Bhagirathi, Daniele Nardi e Roberto Delle Monache aprono Il seme della Follia

Via aperta nel settembre 2011, ebbe il riconoscimento Consiglio del Club Alpino Accademico Italiano

Daniele Nardi e Roberto Delle Monache nel settembre 2011 aprono “Il seme della follia… (fa l’albero della saggezza)”, una nuova via tra il Bhagirathi III e IV (Garhwal, Himalaya, India)

 

Il racconto di Daniele Nardi

Nel Garhwal Indiano, tra Bhagirathi III e IV, si sviluppa la via “Il seme della follia” che ha vinto il Riconoscimento Consiglio del Club Alpino Accademico Italiano. Presenta difficoltà WI5+, M6/7, A2/A3, con 1250m di sviluppo e 1018m di dislivello, ed è stata realizzata con 3 bivacchi di cui 2 in parete. Sono state 52 le ore di scalata e circa 14 sono state necessarie per scendere, per un totale di 66 ore e 4 giorni di impegno complessivo.

QUATTRO SEZIONI

La parete può essere suddivisa in quattro sezioni. Tutte e quattro più o meno simili per lunghezza, circa 300m, molto differenti per difficoltà tecnica. La prima sezione è un pendio tra i 45 ed i 55 gradi su neve dura a volte ghiacciata. L’affrontiamo slegati fino a portarci sulla sinistra della strettoia iniziale dove siamo protetti dalle slavine e posizioniamo la sosta. La seconda sezione ha una pendenza media di circa 70/75 gradi con delle pance a 85/90 gradi. La difficoltà sta nella neve che non permette di proteggersi agevolmente. Non troviamo ghiaccio se non in rare occasioni, siamo così costretti a proteggerci sui lati dove emerge il granito. In un paio di tratti l’arrampicata si fa molto delicata e impegnativa. Un tiro in particolare ci mette in difficoltà. Usciamo dalla seconda sezione con una conserva mal assicurata e un tiro lunghissimo di traverso a destra ma su pendenze più contenute. Arriviamo alla base della terza sezione e quindi al punto di bivacco (B1). Abbiamo atteso un paio di ore per far si che le temperature si abbassassero e poi decidiamo di continuare. I primi due tiri sono i più duri. Inizialmente proviamo a fare un unico tiro di 60 metri.

DUE STRAPIOMBI

La scalata si presenta delicata con un primo rivolo nevoso largo pochi centimetri e verticale. Poi uno strapiombo che affrontiamo in artificiale per arrivare al tratto più duro e di difficile interpretazione. Bisogna scavalcare un secondo strapiombo, breve ma con roccia di dubbia tenuta per arrivare alla base di un diedro di una decina di metri molto aggettante. Un primo tentativo mi richiede tre ore per superarlo. Salgo il diedro in artificiale con tratti in libera ma mentre si fa notte e comincia a nevicare riesco a raggiungere, piantando due chiodi a foglia, il bordo del diedro.

IL VOLO

Il primo chiodo a cui ero agganciato viene via facendomi cadere nel vuoto per 8/10m. Decidiamo di fermarci per la notte (quota 5725m). La mattina successiva ripartiamo e decido di non uscire dal diedro ma di provare a traversare verso sinistra. La neve sulla parete “snice” sembra essere abbastanza compatta. Faccio una sosta intermedia spezzando il tiro sotto il secondo strapiombo e recupero Roberto. Riparto e allungo la protezione sul dado che ha tenuto il volo la sera prima e con dei movimenti di misto riesco a superare lo spigolo per portarmi su neve migliore.
I movimenti sono delicati per arrivare alla fessura in alto dietro lo spigolo dove riesco a proteggere bene e a piazzare una bella sosta a friend. Il nono tiro non è difficilissimo ma l’ambiente continua a essere decisamente delicato. Qui Roberto mi dà il cambio. Effettua un tiro molto bello che porta in direzione di una placca rocciosa verticale con neve troppo soffice per essere scalata. Devia a destra su una goulotte di ghiaccio molto buono e fa sosta sotto un altro strapiombo.
Questa sorta di masso gigante che ci sbarra la strada è l’undicesimo tiro. Roberto prova prima a salire verso destra, libera la base del risalto dalla neve polverosa. A destra però la fessura che solca il masso è troppo stretta. Prova a sinistra e piazza un primo friend rosso a cui si appende cominciando a salire in artificiale usando delle fettucce in Dynema che ci ha fornito Salewa.

