Trento Film Festival, tutti i vincitori della 68^ edizione

Genziana d'Oro al documentario georgiano "A Tunnel". Miglior film di alpinismo al polacco "The Wind. A documentary thriller"

La Georgia – Paese ospite di questa edizione – conquista il 68. Trento Film Festival con il documentario A Tunnel di Nino Orjonikidze e Vano Arsenishvili (Georgia/Germania, 2019, 90’).

Genziana d’Oro Trento Film Festival

La Giuria internazionale – composta da Carlos Casas (Spagna), Salomé Jashi (Georgia), Gustav Hofer (Italia), Carmen Gray (Nuova Zelanda) e Matteo Della Bordella (Italia) – ha assegnato al film la prestigiosa Genziana d’oro Miglior film – Gran Premio “Città di Trento” – con la seguente motivazione: «una straordinaria vicinanza, un senso per l’atmosfera visiva e un’ottima sintonia con gli squilibri strutturali del potere sono alla base di un film che dice molto del nostro attuale periodo di tensioni geopolitiche, di identità contestate e di un mondo globalizzato del lavoro e del capitale. Drammatico ma mai esagerato, il film identifica gli eventi di un piccolo villaggio come uno scontro tra passato e futuro, tra chi ha e chi non ha, in cui tutti abbiamo un ruolo».

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A Tunnel di Nino Orjonikidze e Vano Arsenishvili
Trento film festival
Una scena del film

Il presidente del Festival Mauro Leveghi

«Anche quest’anno – ha evidenziato il presidente del Trento Film Festival, Mauro Leveghi – i film vincitori del Trento Film Festival richiamano l’attenzione del grande pubblico su temi focali per la nostra vita, tra i quali quello del limite, inteso come la necessità di riaccendere in tutti noi la consapevolezza del delicato equilibrio tra l’uomo e la natura. Natura che rappresenta – così come evoca il film Sidik and the Panther – la nostra “casa”, la nostra “patria”. A Tunnel e The Wind. A Documentary Thriller ci ricordano con i loro racconti intensi e talvolta drammatici, ma senza esasperazioni, le tensioni umane e sociali che scaturiscono quando si perdono i punti di riferimento rappresentati dagli ambienti naturali in cui si è nati e vissuti, così come avviene agli abitanti di un villaggio di montagna della Georgia, nel cui territorio dovrà essere realizzata un’opera ferroviaria; o ci dicono di come la nostra vita possa essere sospesa di fronte alla forza devastante delle intemperie, così come avviene per gli abitanti della regione di Zakopane in Polonia, dove l’Halny, un forte vento, mette regolarmente a rischio la loro vita, riportandoci alla mente la ferita lasciata dalla tempesta Vaia a fine 2018 e a cui si è richiamato l’artista Albino Rossi per la realizzazione del manifesto di questa 68. edizione del festival».

Miglior film di alpinismo

Si aggiudica la Genziana d’oro Miglior film di alpinismo, popolazioni e vita di montagna – Premio del Club Alpino Italiano The Wind. A Documentary Thriller di Michal Bielawski (Polonia, 2019, 75’)).
«Le persone che vivono in montagna – si legge nella motivazione – possono essere esposte a condizioni climatiche estreme, con effetti sul corpo e sulla mente. Grazie a un approccio intrigante e inventivo, il regista conduce il pubblico nella vita degli abitanti della regione di Zakopane in Polonia, dove l’Halny, un forte vento, mette regolarmente a rischio la loro vita e il loro benessere. Creando un’atmosfera di eterna sospensione e seguendo i protagonisti in modo intimo, questo documentario ci ricorda il delicato equilibrio tra la natura e l’uomo, attraverso il lucido sguardo cinematografico dell’autore».

