nottataccia.) Ma andiamo con ordine… Finiamo pranzo e ci incamminano verso quello che chiamano campo uno. Lo zaino pesa 10 kg senza il litro dì bevanda isotonica e peserebbe meno ma sinceramente a un po’ dì musica non so rinunciare. Porto con me telefono e batteria che sono un lusso pesante in quota dove, 100 grammi, fanno la differenza. Per nostra fortuna la neve porta abbastanza (si sprofonda poco) e dopo 3 ore arriviamo a 5000 metri dove montiamo la tenda. Prima di addormentarmi ascolto Cosmic Dancer di Nick Cave. Il mattino seguente la giornata è splendida ma prima di muoverci, aspettiamo il sole che ci scaldi… a colazione propongo a David Colpa di Alfredo. Apprezzerà Vasco? Verso le 9 iniziamo a salire a buon ritmo e in breve tempo raggiungiamo 5600 metri di quota dove la parete si impenna si entra in un canale e si percorre un lungo tratto di misto. Qui sono concentrate le difficoltà di questa via. Le condizioni cambiano. O ghiaccio talmente duro che picche e ramponi faticano a far presa… o neve come zucchero sino alla vita. Inevitabilmente la nostra marcia rallenta. Poco importa… il panorama che gustiamo merita il tempo di esser contemplato. Ci diamo il cambio da primi di cordata e dopo un ultimo faticoso tiro e in poco più di 5 ore raggiungiamo la cresta. David passa davanti e su una lastra di vetro raggiunge quello che chiamiano campo 2. Montiamo la nostra tenda sul crinale. Quassù è stupendo penso!!! Il sole si nasconde all’orizzonte. La temperatura lambisce i meno 30 gradi. Felice guardo verso l’alto il colle Mazeno. Domani sarebbe bello arrivare sin li… penso a voce alta. Ma quel domani sognato e atteso il giorno seguente si veste di grigio e nuvole. Il mattino nevischia e c’è poca visibilità. Siamo bloccati ma perché non possiamo salire oltre. Che peccato! Ci fermeremo quassù per passare un’altra notte in quota che male non fa e domani decideremo cosa fare… bello si va avanti, brutto si scende… convengo con David.
Il termine bloccati fa paura. Sopratutto per chi legge da casa. Ma come tutte le parole anche questa può essere interpretata. Bloccato significa non muoversi, ma nel nostro caso verso l’alto. Verso ciò che ambiamo e che vorremmo raggiungere. È così che è iniziata la giornata a 6200. Con una riflessione guardando le nuvole che coprivano la vetta del Nanga Parbat in uno spazio ridotto di pochi centimetri dove decidiamo di fermarci perché siamo alpinisti che puntano a 8000 metri e stare in quota aiuta ad acclimatarci. Ma come si passa una giornata in poco più di due metri quadrati. Per fortuna avevo con me il telefono e la musica. La musica aiuta, motiva, rasserena fa riflettere e soprattutto ti estrania da quello spazio ridicolo per farti volare e viaggiare. Poi ovvio, il nostro mestiere insegna l’arte della pazienza, la calma e non sentire pressione là dove altri si sentirebbero fuori luogo; soprattutto fuori dalla propria zona di comfort. Forse l’unica cosa a cui non ti abitui mai sono le posizioni scomode e ripetitive che puoi assumere in una tenda così piccola… ma come dico sempre, e poi non lo faccio mai, appena rientro a casa inizio a fare Yoga. Cala il sole, il vento inizia ad aumentare. Le raffiche si fanno più forti e il freddo più intenso. Alle 18 prepariamo la cena… ciò significa più di un’ora di fornello e per errore la mia è una mezza porzione visto che ho calcolato male la razione. 10 cucchiai di zuppa e senza aver pranzato non sono un granché. Mi consolo con il dolce: la barretta naturale al cacao. Infine riprendiamo la prima delle nostre tre posizioni per cercare di dormire. Di lato, destro o sinistro. O fissando il soffitto della tenda. Ma come si fa a dormire se è tutto il giorno che non ti muovi? E come si fa a dormire se il telo della tenda inizia a prenderti a schiaffi? Domani l’ultima parte del racconto.

Hervé Barmasse è in spedizione sulla parete Rupal del Nanga Parbat con il tedesco David Gottler (inizialmente con loro anche l’americano Mike Arnold).

Mission

Missione bella: la prima invernale della parete Rupal instile leggero e veloce. Ovviamente senza portatori, senza ossigeno supplementare.

I due

Gottler e Barmasse hanno già esperienze insieme, nel 2017 erano sulla parete sud dello Shisha Pangma; si fermarono a pochi metri dalla vetta a causa delle pericolose cornici di neve nell’ultimo tratto. Per Barmasse si tratta della prima invernale. Per il tedesco è la seconda invernale, dopo quella 2013/14 sempre sul Nanga Parbat con Simone Moro (raggiunsero i 7.200 mt). Gottler è salito su altri Ottomila, Makalu, Lhotse, Gasherbrum II, Broad Peak, Dhaulagiri. Tentativi su K2 ed Everest.

L’obiettivo: la parete Rupal

Infinita, possente. La parete Rupal si sviluppa in 4500 mt. È stata scalata poche volte, indimenticabile quella dei fratelli Messner nel 1970. Mai salita in inverno.
Ricordiamo che il Nanga Parbat in inverno è stato salito solo due volte. La prima nel 2016 da Alex Txikon, Simone Moro e Ali Sadpara (Tamara Lunger si fermò sotto la vetta) per la via Kinshofer e poi nel 2018 da Elisabeth Revol e Tomasz Mackiewicz per la Messner-Eisendle. Dopo la vetta, in discesa, perse la vita il polacco Mackiewicz. Revol fu salvata dal team presente al K2, Urubko e Bielecki.

4 Commenti

  1. Un messaggio di sostegno per la vostra grandissima e grandiosa impresa: …ogni volta che lo riterrai opportuno, accendi un sogno e lascialo bruciare in te. (W. Shakespeare) il calore vi avvolga e riavvivi il vostro sogno !!! Un abbraccio 😊

  2. Guardo ogni giorno gli sviluppi dell’ascesa, purtroppo anche le rinunce, la montagna merita rispetto, poi, ti darà la soddisfazione di essere conquistata, forza ragazzi, animo, ce la farete.

  3. Good luck guys!
    Seguo la vs vicenda tutti i giorni. Mi raccomando non mollare.
    Ci raccontate un po’ gli orari delle vostre giornate? Quando vi alzate in genere? Quando andate a dormire?
    Grazie!
    Catte

  4. Herve’, ho appena finito di leggere il tuo libro sul Cervino. Bellissimo. Mi a fatto capire perché sei sulla Rupal. La storia, le persone, l’audacia, la determinazione, ma soprattutto la lealtà (rarità) mi hanno fatto da sfondo alla lettura. Grazie per la condivisione della nuova avventura che stai vivendo. Mi raccomando: prudenza e … Forza !!!

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