Siccità, estate difficile per i rifugi di montagna

Siccità: la situazione potrebbe portare problemi ai rifugi su Alpi e Appennino, si potrebbe arrivare a chiusure anticipate o a limitazioni nell’utilizzo dei servizi destinati agli ospiti.
L’allarme arriva dal Cai, la disponibilità d’acqua dei rifugi, a seguito della grande siccità che sta affliggendo il nostro Paese, è a rischio. La situazione è difficile, e segue una stagione invernale caratterizzata da alte temperature e scarso innevamento.
Come si legge su Lo Scarpone, che ha interpellato diversi gestori di rifugi in varie regioni, la parola d’ordine è limitare il consumo dell’acqua. Da parte dei gestori e dei frequentatori.

Parola ai rifugisti

Silvia Balocco Rifugio Quintino Sella Nessuno di noi ricorda una stagione tanto anticipata e secca, con la via normale del Monviso senza neve già alla riapertura del rifugio. Già l’anno scorso avevamo chiuso il rifugio due settimane prima del solito a causa della siccità e adesso, dopo un inverno tanto avaro di precipitazioni, siamo di nuovo costretti a fare i conti con la scarsità d’acqua. Al momento però non riesco a fare previsioni: le settimane a venire hanno un grosso punto interrogativo. I giorni scorsi ha piovuto, ma troppo poco per cambiare le cose. Certo, stiamo cercando di mettere in atto tutti gli escamotage possibili per evitare sprechi e risparmiare l’acqua, ma ormai siamo nelle stesse condizioni dei contadini: osserviamo il cielo e aspettiamo.

 

Michele Bariselli Rifugio Quinto Alpini, Alta ValtellinaAl momento la situazione è ancora sotto controllo. Prendiamo l’acqua dal ghiacciaio, questo dovrebbe garantirci l’approvvigionamento per tutta l’estate. Il manto nevoso è però davvero scarso, non ricordo un giugno con così poca neve, faremo più fatica a seguire gli spostamenti dei vari corsi d’acqua.
A oggi non sono previste chiusure anticipate dunque, anche se l’uso della doccia sarà limitato nei periodi in cui il livello delle vasche di accumulo dovesse abbassarsi. Questo è sicuramente un anno anomalo, però una certa tendenza è ormai innegabile. Il problema dell’acqua sarà sempre più presente in montagna e non solo. Per questo abbiamo già preventivato di aggiungere altre vasche.

 

Christian Cecchetelli Rifugio Galassi, Antelao La differenza con gli anni passati è enorme. Di solito qui avevamo la neve fino a fine giugno, quest’anno si è sciolta tutta già da un mese.
In questo momento, la sorgente da cui prendiamo l’acqua per uso non potabile ha una portata davvero limitata. Se continua così, temo che a luglio e ad agosto dovremo limitare fortemente l’utilizzo delle docce e degli altri servizi igienici.
Lavorare sul recupero dell’acqua piovana, razionalizzare i consumi e, ultima soluzione, aumentare il volume delle vasche. Noi ne abbiamo una che ha una capacità di 1500 litri, credo che in futuro dovremo raddoppiarla.

 

Marco Bosetti Rifugio Carè Alto, Adamello Siamo avanti di due mesi rispetto al normale; una situazione così di solito la vediamo in agosto. Come quantità è circa la metà del solito. Abbiamo avuto altri anni problematici, ma mai così gravi. Del resto, penso che questa situazione sia ormai strutturale, l’andamento è costante ormai da tempo. La scarsità di neve dell’ultimo inverno non ha fatto altro che accentuare il problema. Se questa crisi climatica continua, dovremo abbandonare il ghiacciaio e, di conseguenza, la montagna.

 

Marika Freschi Rifugio Pordenone Se la portata della sorgente da cui ci approvvigioniamo cala ancora, dovremo chiudere prima della fine della stagione. L’installazione di nuove vasche che raccolgano non solo l’acqua proveniente dallo scioglimento della neve, ma anche quella piovana, è ormai necessaria. Solo nel 2003, quando gestivo un altro rifugio, ho dovuto chiudere in anticipo.