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Wind. A documentary thriller

 

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«The Wind costituisce la conferma cinematografica dell’analisi sulla montanità, tema della serata di apertura di questo 68. Trento Film Festival e centrale nelle riflessioni e proiezioni in atto nel Club Alpino Italiano», ha dichiarato il presidente generale del CAI, Vincenzo Torti. «Il vento che colpisce Zakopane, infatti, ripropone la situazione ricorrente di molte popolazioni di montagna che, oltre all’oggettiva difficoltà connessa a distanze e altitudini, si trovano spesso costrette al confronto con elementi naturali di cui si può prevedere l’arrivo, ma non l’intensità, a volte tale da travolgere ogni cosa. E, a dispetto del più forte dei venti, le protagoniste restano sempre loro: le genti capaci di mantenersi intimamente legate alle proprie montagne, qualsiasi cosa accada».

Miglior film di avventura

La Genziana d’oro Miglior film di esplorazione o avventura – Premio “Città di Bolzano” è andato a Sidik and the Panther di Reber Dosky (Paesi Bassi, 2019, 83’) «per il profondo impegno nei confronti della natura, per come connette ecologia e politica, per lo straordinario racconto di quest’esplorazione estrema, per il suo profondo senso di appartenenza e radicamento alle tradizioni e alla natura come patria di noi tutti. Questo film documenta e cattura attraverso immagini realizzate in modo straordinario il rispetto e la passione per il proprio ambiente e la propria storia».

Genziana d’argento

Genziana d’argento – Miglior contributo tecnico – artistico a Sicherheit 123 di Florian Kofler e Julia Gutweniger (Italia/Austria, 2019, 72’). «Questo film cattura l’attesa – si legge nella motivazione della Giuria – una catastrofe potrebbe verificarsi in qualsiasi momento, non in un luogo qualunque, ma proprio dietro casa. Ma per ora è solo una possibilità, un rischio. I registi riescono a rappresentare la serenità anche in situazioni tutt’altro che serene. Il trattamento artistico del soggetto plasma il contenuto. L’approccio estetico della macchina da presa e del suono aggiungono un sottofondo emotivo agli eventi. Il film diventa una contemplazione della grandezza della natura e degli sforzi dell’uomo per controllarne la minaccia».

Genziana d’argento – Miglior cortometraggio a Then Comes the Evening di Maja Novaković (Serbia/Bosnia Erzegovina, 2019, 28’), «per aver saputo infondere una vita molto semplice in una magnifica natura morta – si legge nella motivazione della giuria – una natura morta più che mai vitale, nella quale ogni goccia di luce ha un significato e modella le forme in un modo che si nota d’improvviso nell’infanzia, o in uno scorcio di rivelazione. Per il lavoro meticoloso dei registi nel creare un’opera d’arte che esalta la forma cinematografica.».

Premio della Giuria

Il Premio della Giuria è stato assegnato al documentario Alpinist – Confession of a Cameraman di Kim Minchul e Lim Iljin (Corea del Sud, 2019, 90’): «il film offre un punto di vista assolutamente originale, autentico e non convenzionale sull’alpinismo. Questo documentario è un vero e proprio viaggio nella vita del cameraman e alpinista Lim Iljin, con una profonda conoscenza dell’alpinismo e delle diverse ragioni che spingono gli uomini verso la montagna. È un lavoro crudo, a volte doloroso, frutto di molti anni di esperienza sulle montagne più ostili del pianeta, che descrive al meglio alcuni dei lati più scomodi dell’alpinismo. Questo film è un omaggio a ogni appassionato alpinista e cameraman».

Menzione speciale

La giuria ha inoltre assegnato la Menzione speciale a Polyfonatura di Jon Vatne (Norvegia, 2019, 20’), dedicato all’esperimento naturalistico-musicale dell’eclettico artista sonoro Eirik Havnes. «A un film che ha catturato la nostra curiosità e che presenta meravigliosamente un processo creativo e le sue interconnessioni con la natura» si legge nella motivazione della Giuria.