NIENTE PROTEZIONI!

La progressione è forzatamente lenta, nevica e già da un po’ sono cominciate a scendere le prime slavine dall’alto. Continuiamo a traversare per uscire dietro uno spigolo. L’eccessiva neve costringe il mio compagno a un lavoro esagerato per preparare una sosta degna di questo nome. Il tiro successivo non è difficile ma è impossibile da proteggere.
Dopo 15/20 m Roberto non riesce ancora a mettere nulla mentre una slavina della durata di tre minuti lo investe. La slavina si riversa anche su di me e sulla sosta. Al termine del dodicesimo tiro non abbiamo altra scelta che provare a procedere senza mettere protezioni. Continuiamo a nuotare nella neve tracciando su pendii di 60/70 gradi e cercando i punti più adatti per proseguire.

LA NEVE CI OSTACOLA

Siamo nella quarta sezione. Risaliamo i canali di scolo delle slavine, non c’è altro modo di progredire, la neve è troppo farinosa. Sappiamo perfettamente che a questo punto non possiamo far altro che uscire verso l’alto, ma a volte ci prende l’angoscia che questa neve non ce lo permetta. Deviamo molto a destra e saliamo molto sopra il colle vicino al Bhagirathi IV a 6000m.
E’ notte ormai già da tempo, la neve e la nebbia non ci permettono di vedere molto intorno a noi. A 5 metri dalla cresta tuttavia riesco ad intuire che sono arrivato. Devo prima scavare con le mani, poi battere con le ginocchia e poi ancora issarmi ficcando tutte le braccia nella neve. Per fare quegli ultimi 5 metri impiego mezz’ora. La nostra fortuna è stata che le cornici guardavano dall’altro lato. In cresta mi metto cavalcioni e aiuto Roby a salire.
Facciamo qualche metro rinunciando al Bhagirathi III e dirigendoci verso il lontano Bhagirathi IV. Siamo a 6178m e sono le 22.30. Vogliamo provare a continuare anche di notte ma siamo esausti e la neve non ci permette di continuare. Mi sposto sul lato est della parete e comincio a scavare una truna per bivaccare. Il bivacco si rivela più scomodo del previsto e non riusciamo a toglierci gli scarponi, cosa che ci costerà una bella bollita agli alluci.
Per la cena abbiamo un pacchetto di cracker a testa e una barretta in due. Il giorno dopo tra le nuvole riusciamo a intravedere una via di discesa alternativa alla discesa di Prezelj e compagni sulla parete ovest che però parte dal Bhagirathi IV.

 

leggi anche La prima salita al Gasherbrum I

 

DEDICATA A BONATTI

Continuare su questa cresta è impossibile e al primo risalto roccioso attrezziamo una sosta e cominciamo a scendere sulla parete est. Dopo alcune doppie verticali e strapiombanti cominciamo a traversare verso sinistra per andare a recuperare la cresta che scende dal Bhagirathi IV ma sulla parete est. Con qualche doppia corta e disarrampicando raggiungiamo la cresta da dove perdiamo velocemente quota.
Ci resta da aggirare tutto il gruppo montuoso per raggiungere il campo base. Impieghiamo in tutto tra le 14 e le 16 ore ed arriviamo al campo base alle 22. Il cuoco e l’ufficiale di collegamento ci abbracciano e piangono. La via è stata dedicata a Walter Bonatti. Voglio ringraziare chi ha reso possibile questa spedizione: Radio Monte Carlo, Salewa, Philips, Margutta, Sport85, MixInTime, Utopia2000, Grivel, Peace e il programma ClimbYourself.com che ci ha aiutato a tirar fuori il meglio di noi. 

Daniele Nardi

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