Paolo Marazzi e Luca Schiera raccontano il Cerro Nora Oeste

Incredibilmente Cima del Nora Oeste.

Questo il primo messaggio inviato dai Ragni Paolo Marazzi e Luca Schiera, nella spedizione con Giovanni Ongaro con Andrea Carretta! Bella avventura per il team su una vetta inviolata. Cinque giorni a piedi accompagnati dal gaucho lungo la Valle Neff (Hielo Norte), 2 giorni per arrivare alla base, 1 giorno di scalata sulla rocciosa e verticale parete e ultimo tratto con ghiaccio e misto.
Una volta discesi sul ghiacciaio, hanno recuperato il materiale e poi il rientro attraversando il Lago Colonia. Con qualche disavventura.

Cerro Nora Oeste

Una montagna maestosa, larga due chilometri, il versante nord con pareti di granito di mille metri, a sud una parete di ghiaccio e misto.
Il Cerro Nora Oeste è una vetta mai salita, nel ghiacciaio del Campo de Hielo Norte.
La spedizione è stata sostenuta dal Cai grazie ai fondi del Ministero del Turismo.
Della spedizione verrà realizzato un film documentario, la cui regia e fotografia sarà curata dalla guida alpina e fotografo Giovanni Ongaro (anch’egli del Gruppo Ragni) e da Andrea Carretta, alpinista che vive in Patagonia.

I due alpinisti hanno aperto una nuova via, lungo lo spigolo ovest, con uno sviluppo di circa 900 metri, di cui 300 nel canale nevoso iniziale e altri 600 in arrampicata. Il grado di difficoltà arrivava fino al 6a+ su roccia e M6+ su misto.

Hanno raccontato al Cai la loro avventura.

Il presidente generale Cai, Antonio Montani Sono finalmente riuscito a sentire Luca Schiera e Paolo Marazzi: mi sono complimentato con loro per il successo della spedizione e mi hanno raccontato di aver avuto tutta una serie di coincidenze fortunate, che hanno reso possibile l’impresa, riuscendo al contempo a rispettare i tempi prestabiliti per il ritorno.
Per il Club alpino italiano, il buon esito è la testimonianza che si possa ancora fare alpinismo di esplorazione. Siamo davvero molto contenti del successo e dello spirito con cui hanno affrontato il loro viaggio.

Il racconto dell’avventura

Schiera e Marazzi Forse questa volta per noi si è davvero chiuso un capitolo. È vero, siamo alpinisti, e il fine ultimo è sempre stato scalare qualcosa, ma tutto quello che abbiamo sperimentato attorno alla scalata è proprio ciò che in nessun altro luogo abbiamo mai trovato e che siamo tornati a cercare su questo ghiacciaio enorme e misterioso. Gli inconvenienti sono cominciati ben prima di mettere piede sul ghiacciaio. Proprio il giorno antecedente la partenza abbiamo scoperto che non avremmo potuto seguire l’accesso più diretto navigando sul lago Colonia. Quindi abbiamo dovuto risalire la valle del Rio Nef; un percorso che ci ha richiesto cinque giorni di cammino. La mattina del 23 novembre partiamo verso il Nora Oeste. Arrivati al cospetto della parete nord ci rendiamo conto che anche questa è per noi inscalabile: le condizioni sono invernali. Ormai sul punto di rinunciare individuiamo una linea lungo lo spigolo ovest, senza evidenti pericoli oggettivi. Il giorno successivo, risaliamo rapidamente il canalone e il nevaio che ci portano allo spigolo di roccia. A metà giornata siamo sotto ai funghi di neve della vetta. C’è un camino di roccia e ghiaccio che sembra portare verso l’alto. Ci infiliamo dentro e, magicamente, raggiungiamo la luccicante cresta che ci porta fino alla cima principale. Scattiamo qualche foto e mandiamo un messaggio agli amici del Cai: Incredibilmente cima del Nora Oeste!

Il rientro

Altri due giorni di marcia sono serviti per percorrere a ritroso lo Hielo, fino alle rive del lago Colonia. Sono rimasti fermi altri tre giorni, attendendo il passaggio di una perturbazione. Con l’arrivo del bel tempo è cominciata la traversata del lago. Una navigazione tranquilla, ma durante la discesa dell’emissario del lago, la situazione si è fatta drammatica.

Dopo pochi minuti ci siamo ritrovati in mezzo a delle grosse rapide. Giovanni Ongaro si è ribaltato ma fortunatamente è riuscito a nuotare raggiungendo la riva, mentre Andrea Carretta si è schiantato su un grosso masso, rimanendo bloccato in mezzo al fiume: alla fine è riuscito in qualche modo a saltare sul canotto e pagaiare fuori dalle rapide.

Poi, la meta del rientro, il villaggio di Cochrane.

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