Il Direttore del Festival Luana Bisesti

«Nonostante le difficoltà e gli imprevisti meteorologici, anche questa edizione speciale del Trento Film Festival – commenta il direttore della rassegna, Luana Bisesti – è stata premiata dal pubblico, con un successo al di sopra delle aspettative per le proposte in streaming. La presenza nelle sale, naturalmente, ha risentito della situazione legata al Covid-19, ma vedere gli spettatori davanti al grande schermo, ancorché distanziati, creando uno strano effetto a scacchiera, ci ha rincuorato, dandoci un ulteriore sprone per pensare già alla prossima edizione della rassegna all’insegna di un ritorno alla normalità. Altrettanta soddisfazione ci è giunta anche dai territori e dalle valli del Trentino dove quest’anno il festival è stato presente, realizzando eventi e proiezioni in collaborazione con altre manifestazioni e istituzioni».

Il responsabile del programma cinematografico Sergio Fant

«Il numero di spettatori è stato inevitabilmente incomparabile con i successi delle ultime edizioni: dopo mesi lontani dai cinema non si poteva certo sperare che l’abitudine alla sala tornasse in pochi giorni, tanto più in un periodo dell’anno inusuale per il festival», chiude Sergio Fant, responsabile del programma cinematografico. «A maggior ragione siamo grati agli spettatori che ci hanno accompagnato in queste giornate, e ai registi che non hanno voluto mancare, ringraziandoci per aver dato un segnale che il cinema resiste e riparte. D’altro canto il successo del Trento Film Festival online (online.trentofestival.it), con già oltre 3.000 utenti registrati e quasi 12.000 visioni in streaming, e davanti ancora un’intera settimana di disponibilità della piattaforma (fino al 9 settembre), ci conferma che il pubblico del festival non è diminuito, anzi, semplicemente ha preferito la dimensione domestica, o si è arreso alle difficoltà di spostamento, assecondando comprensibili preoccupazioni. A tutti questi spettatori, tanto nelle nostre sale quanto sui loro divani, promettiamo di ricominciare presto a lavorare alla prossima edizione».

 

Riconoscimenti speciali

 

Premio “Mario Bello”

Istituito dal Centro di cinematografia e Cineteca del Club Alpino Italiano al film che meglio rispecchi i valori e gli ideali del Club Alpino Italiano.

Il premio, in memoria della figura di Mario Bello, viene assegnato al miglior film, tra quelli ammessi alla Categoria Alp&Ism del Trento Film Festival – preferibilmente di un regista che non abbia ancora compiuto i 40 anni, che rappresenti l’alpinismo nei suoi molteplici aspetti di avventura umana, culturale, tecnica, di rispetto dell’ambiente, di valorizzazione e promozione delle popolazioni che vivono nelle Terre Alte, delle loro culture e tradizioni, e che rispecchi i valori e gli ideali del Club Alpino Italiano.

La giuria composta dal Presidente del CCC Angelo Schena, da Nicoletta Favaron, Michele Ambrogi e Carlo Ancona, ha deciso di assegnare il Premio “Mario Bello” al film:

Anba – Au Coeur d’Haiti

di Cellier Vladimir (Francia, 2018, 24’)

MOTIVAZIONE – Il film coniuga povertà estrema, bellezza del paesaggio e disperazione dei resti di un duplice colonialismo (l’estrazione della canna da zucchero prima, l’invasione turistica poi) naufragato con i disastri di una dittatura distruttiva, un terremoto devastante, il colera, l’uragano Matthew. Su tutta la tragedia emergono però il sorriso di Y Hope (“people were smiling…”), le musiche affascinanti suonate con strumenti elementari, il messaggio mistico di antichi riti voodoo, ritrovati nella dimensione dello spavento di entrare nella grotta. Una narrazione fresca e inusuale in riferimento a tematiche di natura sociale e antropologica. L’alpinismo nella sua parte più nascosta, una continua ricerca in profondità, nelle viscere della terra per conoscerla più a fondo. Una forzatura culturale, se vogliamo, per un popolo che fonda la sua cultura su danze tribali e riti propiziatori discendenti dalla più radicata tradizione africana da cui la popolazione creola di Haiti discende. Un passato di schiavitù, di lotte, di sfruttamento. Un presente incerto volto alla costruzione di un futuro probabilmente migliore, attraverso un modo nuovo di coinvolgere la gente nella inusitata attività della speleologia. Il tutto con la consapevolezza che le forze della natura e degli spiriti sono comunque più forti di quelle dell’uomo. Un sorriso stampato sul viso, canti, danze…in fondo questo forse è l’insegnamento più grande che arriva al mondo occidentale: comunque vada…si può sempre ripartire!

