La prima salita del Broad Peak

Compiuta il 9 giugno 1957 dalla spedizione austriaca composta da Marcus Schmuck, Fritz Wintersteller, Kurt Diemberger e Hermann Buhl. Gli alpinisti non utilizzarono né l'ossigeno, né portatori di alta quota

Il Broad Peak (conosciuto in passato anche come K3) è la dodicesima montagna più alta della Terra con i suoi 8.047 m s.l.m. È situato sul confine tra Cina e Pakistan, nella catena del Karakorum. Fa parte del massiccio del Gasherbrum, e dista 8 km dal K2. L’esploratore britannico Thomas George Montgomerie, durante la campagna di rilevamento del Karakoram nel 1856, lo chiamò K3, ma quando William M. Conway scoprì che la sua parte sommitale era lunga quasi 2 km lo ribattezzò Broad Peak, ovvero Cima Larga. Il nome in lingua balti è Faichan Langri; la traduzione letterale Phalchan Kangri non è invece accettata dai Balti.

Prima ascensione

La prima ascensione del Broad Peak fu compiuta il 9 giugno 1957 dalla spedizione austriaca composta da Marcus Schmuck, Fritz Wintersteller, Kurt Diemberger e Hermann Buhl. Gli alpinisti non utilizzarono né l’ossigeno, né portatori di alta quota. In stile leggero. Uno stile rivoluzionario per allora.

 

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Nella stessa spedizione Marcus Schmuck e Fritz Wintersteller realizzarono la prima salita dello Skil Brum Peak (7360 m) il 19 giugno 1957 in puro stile alpino in 53 ore.

La spedizione

Il 13 aprile la spedizione lasciò il villaggio di Skardu, salì sul ghiacciaio del Baltoro e montò il campo base ai piedi del Broad Peak. Vista K2. Individuarono una linea  sullo sperone occidentale, al riparo delle valanghe. Ma molto ripido. Salirono in stile leggero, senza ossigeno supplementare e sistemarono corde fisse solo nei passaggi più duri per facilitare l’andata e il ritorno. Il 19 maggio, arrivarono a Campo 2  a 6.400 metri, il 28, dopo giorni di tempesta, raggiunsero quasi i 7000 mt dove allestirono l’ultimo  campo. Il giorno dopo un primo attacco, Diemberger e Wintersteller salirono in mezzo alla nebbia e credettero di aver raggiunto la vetta. Così non era. Era un’altra cima, ad un’ora circa dalla principale. Dovettero rientrare…

Il 7 giugno un nuovo tentativo. I 4 raggiunsero la vetta. Prima il duo Marcus Schmuck e Fritz Wintersteller. Buhl iniziò ad avere problemi ai piedi. La salita del Nanga Parbat aveva lasciato il segno, aveva subito gravi congelamenti che gli erano costati l’amputazione di alcune dita. E ora i monconi erano diventati sensibili al freddo; Buhl dovette fermarsi per cercare di riscaldarli. Diemberger raggiunse da solo la cima mentre Buhl continuava a salire più lento. Poi Diemberger iniziò a scendere e raggiunse Buhl, non continuò nella discesa ma aiutò il compagno nella salita e con lui toccò nuovamente la vetta del Broad Peak. 
Pochi giorni dopo il  successo al Broad Peak, Buhl e Diemberger fecero un tentativo al Chogolisa, un 7000 lì vicino, ma si ritirarono per il maltempo. Durante il ritorno, Buhl precipitò a seguito del crollo di una cornice nevosa. Era il 27 giugno. Il corpo non venne mai ritrovato.

 

Prima femminile

La prima ascensione femminile è stata compiuta dalla polacca Krystyna Palmowska il 30 giugno 1983.

Prima invernale

La prima ascensione invernale è stata effettuata il 5 marzo 2013 dai polacchi Maciej Berbeka, Adam Bielecki, Tomasz Kowalski e Artur Małek, lungo la via normale sul versante ovest.

Gioia e dolore

Il 6 e 7 marzo Bielecki e Małek hanno fatto ritorno al campo base, mentre Maciej Berbeka e Tomasz Kowalski, che avevano bivaccato a 7.900 metri e con i quali si erano persi i contatti radio dal 6 marzo, non hanno fatto ritorno e dall’8 marzo sono stati dati per dispersi.

Per Berbeka si è trattato della terza salita invernale di un Ottomila dopo il Manaslu nel 1984 e il Cho Oyu nel 1985, mentre per Bielecki della seconda, dopo il Gasherbrum I nel 2012.

La spedizione è stata guidata da Krzysztof Wielicki, già autore anch’egli della prima salita invernale di tre ottomila, l’Everest nel 1980, il Kangchenjunga nel 1986 e il Lhotse nel 1988.

Vetta

Il team partì da C4 con meteo perfetto. A mezzogiorno erano al colle che separa la vetta del Broad Peak dall’anticima. Da lì proseguirono in due gruppi, in testa la cordata Bielecki-Malek. Tutti arrivarono in cima tra le 17.20 e le 18.00.

La discesa

Subito la discesa. Lassù c’erano circa -30 gradi. Anche per la discesa i due gruppi vanno divisi. Tomasz Kowalski pare si sentisse molto debole ed era impossibilitato a scendere. Con lui c’è Maciej Berbeka. Da allora di loro due non si seppe più nulla. Al campo 4 arrivarono solo Adam Bielecki e Artur Malek. Kowalski è probabilmente rimasto senza forze da qualche parte in prossimità della vetta mentre Berbeka, così come disse allora il capo spedizione, sfinito anche lui e vista la difficoltà tecnica del tratto in cui si trovava, probabilmente cadde in un crepaccio o precipitò.

Bielecki arrivò a C4 alle 22 e Malek alle 2 di notte. Di mattino presto tentarono di andare incontro ai due compagni dispersi. Ma, senza forze, molto presto tornarono indietro. Intanto da campo 2 parte  l’alpinista pakistano Karim Hayat: sale sino a 7700 metri, ma di Berbeka o Kowalski nessuna traccia.

Bielecki e Malek scendono al campo base. Il 7 marzo Wielecki dice che non ci sono più possibilità di ritrovare vivi i due componenti dispersi. Il giorno dopo la spedizione viene chiusa con una simbolica preghiera.

 

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