Orso di Monte Peller è Jj4, una femmina di 14 anni

Identificato l'orso che il 22 giugno ha aggredito 2 persone. Non si sa se ha cuccioli

Orso Monte Peller: l’unità di ricerca di genetica e conservazione della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) ha identificato l’orso che ha attaccato due persone sul Monte Peller lo scorso 22 giugno. Si tratta di un esemplare femmina di 14 anni, denominato Jj4.

 

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L’identificazione, ha detto l’assessore Giulia Zanotelli, è stata eseguita grazie alle tracce di Dna trovate sull’abbigliamento delle persone aggredite. Non è ancora stato possibile accertare se l’animale è accompagnato o meno da cuccioli.
Sono già iniziate le operazioni di cattura e di abbattimento del plantigrado, come previsto dell’ordinanza firmata dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, il quale ha precisato che verrà attuata la stessa procedura impiegata per l’abbattimento di Kj2, nel 2017.

 

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Fugatti La gestione degli orsi sul nostro territorio inizia ad essere difficoltosa per il numero di esemplari presenti. Abbiamo già informato della cosa il ministro dell’ambiente Sergio Costa.

 

 

La diffida del WWF

Il WWF Italia ha inviato una diffida formale al Presidente della Provincia Autonoma di Trento (PAT), Maurizio Fugatti. Chiedendo la revoca dell’ordinanza “intervento di monitoraggio, identificazione e rimozione di un orso pericoloso per l’incolumità e la sicurezza pubblica” del 24/06/2020. Emessa in seguito al noto episodio dell’incidente avvenuto tra due uomini e un orso sul Monte Peller (TN).

L’Associazione sottolinea come le cause dell’accaduto non siano ancora del tutto chiare. E le informazioni attualmente in possesso delle Autorità non possano ritenersi sufficienti a motivare (dopo il suo riconoscimento e identificazione) l’abbattimento dell’orso.
La misura di gestione più estrema prevista dal PACOBACE (Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali).

 

Ricostruire i fatti

Nella diffida il WWF ribadisce che, per intraprendere eventuali azioni di gestione, è necessario ricostruire la realtà dei fatti e valutare attentamente le ipotesi previste dallo stesso PACOBACE. Che distingue il caso di attacco di un orso che difende i piccoli o fonti alimentari dal caso di un attacco senza una preventiva provocazione da parte dell’uomo.
Oltre a prevedere criteri di proporzionalità tra il comportamento dell’orso e le azioni di gestione messe in campo. L’ordinanza della PAT invece considera direttamente e unicamente l’opzione abbattimento.

 

Coinvolgimenti con Enti

L’Associazione ricorda anche che l’eventuale abbattimento dovrebbe in ogni caso prevedere il coinvolgimento dell’ISPRA e del Ministero dell’Ambiente che fino ad oggi, per quanto risulta dalle dichiarazioni del Ministro Costa, è contrario al provvedimento. È importante infatti ribadire che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, e l’orso è considerato specie particolarmente protetta. L’arbitraria uccisione anche di un solo esemplare può quindi configurare il reato di furto venatorio, nonché di uccisione di animale senza necessità (ai sensi dell’art. 544-bis del Codice Penale).

 

La petizione

Nel frattempo, a supporto di questa posizione, sono al momento quasi 60.000 i firmatari della petizione online lanciata nei giorni scorsi dal WWF sulla piattaforma change.org, nella quale si richiede il ritiro immediato dell’ordinanza di abbattimento da parte della PAT, mostrando come l’opinione pubblica sia chiaramente schierata a favore della salvaguardia dell’orso e di una più seria valutazione delle cause dell’accaduto.

 

Rivedere il Pacobace

Il WWF ritiene, inoltre, che sia arrivato il momento per la costituzione di un tavolo tecnico di lavoro per rivedere il PACOBACE (modificato nel 2015 su richiesta della Provincia per lasciare più libertà di azione alla Provincia stessa).
Affinché, pur garantendo il massimo livello di tutela per la sicurezza della persone che vivono e frequentano l’area di presenza dell’orso, preveda tuttavia opzioni di gestione “meno estreme” e semplicistiche in caso di situazioni problematiche.
Dando la priorità al monitoraggio intensificato con collari GPS ed altri metodi non letali.
A tal fine, il WWF si rende pienamente disponibile per incontrare i responsabili della Provincia, insieme agli esperti di ISPRA e Ministero. Per individuare insieme criteri sempre più adeguati, ricordando che l’accettazione si costruisce giorno per giorno con la prevenzione e l’informazione, e non con qualche abbattimento.

 

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