Premio RAI

Premio al miglior documentario d’attualità assegnato dalla Sede Rai di Trento.

La Giuria composta da Sergio Pezzola (Direttore della Sede RAI di Trento), Waimer Walter Perinelli – (giornalista) e Giorgio Balducci (Programmista Regista) designa vincitore del premio Rai 2020 nell’ambito del Trento Film Festival il documentario 

Pratomagno

di Gianfranco Bonadies, Paolo Martino (Italia, 2019, 29’)

MOTIVAZIONE – Il documentario realizzato con tecnica mista, recitazione ed animazione, racconta la scelta del giovane gambiano Sulayman, pastore di capre a Pratomagno, sulla dorsale appenninica, di tornare nella sua patria d’origine, lasciando la famiglia dove vive e lavora. Alberto è un bimbo biondo e riccioluto amico di Sulayman. E’ lui che da adulto torna a Pratomagno per farci rivivere una storia d’immigrazione, fatica, ma anche di amicizia e solidarietà, uguale a tante altre. Il mare e la pioggia torrenziale fanno da scenografia: avvolgono i fatti. L’acqua è custode dei ricordi, barriera o sentiero fra continenti, fonte di vita o di morte. La giuria ha apprezzato la sintesi e i diversi piani di narrazione, con il passato recitato ed il presente, cruento e impietoso, affidato all’animazione. La musica accompagna il dialogo sintetico e rarefatto, di persone travolte ma non domate dalla vita.

Premio Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO

Istituito dalla Fondazione Dolomiti UNESCO e dalla SAT Società Alpinisti Tridentini al miglior film che documenti la consapevolezza delle comunità rispetto agli eccezionali valori universali riconosciuti da UNESCO e la capacità di una conservazione attiva del territorio.

La giuria costituita da Maria Carla Failo (Presidente), Annibale Salsa, Riccardo Decarli ha deciso di assegnare il premio al film:

 

Vulnerabile bellezza

di Manuele Mandolesi (Italia, 2019, 75′)

 

MOTIVAZIONE – La storia di questa giovane famiglia che decide, dopo il terremoto nel Centro Italia del 2016, di rimanere nella propria terra e di ricostruire, in mezzo a mille difficoltà, la propria vita, ci ricorda ancora una volta che non siamo noi a dettare le leggi alla natura, ma che dobbiamo cercare con essa un rapporto di rispetto, che diventa anche di reciproco vantaggio.

I motivi del premio che viene assegnato al film Vulnerabile bellezza sono in parte gli stessi che hanno attribuito alla giovane protagonista, l’allevatrice Michela, il premio per la biodiversità nell’agro alimentare della regione Marche nel 2017. La sua decisione di recuperare l’allevamento di una razza ovina presente sui Sibillini fin dal XVIII secolo, ma ormai quasi del tutto scomparsa, diventa non solo incentivo per dare avvio a una filiera agroalimentare che coinvolga anche altre attività produttive, ma rappresenta anche la rigenerazione dei pascoli in quota, oggi in gran parte abbandonati e il cui recupero è invece fondamentale per la biodiversità ambientale.

Una scelta di vita che nasce, e non altrimenti potrebbe essere, da un forte legame con la terra, gli animali e l’ambiente naturale, che viene presentato con splendide immagini nelle varie stagioni; legame vissuto profondamente e quotidianamente, alimentato da un intenso e reciproco rapporto con i diversi luoghi vissuti e praticati da Michela, Stefano e dai piccoli Diego ed Emma, componenti a tutti gli effetti della famiglia. 

