Pubblicato il: dom, Lug 26th, 2015

Reinhold Messner: “Basta croci e messaggi in montagna. Solo omini di pietra”

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Mount Live ha ascoltato Reinhold Messner sul tema relativo all’installazione di croci ed infrastrutture sulle vette delle montagne italiane. Battaglia portata avanti da Mountain Wilderness. La posizione di Cesare Bianchi (Guide Alpine) e di Luigi Casanova (MW)

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“Le croci sulle cime? Quelle esistenti lasciamole. Ma non installiamone altre. Sulle cime solo gli ometti di sassi e nient’altro. Le vette delle montagne non devono essere sfruttate per dei messaggi”.

Mount Live, partendo dalla lotta di Mountain Wilderness, porta avanti la sua inchiesta sul posizionamento di croci ed altre infrastrutture su vette e pendi delle montagne italiane. Nelle settimane scorse, dopo aver ascoltato il portavoce di Mountain Wilderness, abbiamo iniziato a rivolgerci a chi di montagna vive. Tra gli altri, su tale argomento, abbiamo ascoltato anche il riconfermato presidente delle Guide Apine Cesare Bianchi.

 

Ebbene, oggi Mount Live ha ascoltato Reinhold Messner. Per il quale, in modo secco, come si evince dall’attacco del pezzo, le vette delle montagne vanno lasciate come sono, al massimo gli omini di sassi, e nessun messaggio personale, artistico, commerciale, religioso che sia. Una posizione netta quella di Messner, così come quella di Bianchi. Il quale su tale tematica ci disse:

“Sulle nostre montagne ci sono croci e targhe storiche che è bene che restino, magari con una adeguata manutenzione affinché non siano pericolose. Quanto al posizionamento di nuovi elementi, lascerei perdere: è una buona occasione per rispettare l’ambiente, al di là delle credenze religiose e dei ricordi di qualcuno di caro che si è perso in montagna”.

 

E questo è invece quanto riferitoci, tra l’altro, da Luigi Casanova, consigliere nazionale e portavoce dell’associazione Mountain Wilderness.

“Mountain Wilderness ritiene che le montagne debbano rimanere libere da ogni infrastruttura (esclusi bivacchi, rifugi, minima viabilità di accesso e di servizio). Il bisogno dell’uomo di ricordare, evidenziare una sua identità, un passaggio storico, sportivo, culturale, artistico, religioso può trovare soluzione su un passo alpino, in abitati di montagna, ovunque l’antropizzazione si manifesti e sia collegata al vivere la montagna. Le attività come l’escursionismo o l’arrampicare, devono offrirci invece spazi di libertà, di lettura della montagna, specificatamente personale, il meno indirizzati possibile.

In Italia vi è una grande parte del mondo cattolico ancora integralista. A loro modo di vedere in presenza della loro religione si deve concedere tutto ed impongono la loro appartenenza religiosa. Molte volte sono le stesse persone che poi impediscono ad altre religioni di manifestare il loro pensiero. Proviamo a  pensare a cosa verrebbero ridotte le montagne del mondo se ogni credo religioso, diffuso o minoritario, pretendesse di portare sulle vette i suoi simboli. Si deve lavorare sulla cultura del rispetto e dire a questi signori che se seguono il dettato del Vangelo o il messaggio di Papa Francesco hanno diritto di libertà di pensiero anche i non credenti o chi si rivolge ad altre ideologie religiose. Chi rispetta la vita umana, la natura, il pensiero diverso va accolto nella famiglia umana e della vita intera”.

 

Ebbene Mountain Wilderness ha redatto un documento e lo ha portato alle attenzioni di istituzioni ed enti. Sono trascorsi quattro anni da allora. Ebbene?

“Il nostro documento è rimasto totalmente inevaso sia nel profilo istituzionale dei Comuni che nell’ambito dello Stato. Ormai da troppo tempo la politica non dedica più attenzioni alla montagna, se non sotto il profilo clientelare”.

 

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