Daniele Nardi e Tom Ballard, due visionari sullo Sperone Mummery

Una tragedia che lasciò tutti sgomenti, attaccati a ogni piccola notizia di speranza, in trepida attesa. Era l’inverno 2018-2019, Daniele Nardi e Tom Ballard morirono sullo Sperone Mummery al Nanga Parbat. Il 24 febbraio 2019 si persero le tracce dei due alpinisti. Il 28 febbraio venne avviata una missione di ricerca, che impiegò alcuni alpinisti impegnati sul K2 e aviotrasportati sul Nanga Parbat da elicotteri dei Pakistan Army Aviation Corps, il cui intervento venne in parte ostacolato da un conflitto tra Pakistan ed India nella vicina regione del Kashmir, oltre che dal maltempo. Nel primo giorno di ricerche fu avvistata una tenda, ma presumibilmente di un’altra spedizione, mentre il giorno seguente l’alpinista basco Alex Txikon individuò due sagome nella parte rocciosa dello sperone Mummery. I corpi di Nardi e Ballard sono rimasti, sul Nanga Parbat.

La spedizione

Il 18 dicembre 2018 Daniele Nardi parte dall’aeroporto di Fiumicino, giungendo a Islamabad, dove incontra gli studenti dell’università e l’ambasciatore italiano. Con un volo interno, raggiunge Chilas unitamente a Tom Ballard.
Nel giorno di Natale la spedizione giunge al villaggio di Ser, dove donano ai bambini materiale didattico portato dall’Italia.
Il 29 dicembre i due giungono finalmente al campo base, ai piedi del Nanga Parbat, mentre il 31 si conclude l’allestimento del campo 1 a quota 4.700 m s.l.m..
Il 5 gennaio il gruppo raggiunge il campo 2 a 5.100 m s.l.m., nonostante una temperatura di -25 °C, mentre il 9 gennaio viene raggiunto il campo 3 a 5.725 m s.l.m. sotto lo sperone Mummery.
Dopo cinque giorni trascorsi per l’acclimatamento e trasporto del materiale in quota, il 16 gennaio Daniele e Tom arrivano a quota 6.200 m s.l.m., laddove Nardi aveva tentato l’ascesa nel 2013 con Elisabeth Revol.
Una perturbazione interrompe l’ascesa per diverse settimane, dato anche l’alto rischio di valanghe, a cui si aggiunge anche una scossa di terremoto.
Il 22 febbraio arriva una schiarita: Daniele e Tom partono dal campo base, arrivando fino al campo 2.
Il giorno successivo raggiungono direttamente il campo 4, proseguendo poi fino a quota 6.300 mt, per poi ridiscendere al C4 a causa della nebbia, nevischio e raffiche di vento.

La tragedia

Il 25 febbraio si perdono definitivamente i contatti radio con i due alpinisti, mentre il 26 viene attivato il sistema di soccorso pakistano. Soccorso che però viene rallentato, come detto, dall’improvviso scoppio di un conflitto militare ai confini con l’India, che determina la chiusura dello spazio aereo pakistano.
Dopo un primo sorvolo avvenuto il 28 febbraio con esito negativo, viene deciso di prelevare quattro alpinisti esperti che si trovavano sul K2, tra cui il basco Alex Txikon, e di aviotrasportarli sul Nanga Parbat. Ma a causa del maltempo riescono ad arrivare al campo base solo il 4 marzo.
Il 6 marzo vengono avvistati con un teleobiettivo i corpi senza vita di Daniele e Tom legati a delle corde fisse, ma la notizia viene confermata solo il 9 marzo.

Daniele Nardi

Daniele Nardi, il pioniere. Un uomo, un alpinista con un sogno in tasca. Salire lo Sperone Mummery sul Nanga Parbat. Una impresa difficile, al limite, sulla quale l’alpinista laziale ci ha creduto sino in fondo. Provandoci più volte. Un’impresa che lo ha portato alla morte

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Biografia

Daniele Nardi è nato a Sezze  il 24 giugno 1976. È il primo alpinista nella storia, nato al di sotto del Po, ad aver scalato l’Everest ed il K2. Dal 2002, anno in cui ha toccato per la prima volta la quota degli 8.000 sul Cho Oyu (sesta montagna più alta del mondo posta tra la Cina ed il Nepal), non si è più fermato.
Daniele ha scalato anche il Broad Peak (8.047 metri), il Nanga Parbat (8.125 metri), la Middle dello Shisha Pangma (8027 metri) e il monte Aconcagua (la montagna più alta del Sud America). Dopo aver superato per cinque volte gli 8.000 metri Daniele si è dedicato a progetti unici dal punto di vista tecnico.
Nel 2011 realizza, in collaborazione con il Comitato EvK2 del CNR, la spedizione Share Everest 2011. Obiettivo del progetto: posizionare la stazione di monitoraggio più alta del mondo, che invia dati in tempo reale sul clima alla Comunità Scientifica Internazionale.
L’operazione ha raggiunto il suo obiettivo ed ha attratto l’attenzione di tutti i media internazionali come la RAI e SKY che hanno seguito l’impresa inviando sul campo i propri giornalisti. Un risultato storico e tutto italiano.