Protagoniste del racconto sono anche la tenacia femminile nella scelta di un progetto di vita e di lavoro da condividere con la famiglia e la perseveranza nel volerlo realizzare con realismo e positività. Credere profondamente in un sogno permette fin da subito di realizzarlo almeno in parte.

Premio Solidarietà Cassa Rurale di Trento

Istituito dalla Cassa Rurale di Trento all’opera, film, documentario, che meglio racconti il concetto di solidarietà fra le persone e le comunità.

La Giuria del “Premio Solidarietà Cassa di Trento” composta da componenti dell’Area Relazioni Esterne di Cassa di Trento e presieduta dal Responsabile di “Ufficio Soci e Comunicazione” Franco Dapor ha deciso di assegnare il Premio al film:

Cholitas 

di Jaime Murciego e Pablo Iraburu (Spagna, 2019, 80’)

MOTIVAZIONE – Cinque donne coraggiose – espressione della cultura del popolo Aymara che vive l’esistenza individuale in stretta connessione con la vita della Comunità – decidono di realizzare i loro sogni e le loro aspirazioni salendo sulla cima del Monte Aconcagua, la montagna più alta del continente americano. Lo faranno portando con sè le loro tradizioni – espresse anche nel pittoresco abbigliamento – ma dall’esplorazione ricaveranno maggiore forza e nuove consapevolezze. Sapranno superare insieme, infatti, paura e fatica, imparando la lezione magistrale della montagna. Il viaggio in tale aspra bellezza le renderà infatti più unite nel sentimento solidale offrendo loro, inoltre, l’apprendimento di una visione di libertà e di completezza nella ricognizione anche interiore delle loro anime, arricchendole con nuove risorse di dignità umana e di valori di affrancamento ed emancipazione: “…nessuno andrà troppo avanti o resterà indietro, noi tutte saremo insieme, perché il gruppo infonde una forza speciale”.

Premio Studenti Università di Trento, Bolzano e Innsbruck

Istituito dalle Università di Trento, Bolzano e Innsbruck a un’opera di particolare valore culturale realizzata da un autore di età inferiore ai 33 anni.    

La giuria internazionale studentesca formata da Riccardo Parola (Università di Trento), Amna Khan (Università di Trento), Luca Scazza (Università di Trento), Isabella Panigada (Università di Bolzano), Judith Prugger (Università di Bolzano), Luisa Maria Heindl (Università di Bolzano), Nicole Pratelli (Università di Innsbruck) e Alberto Geat (Università di Innsbruck) ha deciso di assegnare il premio speciale 2020 proposto da questi enti a:

Croste di polenta

di Emanuele Bonomi (Italia/Regno Unito, 2018, 20’)

MOTIVAZIONE – Croste di Polenta riesce a inscenare in modo impressionante ed emozionante l’atmosfera del periodo bellico in Alto Adige attorno al 1915 attraverso l’impiego degli insegnamenti della tradizione cinematografica. Per questo motivo argomenti come appartenenza nazionale e crudeltà della guerra non sono imposti allo spettatore, ma sta a lui decidere se il cortometraggio è una narrazione visiva di due giovani che cercano di sfuggire agli eventi, o se è un invito ad affrontare questi argomenti. La giuria desidera sottolineare in particolare la splendida fotografia delle montagne e la palpabile dedizione con cui è stato prodotto il film.

La giuria ha assegnato anche una Menzione speciale al film:

Con le mie mani

di Mattia Venturi (Italia, 2020)

MOTIVAZIONE – La giuria ha deciso di premiare il film Con le mie mani con una menzione speciale, data la sua capacità di ricordare in modo calmo e piacevole l’importanza della natura per l’essere umano. Lo sguardo onesto sulla regione suscita interesse, e raccontando quattro diverse storie di vita lo spettatore è sempre toccato da momenti dove viene evidenziato il legame fra l’uomo e la montagna.

