Nuove tessere Cai con frase di Luigi Bombardieri al posto di Guido Rey

"La montagna è scuola di carattere, di onestà, di solidarietà e di amore per la natura"

La montagna è scuola di carattere, di onestà, di solidarietà e di amore per la natura.

 

Sono le parole di Luigi Bombardieri, e questa frase sarà riportata sulle nuove tessere del Club alpino italiano. La notizia è stata data dal presidente Cai, Vincenzo Torti, durante la conversazione su Instagram con l’alpinista valdostano Hervé Barmasse.

 

Il Presidente Torti Il Cai di oggi è ben rappresentato dalle parole di Luigi Bombardieri, che evidenziano quattro punti che si legano bene a questo particolare momento storico: scuola di carattere perché mai come oggi abbiamo bisogno di prudenza, di limitare e di cambiare le nostre abitudini e di saper rinunciare. Scuola di onestà nel senso della correttezza verso gli altri e del saper calibrare le proprie capacità. La solidarietà come attenzione alle popolazioni che vivono in montagna, ben rappresentata dalle 51 autovetture che abbiamo donato ad Anpas per l’assistenza domiciliare nelle Terre alte. Senza l’amore per la natura, infine, tutto questo non avrebbe la sua corretta dimensione.

 

Dalla tessera Cai, qundi, scomparirà la precedente frase di Guido Rey.

La frase di Rey Io credetti, e credo, la lotta coll’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede.

 

Chi è Bombardieri

Luigi Bombardieri nasce a Milano il 10 giugno 1900. Si diploma ragioniere e svolge la sua attività lavorativa dal 1921 presso la Banca d’Italia sede di Sondrio e, dal 1923, presso la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, filiale di Sondrio.
Nel 1934 diventa capo filiale e nel 1948, direttore di filiale, sempre a Sondrio. All’interno della banca ricopre anche altri incarichi di prestigio.
Dal 1930 pubblica alcuni articoli e relazioni di carattere turistico e alpinistico sul giornale “La Valtellina” e su “La rivista mensile del CAI”.
Nel 1946 è consigliere della “Pro Mutis” e, sempre nello stesso anno, rappresenta il Comitato di Li-berazione Nazionale nel costituendo consiglio di amministrazione dell’Ente Provinciale del Turismo.
Nel 1951 è membro della consulta economica provinciale presso la Camera di Commercio, Industria e Agricoltura di Sondrio.
Muore il 28 aprile 1957 per la caduta dell’elicottero, pilotato dal Maggiore Secondo Pagano, mentre si recava alla Capanna Marinelli, a causa dell’urto con il cavo della teleferica.
Fu consigliere della Sezione Valtellinese del CAI dal 1924. Vicepresidente dal 1933 e presidente dal 1937 al 1946, rimase poi nel consiglio e si prese a cuore in particolare l’ampliamento della capanna Marinelli, che dopo la sua morte venne intestata anche a suo nome.
Svolse la sua attività alpinistica più impegnativa nel periodo dal 1923 al 1938.
Fu uno degli alpinisti valtellinesi più rappresentativi della sua epoca e fu ammesso tra gli Accademici del C.A.I. con Alfredo Corti.
Il suo nome è legato, anche per stretti vincoli di amicizia, con quello della Guida Alpina Cesare Folatti (detto Piz) con il quale fece le salite più importanti.
Fu un antesignano della scuola di alpinismo e di sci alpinismo, e alla sua morte, per sua volontà testamentaria, venne istituita la “Fondazione  L. Bombardieri” con una “sezione educativa” per sostenere l’apprendimento della conoscenza dell’ambiente delle nostre montagne, quindi anche la scuola di alpinismo e ogni iniziativa didattica indirizzata allo scopo da lui indicato.
Il suo nome è legato soprattutto alla prima ascensione di quello che verrà chiamato “Canalone Folatti”. Così lui stesso scrive: “Addì 21 luglio 1933, XI, le guide Folatti e Mitta, zavorrate dal sottoscritto, hanno compiuto la prima ascensione al Colle d’Argient dello Scerscen Superiore per il canalone di ghiaccio…”.
L’impresa era stata tentata poco tempo prima dalla cordata Alfredo Corti, Peppo Fojanini e il cap. Sora, che dovettero rinunciare per le scariche di ghiaccio.

Ecco la sua principale attività alpinistica

1923 Via Baroni al M. Disgrazia, con L. Mambretti e Giudice;
1927 Spigolo Nord della Cima di Caspoggio, con A. Pansera e C. Tiengo;
1932 Pizzo Cassandra per cresta NE, 2a salita; Traversata completa delle Cime di Musella; Traversata della Cresta Guzza da E a O, con Cesare Folatti; Traversata Roseg-Scerscen-Bernina, con C. Folatti, 1a italiana, Parete Nord del M. Cristallo, con C. Folatti, 1a salita;
1933 Canalone Folatti, con C. Folatti e Peppino Mitta, la salita; Parete Nord del Piz Tukett, con C. Folatti, 2a salita;
1934 Spigolo Nord del Pizzo Trafoi; 1935 Cresta Guzza parete Nord, con C. Folatti, la italiana; Parete Nord del P. Tresero, con C. Folatti, 2a salita; 1936 Parete Nord del S. Matteo, con C. Folatti, 1a italiana;
1937 Prima discesa del Canalone Nord della Forcola di Bellavista alla Vedretta di Pers, con Cesare Folatti. Il canalone era stato percorso in salita quindici giorni prima da alcuni svizzeri “con difficoltà molto inferiori”;
1938 Parete Nord del Pizzo Verona, sempre con C. Folatti, 1a salita.
Compì inoltre altre traversate impegnative e salite nelle Retiche e nelle Orobie con un paio di puntate nelle Dolomiti e nella zona del Cervino.
Inventò nel 1935 l’arpione Roseg: chiodo semi tubolare da ghiaccio prima, poi, il definitivo, tubolare con feritoie, leggerissimo, secondo un principio su cui sono basati molti chiodi successivi e seguito ancora oggi.
L’arpione trovò poi un’applicazione nel doppio arpione Roseg, adatto per la sua affidabilità e sicurezza soprattutto nelle soste.

La conversazione su Instagram con Barmasse e Torti

fonte/foto: cai.it, fondazionebombardieri.it

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