Invernale K2: John Snorri verso il campo base

Giunto a Skardu si è incontrato con Ali Sapdara e dopo gli ultimi preparativi lunedì si metterà in viaggio per il lungo trekking sul ghiacciaio del Baltoro

Invernale al K2. Iniziano i giochi. Il primo ad arrivare al campo base sarà l’islandese John Snorri insieme ad Ali Sapdara e suo figlio Sajid Ali.
Ieri Snorri è giunto a Skardu e ha subito incontrato Ali Sapdara, portatore d’alta quota (come scrive l’alpinista islandese) e il suo ufficiale di collegamento Capitano Haris.
Anche durante la spedizione invernale al Nanga Parbat si scoprì a un certo punto, quando gli ingranaggi al campo base si ruppero, che Ali Sapdara era un portatore e scritto sul libro paga del team.

 

I piani di John Snorri

Ancora non si conoscono i piani della squadra. Né quale via intendano salire. Utilizzeranno le corde già presenti? Le troveranno in buone condizioni? Oppure inizieranno a lavorare sulla montagna, in sole tre persone, e faranno il lavoro duro per chi giungerà dopo di loro?
Strana mossa, comunque, questa di Snorri di partire a inizio dicembre (d’altronde facendo riferimento all’inverno meteorologico), ma l’islandese saprà il fatto suo.
John Snorri
John Snorri con Ali Sapdara e l’ufficiale di collegamento Haris

John Snorri Stiamo esaminando i preparativi finali per il resto dell’attrezzatura. Non si può dimenticare nulla, perché dopo l’arrivo al campo base impossibile è sostituirlo. Ho una bella sensazione dentro, tutto secondo i piani e questo è importante. Domenica si guida fino ad Askole, 6-8 ore di auto. Poi lunedì mattina presto inizieremo a fare trekking nel ghiacciaio più lungo del mondo, ghiacciaio Baltoro. Ha 63 km di lunghezza. Si stima che ci vorranno 6-7 giorni per raggiungere il campo bace K2.

 

Traffico sul K2

Ricordiamo che al K2 questo inverno – a tentare la prima salita nella stagione fredda – ci sarà un bel po’ di traffico. L’ultimo a prenotare un posto, ufficiale, è stato Nirmal Purja. Poi ci sarà il team di Seven Summit Treks e gli sherpa capitanati da Mingma Gyalje. In tutto una cinquantina di alpinisti.

 

 

8000: le prime invernali

L’ultimo a cadere è stato il Nanga Parbat. Dopo ben 25 anni di tentativi. Era il 2016. In vetta Alex Txikon, Ali Sadpara e Simone Moro (Tamara Lunger si è fermata a poco meno di 100 metri dalla vetta).

  • Il primo Ottomila ad essere salito in invernale è stato l’Everest. Era il 1980, in vetta i polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy.
  • Trascorrono 4 anni e il 12 gennaio 1984, sempre un team polacco sale un altro Ottomila. Il Manaslu. Loro sono Maciej Berbeka e Ryszard Gajewski.
  • Nel 1985 ne furono saliti due: il 21 gennaio il Dhaulagiri ed il 12 febbraio il Cho Oyu (8201 mt). Il primo salito da Jerzy Kukuczka-Andrzej Czok ed il secondo da Maciej Berbeka-Maciej Pawlikowski. Sempre i padroni dell’inverno: i polacchi.
  • L’anno successivo, l’11 gennaio 1986 ancora Jerzy Kukuczka, ancora Krzysztof Wielicki. I due raggiunsero la vetta del Kangchenjunga per la via normale sulla parete sud-ovest. La spedizione fu funestata dalla morte del polacco Andrzej Czok, che perse la vita a causa di un edema polmonare.
  • Poi toccò all’Annapurna. L’Ottomila ad essere statato scalato per primo. La prima invernale risale al 3 febbraio 1987, in vetta sempre lui, Jerzy Kukuczka insieme a Artur Hajzer.
  • Nel 1988 l’exloit di Krzysztof Wielicki. Era l’ultimo dell’anno. Il polacco sale in solitaria il Lhotse.
  • Poi la corsa si ferma. Dobbiamo attendere ben altri 17 anni dopo impresa di Wielicki. Nel 2005 Simone Moro, con Piotr Morawski, sale lo Shisha Pangma. Inizia una nuova era delle invernali, almeno a livello di bandierina in vetta. Non più solo quella polacca.
  • Inizia così la corsa del bergamasco, Moro. Quattro anni dopo lo Shisha Pangma, il 9 febbraio 2009, sale il Makalu, con lui Denis Urubko.
  • Si è formata una coppia. Il duo Moro-Urubko due anni dopo, il 2 febbraio 2011, conquista  il Gasherbrum II. Con loro l’americano Cory Richards.
  • La corsa è ripresa a pieno ritmo. Trascorre un anno e il 9 marzo 2011 tocca al Gasherbrum I. I polacchi rimettono le cose in chiaro. In vetta la nuova generazione, Adam Bielecki e Janusz Golab, sulla via dei Giapponesi.
  • Due anni dopo sempre Adam Bielecki, assieme ai connazionali Maciej Berbeka, Tomasz Kowalski e Artur Małek sono in vetta al Broad Peak. Era il 5 marzo 2013, salirono per la via normale sul versante ovest. Anche questa spedizione si tinge di rosso: Maciej Berbeka e Tomasz Kowalski vengono dichiarati dispersi.
  • Poi il 2016, tocca, come detto, al Nanga Parbat.

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