Premio MUSE Videonatura

Istituito dal MUSE – Museo delle Scienze di Trento all’opera più originale, per soggetto, sceneggiatura e montaggio, nel racconto di temi quali natura, ambiente, sostenibilità e cambiamenti climatici.

La giuria del Premio MUSE, composta da Michele Lanzinger (Presidente), Davide Dalpiaz e Fabio Pupin, ha deciso di assegnare all’unanimità il premio al film:

Sidik and the Panther

di Reber Dosky (Paesi Bassi, 2019, 83′)

MOTIVAZIONE – Il leopardo persiano, una delle sottospecie meno studiate di questo straordinario felino, è in imminente pericolo di estinzione nel suo areale mediorientale: ne rimangono ormai solo poche centinaia. Da decenni Sidik vaga per le montagne del Kurdistan iracheno cercandolo col suo vecchio binocolo e raccoglie le testimonianze degli abitanti del luogo su una presenza che, dopo anni di sanguinosi conflitti, sembra ormai un lontano ricordo. È convinto che prima o poi il leopardo tornerà. Le montagne, a cui il popolo curdo è legato indissolubilmente nonostante qualunque avversità, potranno allora diventare area protetta e finalmente rinascere. In una contemporaneità che rende sempre più alienato il rapporto con la natura (magnifica la scena in cui Sidik mostra ai due figli un gruppo di storni rosei su un albero in fiore, senza riuscire a distoglierli dai loro tablet), giova ricordare come molte delle prime aree protette siano nate sulla spinta della salvaguardia di “specie bandiera” come nel caso dello stambecco per il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Nella sua missione di sensibilizzazione il MUSE trova una risonanza importante in opere come questa, che attraverso un approccio personale e poetico sottolineano la capacità dell’uomo di essere tanto il problema quanto la soluzione.

Premio Museo Usi e Costumi della Gente Trentina

Istituito dal Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina al film che meglio rappresenta con rigore documentario etnoantropologico, gli usi e costumi delle genti della montagna.

La giuria composta da Giovanni Kezich (Presidente), Daniela Finardi, Antonella Mott, Caterina Sartori, assegna con voto unanime il premio al film:

Suspensión

di Simón Uribe (Colombia, 2019, 73′)

MOTIVAZIONE – Frutto di una ricerca filmica prolungata e attenta in un contesto ambientale difficile, il film conduce direttamente al cuore del problema che in tutto il mondo lega le comunità di montagna alle vie di comunicazione che ne garantiscono i collegamenti elementari. Così, sospesa tra indifferibili necessità sociali e insormontabili difficoltà di realizzazione, l’arrischiata vicenda delle grandi opere della viabilità montana sembra poter rappresentare molto bene la condizione specifica di comunità umane sempre in bilico tra forzata solitudine e omologazione incombente.

Premio BIM

Istituito dai quattro BIM (Bacini Imbriferi Montani) della Provincia di Trento e assegnato al miglior film che documenti azioni di attenzione e tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, con particolare riferimento all’acqua.

La giuria del Premio BIM composta da Michele Bellio, Alessandro Togni, Marcello Riccadonna, Filippi Gilli, assegna il premio al film:

Con le mie mani

di Mattia Venturi (Italia, 2020, 69’)

