Sfregio sul Monte Sibilla con bomboletta spray

Ignoti hanno disegnato frecce indicanti la via di salita. La denuncia

Monte Sibilla: sfregio sulla via di salita compiuto da ignoti. Su una delle montagne simbolo dei Sibillini e dell’intero Appennino sono apparse frecce colorate realizzate con bomboletta di vernice spray che indicano la via di salita.

La denuncia, via social, arriva da un funzionario del Parco nazionale dei Sibillini, Alessandro Rossetti.

Tu, che sali sul Monte Sibilla portandoti una bomboletta di vernice spray per stuprare, con delle vomitevoli frecce blu, il luogo magico per eccellenza. Il simbolo dei nostri monti e della nostra terra.
Forse pensavi di fare un servizio agli escursionisti? Una cosa utile? Cosa ti aspetti ora, gli applausi?
Qualsiasi sia il “motivo” di questo gesto credo che non meriti questi luoghi. È da gente come te che dobbiamo difenderci. Da chi come te, incapace di provare empatia per la Natura, vuole cancellate la sacralità di questi monti per ridurli ad insulso luna park.

Sui social la foto è rimbalzata e lo sdegno è stato unanime. Presa di posizione anche del Cai.

Purtroppo non è la prima e non sarà l’ultima opera di vandalismo in montagna. In questa estate 2020, causa Covid-19, la montagna è stata letteralmente presa d’assalto da tantissimi appassionati e non. E dispiace, oltremodo, quando a essere presi di mira sono i luoghi simboli, quelli ricchi di storia, tradizioni e leggenda, cultura…

Un po’ di news sul Monte Sibilla

Il Monte Sibilla è alto 2.175 mt nel gruppo appenninico dei Sibillini. Prende il nome dalla Sibilla Appenninica, mitica abitatrice dell’omonima grotta (situata nei pressi della sommità), che da secoli vela l’altura di un’aura di leggenda e mistero.

Storia e leggenda

Il rilievo montuoso deve il suo alone di mistero alla leggenda della Sibilla, figura mitologica che abitava la grotta omonima, un antro che si apre in un varco roccioso vicino alla cima posta a 2173 m s.l.m.Il monte fu sede infatti di culto pagano ed orgiastico di Cibele, la grande Madre degli dei, culto che si diffuse all’epoca di Claudio. Con l’avvento del Cristianesimo al posto di Cibele subentrò il culto della Sibilla che una tradizione ancora in uso nel XIV secolo identifica come la Sibilla Cumana.

Studi più recenti la classificano come Sibilla Appenninica, non citata nell’elenco delle undici dello scrittore reatino Marco Terenzio Varrone. Passando attraverso una lenta e progressiva trasformazione della figura della Sibilla si arrivò alla fata Alcina ed alla sua corte.Andrea da Barberino, con la pubblicazione del suo libro Il Guerrin Meschino, contribuì alla divulgazione della leggenda della Sibilla, narrando infatti di un cavaliere errante che si recò dalla maga per ritrovare i suoi genitori; per un anno, soggiornò nell’antro e resistette, con tutte le sue forze, alle tentazioni invocando il nome di Gesù Nazareno.

 

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Grotta della Sibilla

Anche il francese Antoine de la Sale arricchì, con un racconto dettagliato, la storia, la natura dei luoghi e la conoscenza dei monti Sibillini, compilando un’accurata pianta topografica della Grotta della Sibilla, che è attualmente conservata alla Biblioteca Nazionale di Parigi, descrivendo uno spazio ampio e circondato da sedili scavati nella roccia “intalieux tout entour”. Le informazioni, spesso, erano tramandate oralmente e ricche di imprecisioni. Nel maggio del 1420, Antoine de la Sale scalò la cima del Monte Sibilla, incamminandosi da Montemonaco. Raccontò l’esperienza nel suo Le Paradis de la Reine Sibylle (Il paradiso della Regina Sibilla), contenuto nel libro “la Salade”, descrivendo la vita e le abitudini dei valligiani dell’Appennino del XV secolo.

La leggenda originaria fu rielaborata anche nel XIX secolo da Richard Wagner nel suo Tannhäuser. Sibilla è anche il titolo di un importante poema drammatico di Giulio Aristide Sartorio.

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