 

Antonello Chiodo Rifugio Rossi alla Pania, Apuane Ora non so dire se dovremo chiudere in anticipo, ma è necessario contingentare l’uso dell’acqua, in cucina e nei bagni. In cucina una soluzione potrebbe essere quella di utilizzare le stoviglie monouso.
Questo è un trend ormai strutturale, è così da qualche anno a causa di un innevamento sempre più scarso.

 

Eleonora Saggioro Rifugio Sebastiani, Velino La struttura ha aperto il 27 maggio e utilizza solo l’acqua piovana, quella per cucinare viene portata con un fuoristrada lungo una carrareccia. Anche qui la situazione delle cisterne è pienamente agostana, dal giorno dell’apertura ha piovuto solo due volte. Potremmo aumentare i rifornimenti da valle, mettendo di conseguenza l’utilizzo del bagno a pagamento, dato che per noi i costi aumenterebbero. Al momento è solo un’ipotesi, ma dobbiamo già avere pronto il piano B nell’eventualità che il livello dell’acqua nelle cisterne scenda eccessivamente.
Quello che vogliamo davvero fare è sensibilizzare le persone sul problema della disponibilità dell’acqua. Ad esempio, il bagno va usato solo se strettamente necessario, una semplice pipì si può fare nel bosco, soprattutto per quanto riguarda gli uomini. Questo trend è iniziato già da diversi anni ed è stato accompagnato da una maggior affluenza di persone nei rifugi, favorita anche dalla pandemia. Quindi abbiamo contemporaneamente più persone, meno cultura di montagna e una situazione climatica in peggioramento. Per questo sono contraria ad aumentare la capacità delle cisterne. Così facendo, le persone non avranno mai la percezione del cambiamento e non modificheranno i propri comportamenti. Trovando l’acqua a pagamento o, in via estrema, il rifugio chiuso, forse si imparerebbe qualcosa. A mio avviso il ruolo dei rifugi e dei loro gestori è anche quello di trasmettere una sana cultura della montagna, improntata alla sobrietà.

 

Luca Mazzoleni Rifugio Franchetti, Gran Sasso La mia sorgente dipende dai nevai e dal Calderone e, al momento, saremo 15 giorni avanti rispetto alla media.
Non prevedo conseguenze, quindi, ma le contemplo. Un’ipotesi, in caso di emergenza, sarebbe quella di chiudere per il pernottamento. In ogni modo quest’anno ho portato due cisterne in più, per prevenire eventuali problemi.

Il Bando per approviggionamento acqua

Incrementare la resilienza dei rifugi del Cai in relazione alla generale contrazione delle riserve idriche in quota e allo stesso tempo attuare misure concrete in risposta agli scenari di cambiamento climatico, continuando a garantire il presidio territoriale e la ricettività montana sul territorio nazionale.
Con queste finalità il Comitato Direttivo Centrale del Cai ha approvato, come detto, un bando destinato alle sezioni per l’approvvigionamento acqua e il contenimento consumi idrici mediante l’assegnazione di contributo in conto capitale a fondo perduto.
Gli interventi potranno riguardare la manutenzione sia ordinaria che straordinaria dei sistemi di approvvigionamento idrico, accumulo idrico, riduzione dei consumi idrici.

Le spese ammissibili

  • acquisto/realizzazione/manutenzione di cisterne di accumulo e di rilancio idrico;
  • realizzazione/manutenzione di captazioni idriche;
  • acquisto di componentistica connessa alle reti di adduzione idrica (es. tubazioni, snodi,manicotti, valvole, pozzetti, contalitri, pompe, filtri, potabilizzatori …);
  • acquisto di componentistica connessa alla riduzione dei consumi idrici nei rifugi (es.riduttori di portata per WC, rubinetti, docce, ….);
  • costi di Posa, Installazione e Trasporto delle opere/forniture di cui alle lettere a, b, c, d;
  • spese Tecniche fino all’8% del totale delle lettere a, b, c, d, e.

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