MOTIVAZIONE – Muovendo dai tragici avvenimenti della tempesta Vaia del 2018, affrontati con pudore e toccante rispetto, il racconto intessuto dal regista e dal cosceneggiatore si muove con semplicità, ma senza banalità, lungo una simbolica scalata alla vetta. I quattro protagonisti ci restituiscono il lato umano della montagna, declinando l’importanza di quest’ultima in percorsi personali variegati ed affascinanti. Su tutto emerge la necessità di partecipare attivamente all’esperienza sensoriale, come suggerito dal titolo, sia essa quella del brivido di una scalata ad una parete vergine, o la percezione della vita in luoghi impensati, o ancora la fisicità di un legno boschivo che si trasforma in arte, in musica, in emozione. Il sentire di ciascun individuo partecipa al quadro generale, permettendo al film di affrontare riflessioni attuali come le conseguenze dei cambiamenti climatici e la riduzione delle fonti d’acqua d’alta quota. Ma sono prevalentemente le ricerche personali ad arricchire il quadro, ponendo interrogativi esistenziali sul senso dell’esperienza alpinistica, sulla difficoltà di coniugare i ritmi contemporanei con il naturale scorrere del tempo e sulla necessità di vivere la montagna in maggiore sintonia con la natura.

In questa logica di approfondimento emozionale, impreziosita da frammenti di repertorio e mai forzata da un montaggio pulito e lineare, trova espressione la valutazione della giuria, volta a ricordare lo storico ruolo del BIM nel sostenere chi vive in montagna e in relazione alla montagna. Le storie raccolte in questo lavoro appaiono esemplari dell’incredibile varietà umana che muove dall’ambiente cui è dedicata la nostra attenzione, con particolare attenzione a chi ne sa esplorare con rispetto gli spazi, a chi dedica la sua esistenza a studiarne l’evoluzione per garantirne la tutela, a chi ne sfrutta sapientemente i doni, trasformandoli in ulteriore rinnovabile risorsa.

Premio CinemAMoRE

Alla miglior opera della sezione Orizzonti Vicini, dedicata ai film prodotti o girati in Trentino Alto Adige, agli autori, case di produzione e scuole di cinema della regione, alle storie e al racconto del territorio. Istituito dai tre Concorsi cinematografici di levatura internazionale del Trentino: Rassegna Internazionale Cinema Archeologico di Rovereto, Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival.

La giuria del Premio CinemAMoRe, composta da Claudia Beretta (per la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico), Tommaso Bonazza (per il Trento Film Festival) e Andrea Morghe (per Religion Today) ha deciso all’unanimità di assegnare il premio al film:

One More Jump

di Manu Gerosa (Italia/Svizzera/Libano, 2019, 83’)

   

MOTIVAZIONE – Con uno stile cinematograficamente maturo ed essenziale, il documentario di Manu Gerosa cattura in presa diretta la tutt’altro che ordinaria vicenda umana e sportiva dei ragazzi del Gaza Parkour Team. Le acrobazie mozzafiato compiute dai giovanissimi atleti palestinesi, carichi di sogni e speranze per il proprio futuro, divengono il contrappunto estetico della precaria e sospesa esistenza degli abitanti della Striscia di Gaza. La forza del soggetto, delle scelte registiche e la poetica senza fronzoli della narrazione si uniscono con mirabile coesione all’utilizzo di nuovi mezzi cinematografici quali action-cam e droni. Gli scheletri degli edifici bombardati sono il playground dal quale spiccare un altro salto – one more jump – verso il miraggio europeo o semplicemente verso una maggiore libertà.

La Giuria ha inoltre deciso di assegnare una menzione speciale al film:

Le creature di Andrea

di Thomas Saglia (Italia, 2019, 75’)

MOTIVAZIONE – Con la sua spassosa e ben strutturata opera d’esordio Le creature di Andrea, Thomas Saglia dimostra di aver raggiunto una distinta maturità registica. La personalità travolgente e spontanea del vulcanico pittore lagarino Andrea Fusaro incontra quella più pacata e razionale del collega artista e patrocinatore Osvaldo Maffei in uno scambio-confronto non privo di tratti comici. Le felici scelte musicali, insieme agli elementi fotografici e di montaggio, concorrono alla creazione di un ritratto delicato ma dai colori vibranti, proprio come nell’arte di Andrea.

Premio Forum trentino per la pace e i diritti umani

Istituito dal Consiglio provinciale di Trento – Forum trentino per la pace e i diritti umani trentino per la pace e i diritti umani volto a premiare l’opera/film/documentario che descriva ed esprima al meglio la tematica del rispetto dei diritti umani.

