La ciaramella dalle novene alle fanfare era tanto cara a Giovanni Pascoli

ciaramellaLa ciaramella (o pipita) è uno strumento musicale aerofono ad ancia doppia, cameratura conica e senza chiavi. Il termine ciaramella, deriva dal diminutivo tardo-latino “calamellus”, al femminile “calamilla” e “calamella”, derivante a sua volta dalla parola latina calamus, cioè “canna“. Nei vari dialetti italiani prende i nomi di ciaramedda, cornetta, totarella, trombetta, bìfara, pipìta.
La ciaramella è stata colei che ha dato vita alla zampogna, infatti quest’ultima nasce da una composizione di più ciaramelle messe insieme innestate in un ceppo, proprio come abbiamo spiegato nella sezione dedicata alla zampogna. Durante l’impero Romano è stata aggiunta una riserva d’aria che abbiamo chiamato otre, oltre ai bordoni.
La doppia ancia, abbastanza lunga, viene tenuta fra le labbra, il foro dove agiscono le dite per creare le melodie è conico e la campana terminale è ampiamente svasata.
Di solito fa da accompagnamento alla zampogna e non si suona come strumento solista. E’ tipico anche l’accostamento di due ciaramelle oppure di una coppia di suonatori di ciaramella o contemporaneamente dallo stesso suonatore (ciaramella doppia). In alcune zone del Sud Italia viene inserita anche nelle bande classiche o fanfare. Il suo utilizzo, come la zampogna, è diffuso grazie agli zampognari itineranti che girano per le strade dei paesi a far ascoltare i canti tradizionali di Natale, dette “novene”. Originariamente l’uso non era legato unicamente al contesto pastorale e natalizio, ma apparteneva a vari contesti.
A questi strumenti Giovanni Pascoli dedica una composizione, Le Ciaramelle.

Ivan Iarrobino
i.iarrobino@mountlive.com

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