Pubblicato il: lun, Mag 2nd, 2016

Serpari di Cocullo Patrimonio Unesco

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Più di 10mila persone hanno assistito al tradizionale rito in Abruzzo a Cocullo nella Valle del Sagittario. Partita la raccolta di firme per chiedere il riconoscimento di Patrimonio Unesco

serpari cocullo

 

Più di 10 mila persone hanno preso d’assalto Cocullo, il piccolo paese della Valle del Sagittario (Abruzzo), per assistere, scrive l’Ansa, al rito dei serpari in onore di San Domenico con la processione che si è svolta regolarmente nonostante il freddo e l’annunciata pioggia che, alla fine, non c’è stata. Tanto che il vescovo di Sulmona, Angelo Spina ha ringraziato il Santo per aver fatto un piccolo miracolo.

Da ieri in paese sono stati allestite alcune postazioni per la raccolta di firme finalizzata al riconoscimento di Patrimonio Unesco e in poche ore ne sono state raccolte alcune migliaia. Secondo il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sussistono tutte le “caratteristiche affinché il rito dei serpari di Cocullo sia riconosciuto come patrimonio immateriale dell’Unesco”. “Parlando del rito – ha spiegato – posso dire che è un elemento di grande riconoscibilità non solo dell’Abruzzo interno. Ha una sua irripetibilità e anche una sua capacità educativa. In ragione di questo penso che vada sostenuta la candidatura”.

 

I Serpari

Ogni anno a maggio si celebra a Cocullo un antichissimo rito, trasformatosi oggi in una festa sacra-profana. Tutto ha inizio con i serpari che alla fine di marzo si recano fuori paese in cerca dei serpenti. Una volta catturati, vengono custoditi con attenzione in scatole di legno (in tempi remoti dentro dei contenitori di terracotta) per 15-20 giorni nutrendoli con topi vivi e uova sode. Questa usanza è legata alla civiltà degli antichi Marsi, che però i cocullesi rievocano in onore di San Domenico che è ritenuto proteggere dal mal di denti, dai morsi di rettili e della rabbia. San Domenico era un monaco benedettino di Foligno che attraversò il Lazio e l’Abruzzo fondando monasteri ed eremitaggi. A Cocullo si fermò per sette anni, lasciando un suo dente e un ferro di cavallo della sua mula, che divennero delle reliquie. Per questo la mattina della ricorrenza, nella chiesa a lui dedicata, i fedeli tirano con i denti una catenella per mantenere i denti stessi in buona salute e poi si mettono in fila per raccogliere la terra benedetta che si trova nella grotta dietro la nicchia del Santo. La terra sarà poi tenuta in casa come protezione dagli influssi malefici, sparsa nei campi per allontanare gli animali nocivi oppure sciolta nell’acqua e bevuta per combattere la febbre. Tale festa per alcuni studiosi è da attribuire alla dea Angizia, venerata presso gli antichi Marsi. Per altri studiosi invece, la si deve attribuire alla mitologia di Eracle. Infatti nella frazione di Casale sono stati rinvenuti bronzetti votivi raffigurante proprio Eracle che, come si sa, strangolò nella culla i due serpenti mandati da Era per ucciderlo.

 

Leggende sulle origini della festa

L’Eremo di San Domenico aVillalago

Secondo la tradizione locale, il santo cavandosi il dente e donandolo alla popolazione di Cocullo, fece scaturire in essa una fede che andò a soppiantare il culto pagano della deaAngizia, protettrice dai veleni, tra cui quello dei serpenti.

Il dente di San Domenico, con probabile allusione al dente avvelenatore del serpente, diede, forse, l’idea che fece nascere la fede che portò alla festa in onore del santo.

La festa ha riconduzioni pagane, probabili residui dell’antico culto della dea Angizia. Nell’Eneide è presente la figura di Umbrone, giovane serparo dei Marsi, l’antica popolazione dell’Abruzzo: alleato di Turno nella guerra contro Enea, sarà ucciso dal capo troiano in persona.

La cattura dei serpenti

La prima fase della festa consiste nella ricerca e nella cattura dei serpenti (tutti rigorosamente non velenosi) che cominciano ad essere raccolti quando inizia a sciogliersi la neve, da persone esperte dette serpari. Queste osservano le stesse tecniche dei serpari antichi anche se allora i rettili venivano posti in recipienti di terracotta, ora in cassette di legno.

Le specie che vengono raccolte sono quattro:

  • Il cervone.
  • Il saettone.
  • La biscia dal collare.
  • Il biacco.

La festa

La festa ha inizio con la folla che incomincia a tirare coi denti la campanella della cappella di San Domenico, all’interno della chiesa omonima. Secondo la tradizione, questa cerimonia servirebbe a proteggere i denti dalle malattie che li potrebbero affliggere.

A mezzogiorno inizia la processione della statua del santo invasa dalle serpi catturate nei giorni prima. Parte dalla chiesa di San Domenico e prosegue per le stradine del centro storico.

Ai fianchi della statua del Santo, due ragazze vestite con abiti tradizionali, portano sulla testa un cesto contenenti cinque pani sacri chiamati ciambellani in memoria di un miracolo che fece san Domenico. Questi pani vengono donati per antico diritto ai portatori della Sacra Immagine e del gonfalone.

Al termine della festa, i rettili vengono riportati al loro habitat naturale dai serpari.

 

fonte: wikipedia

 

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