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Nanga Parbat

Nel 2015, dopo aver partecipato al tentativo di invernale sul Nanga Parbat del team di Alex Txikon, parte per una spedizione capitanata dallo spagnolo con obiettivo il Thalay Sagar, montagna indiana di 6904 metri. Non riescono a completare la salita fino alla cima ma aprono una nuova via, chiamata Askatasun Taupadak (Beats of Freedom), di circa 600 metri sui graniti dello sperone nordovest, variante alla via compiuta dagli svizzeri nel 2004 Stephan Siegrist, Denis Burdet, Thomas Senf e Ralph Weber.
Nell’inverno 2013 tenta insieme a Élisabeth Revol la scalata invernale al Nanga Parbat. A causa di un principio di congelamento delle dita deve però rinunciare interrompendo la scalata allo Sperone Mummery (6.450 metri).
Nel 2014 ritenta la conquista invernale al Nanga Parbat, questa volta in solitaria con l’obiettivo di terminare la salita allo sperone Mummery, la via più diretta del versante Diamir verso la vetta del Nanga Parbat. Partito dall’Italia il 20 gennaio 2014, rimane un mese al campo base in attesa di una finestra di bel tempo che però non giunge.
Il terzo tentativo di scalata dello sperone Mummery avviene nell’inverno del 2014-2015. Parte per la spedizione il 27 dicembre 2014 insieme a Roberto Delle Monache e Federico Santini, videomaker della spedizione. Giunge a circa 7800 metri di altitudine ma per un errore nell’individuare il canalone che porta alla vetta sulla piramide sommitale, rientrano a C4 e il giorno successivo rientrano a CB per stanchezza e le condizioni non buone di Ali Sadpara.
Con Alex Txikon partecipa alla nuova spedizione organizzata da Txikon stesso sul Nanga Parbat, nell’inverno 2015-2016. Dopo aver raggiunto i 6700 metri, disaccordi con Alex Txikon e Simone Moro (che nel frattempo si aggrega su invito al team di Txikon) fanno decidere a Nardi il ritiro dalla spedizione, con notevole strascico di polemiche.

L’Appennino

Nel febbraio 2017 Nardi, insieme a Cristiano Iurisci e Luca Mussapi, apre una nuova via chiamata Gran Diedro (misto fino a M5+ e ghiaccio fino al grado 3) sulla parete nord-ovest della Cima delle Murelle, nel massiccio della Majella. Il mese successivo, lo stesso trio apre una nuova via sul Monte Camicia (2357 m s.l.m.) salendo dallo sperone Pisciarellone.
Dopo essersi allenato sul Paretone Express al Gran Sasso d’Italia, Nardi parte a luglio per la spedizione “Trans Limes” sul Saltoro Kangri insieme a Marcello Sanguineti, Gianluca Cavalli, Michele Focchi e Tom Ballard, per tentare di aprire una via sulla parete orientale del Link Sar (7041 m s.l.m.). Nel Febbraio 2018 con Luca Gasparini e Luca Mussapi apre un’altra difficile via allo Scoglio della Sassetelli (Terminillo) gradata ED- M6+.

Mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che non si è arreso e, se non dovessi tornare, il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti non arrenderti, datti da fare, perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un’idea… Vale la pena farlo.

Riconoscimenti a Daniele Nardi

Nel 2011, viene premiato dal CAI (Club Alpino Italiano centrale) e dal CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) per la scalata del Bhagirathi in India. Un premio riconosciuto internazionalmente e conquistato da Daniele grazie all’impresa tentata con Roberto Delle Monache in puro stile alpino su una nuova via di misto ghiaccio con punte di difficoltà altissime.
Per Daniele, a livello internazionale, l’accreditamento al “Piolet D’or”, gli Oscar internazionali della montagna. Una testimonianza che è il risultato di due progetti esplorativi, uno in Pakistan (apertura della Telegraph Road) ed uno in Italia (una nuova via sul Monte Rosa).
Questi apprezzamenti di livello internazionale hanno permesso a Daniele Nardi di entrare nell’olimpo dell’alpinismo mondiale.
Il Premio Coni Lazio 2013 per “aver portato il Lazio in vetta al mondo”. Un riconoscimento, questo, ricevuto dagli atleti che hanno dimostrato un alto merito sportivo. Insieme a lui sono stati premiati più influenti sportivi del 2013 tra cui Antonio Candreva (SS Lazio) e Marco Calvani (allenatore di Basket della Virtus Roma). Per Daniele le sfide non sono finite qui.

Tom Ballard

Tom Ballard (Belper, 16 ottobre 1988 – Nanga Parbat, 25 febbraio 2019) era figlio di Alison Hargreaves, prima donna a scalare da sola l’Everest. Tom fu il primo alpinista a scalare le sei maggiori pareti nord delle Alpi in solitaria e in una sola stagione invernale.

Pareti nord delle Alpi

Dal dicembre 2014 al marzo 2015, nel corso di un progetto chiamato “Starlight and Storms” (Luce delle stelle e tempeste), Ballard scalò da solo le sei classiche pareti nord delle Alpi (la Cima Grande di Lavaredo, il Pizzo Badile, il Cervino, le Grandes Jorasses, il Petit Dru e l’Eiger), essendo il primo a completare questa impresa in una sola stagione invernale senza una squadra di supporto. Durante questa impresa venne realizzato il film Tom, il quale ha vinto diversi premi in festival internazionali di cinema della montagna.
Nel 2016 Ballard aprì diverse nuove vie di arrampicata su roccia, misto e a secco. Ha creato una nuova via da 26 tiri chiamata Dirty Harry (Sporco Harry) sulla parete nord-ovest del Civetta e una nuova via mista chiamata Titanic sulla parete nord dell’Eiger. Ha anche creato quella che all’epoca era la via a secco più difficile al mondo, chiamata A line above the sky (Una linea sopra il cielo), sulle Dolomiti. Nel 2017 ha tentato la parete nord-est del Link Sar in Pakistan con l’italiano Daniele Nardi, precedentemente non ancora scalata.

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