Tempesta Vaia, oggi saranno ripiantati 500 abeti e larici in Val di Fiemme

Grazie a una startup di giovani che con il legno degli schianti dopo la tempesta Vaia ha realizzato amplificatori naturali. Le operazioni in Val di Fiemme si potranno seguire attraverso una diretta social

Tempesta Vaia sempre più alle spalle e la Val di Fiemme risorge piano piano: oggi 500 abeti e larici verranno ripiantati a mezzogiorno, appunto in Val di Fiemme. Verranno piantati in una delle aree più colpite dalla tempesta Vaia.

L’azione resa possibile grazie alla start-up Vaia, fondata dagli under 30 Federico Stefani, di Pergine Valsugana, Paolo Milan e Giuseppe Addamo, che con il legno degli schianti realizza amplificatori naturali, i “Vaia Cube”: per ogni pezzo – 6.000 quelli già venduti – ci sarà un nuovo albero.

I primi 500 esemplari verranno piantati oggi, in collaborazione con la Magnifica Comunità di Fiemme ed Etifor, azienda privata spin-off dell’Università di Padova, che garantirà la trasparenza del processo.

La Startup promise che sarebbe stato piantato un albero per ogni prodotto venduto.

Le operazioni si potranno seguire attraverso una diretta social

 

La Pagina Facebook della Startup.

Il progetto dei tre imprenditori, che proprio recentemente sono stati inseriti nella prestigiosa classifica dei “100 giovani leader del futuro” stilata da Forbes Italia per il 2020, nasce dalla volontà di “trovare una soluzione concreta alla problematica di tutti questi alberi abbattuti e ormai inutilizzabili per le grandi strutture”, spiega Federico Stefani. “Da qui l’idea di usare quel legno, considerato ormai inutilizzabile, per creare un oggetto di design che potesse anche lanciare un messaggio forte e allo stesso tempo sostenere la ripresa del territorio”.
Ogni Vaia Cube, realizzato dal legno dell’abete della Val di Fassa, usato da sempre per costruire i violini, è un pezzo unico e permette di propagare in maniera naturale qualunque suono inserendo al suo interno il proprio smartphone.

La tempesta Vaia

La tempesta Vaia risale al 26-30 ottobre 2018, interessò il nordest italiano (interessando quasi essenzialmente l’area montana) a seguito di una forte perturbazione di origine atlantica che ha portato sulla regione persistenti piogge a partire dal 26 ottobre 2018, nel quadro dell’ondata di maltempo sull’Italia dell’ottobre-novembre 2018. A questo si è aggiunto anche un fortissimo vento caldo di scirocco che, soffiando tra i 100 e i 200 km/h per diverse ore, ha provocato lo schianto di milioni di alberi con la conseguente distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste alpine. L’Unità di Crisi attivata dalla Regione Veneto definì l’evento come peggiore rispetto all’alluvione del Veneto del 2010, all’alluvione di Venezia del 4 novembre 1966 (che comunque interessò tutta la Regione) e ad altri precedenti eventi meteorologici registrati sul territorio.
Il forte maltempo interessò anche le vicine regioni di Slovenia, Austria e Svizzera.

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I Danni

La stima definitiva dei danni in Friuli Venezia Giulia, secondo la protezione civile regionale, ammonta a 615 milioni di euro. In Veneto (la Regione più colpita) i danni sono stati valutati in 1 miliardo e 769 milioni di euro, mentre le stime per il Trentino sono sui 250-300 milioni di euro e 85,4 milioni in Alto Adige. In Lombardia le stime sono sui 40 milioni di euro di danni.
Per quanto concerne le foreste, a causa del vento secondo le stime sono stati abbattuti 14 milioni di alberi (dato mai registrato in epoca recente in Italia) su una superficie di 41.000 ettari. In Lombardia, le superfici boscate danneggiate sono state individuate dalla Regione con fotointerpretazione delle immagini del satellite Sentinel dell’Unione europea e sono ora visualizzabili sul Geoportale della Lombardia.

fonte: ansa/wikipedia

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