Il lago di Ceresole Reale prosciugato dalla siccità

Il lago di Ceresole Reale (Parco nazionale del Gran Paradiso) a secco. Uno scenario lunare in questo febbraio 2022. Parliamo di un lago artificiale (diga dell’Iren di Ceresole) che ha una capacità di circa 34 milioni di metri cubi d’acqua.

La situazione odierna ha cause ben precise. Siccità. Assenza di precipitazioni. Temperature alte. Così a risentirne sono ghiacciai, alberi e flora alpina, animali, specchi d’acqua.

 

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Il forte vento, come dicono da Ceresole Reale, sta creando anche problemi di polvere e terriccio che si alzano dal letto del lago e che si abbattono in paese.

La diga di Ceresole reale

La diga di Ceresole Reale rientra nel progetto di sfruttamento delle risorse idriche della Valle Orco realizzato da Aem – ora Iren – all’inizio del ‘900.
La sua costruzione inizia nel luglio del 1925 dopo aver “cancellato” decine di case delle borgate che occupavano la conca di Ceresole per far posto all’invaso capace di contenere 34 milioni di metri cubi d’acqua.
Quattro anni dopo, nel maggio 1929, entra in funzione la centrale di Rosone, cuore del sistema idroelettrico della vallata, utlizzando l’acqua raccolta nel bacino di Ceresole.
L’inaugurazione ufficiale della diga di Ceresole avviene il 2 agosto del 1931, alla presenza del principe ereditario Umberto di Savoia.

 


Tipologia struttura: Gravità massiccia
Corso d’acqua: Torrente Orco
Superficie bacino sotteso: 116,25 kmq
Altezza diga: 52 m
Sviluppo coronamento: 302 m
Volume: 34.000.000 m³


 

 

Ceresole Reale
turismoceresolereale.it

Il problema siccità

Come si diceva, il problema siccità sta colpendo duramente questo inverno.

Anche le Sorgenti del Po si sono prosciugate. Il monitoraggio della Coldiretti evidenzia come il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca è sceso a -3 metri, piu’ basso che a Ferragosto “ed è rappresentativo della situazione di sofferenza in cui versano tutti i principali corsi d’acqua al nord”.

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E non va meglio in Appennino. Un inverno mai entrato nel vivo sull’Appennino abruzzese con deficit pluviometrico e nivometrico praticamente a tutte le quote.
Una stagione caratterizzata dal dominio, a fase alterne, dell’anticiclone africano con solo rapide incursione artiche che non hanno mai apportato grandi accumuli di neve.

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