La giuria del Premio “Forum trentino per la pace e i diritti umani”, composta dal Presidente di giuria Massimiliano Pilati, e dai membri Katia Malatesta, Gabriele Piamarta, Maddalena Recla e Riccardo Santoni ha deciso di assegnare all’unanimità il premio al film: 

Cholitas

di Jaime Murciego e Pablo Iraburu (Spagna, 2019, 80’)

MOTIVAZIONE – Per la capacità di intrecciare in un avvincente racconto di empowerment femminile temi e valori prioritari della cultura dei diritti umani e della dignità della persona, mettendo in luce il ruolo delle donne e delle popolazioni indigene nella difesa, nella conservazione e nella valorizzazione della natura, in parallelo con l’evidenza di una comunità globale tra chi prova attaccamento e amore per l’ambiente, come le cholitas e le guide alpine, il premio del Forum trentino per la pace e i diritti umani è attribuito al film Cholitas di Jaime Murciego e Pablo Iraburu, testimonianza preziosa di quanto il valore del mettersi in gioco in prima persona non sia determinato solo dal risultato finale, ma soprattutto dal percorso che si intraprende.

 

Premio Itas Libro di Montagna

Con Il libro della neve (Il Mulino), Franco Brevini è il vincitore della 46° edizione del Premio ITAS del Libro di Montagna, il concorso letterario internazionale dedicato alle opere in cui si celebra la montagna in ogni sua forma.

Oltre a vincere nella sezione, “Ricerca e Ambiente” (per la quale la sua opera era in concorso), Franco Brevini è il primo vincitore del Premio ITAS nella sua rinnovata struttura che ora prevede la proclamazione di un vincitore assoluto e un maggior numero di categorie di volumi in gara, passato da tre a cinque.  Il concorso, la cui premiazione dei vincitori si inserisce come da tradizione nell’ambito del Trento Film Festival, quest’anno ha superato il record per numero di libri ricevuti: in totale sono pervenute 123 opere da 58 case editrici. 

Critico letterario, docente universitario, alpinista appassionato e protagonista di viaggi d’esplorazione ai quattro angoli del mondo, Brevini è portatore di una cultura che si nutre dell’esperienza e, al tempo stesso, un pensatore capace di riflessioni profonde su ciò che spesso si è portati a dare per scontato. Il bisogno di conoscere e sapere l’ha spinto lungo gli affascinanti sentieri della poesia dialettale italiana come sulle vie delle montagne più alte. Con Il libro della neve, l’autore ha prodotto un volume che parte dall’osservazione di un singolo fiocco di neve, ci trascina in un viaggio affascinante che spazia dal timore suscitato negli antichi dal “crudo verno” ai pattinatori raffigurati nei quadri fiamminghi, dal senso del sublime che le Alpi innevate evocavano ai poeti romantici alla visione addomesticata dei pendii imbiancati proposta dai moderni comprensori sciistici. Un libro necessario, molto documentato, riccamente illustrato con gusto e raccontato da una voce affascinante come quelle che ci piacerebbe ascoltare la sera, nel tepore di un rifugio, mentre fuori mulinano i turbini della “bianca signora”.

   

Le altre migliori opere che la giuria ha decretato nelle sezioni in gara sono:

 

  • L’impero in quota (Einaudi) di Silvia Giorcelli Bersani – sezione “Vita e storie di montagna”. Con questo volume si traccia forse il primo profilo strutturato e completo della presenza dei Romani nelle Terre Alte, con una portata metodologica che va oltre i confini storici tracciati. La scrittura, inoltre, pur non rinunciando mai alla precisione scientifica, sa essere chiara ed efficace. Le storie di vita delle persone che hanno animato le Terre Alte in età antica sono studiate, descritte e raccontate con una esemplare sintesi di metodo ed efficacia. A ciò, si aggiunge la capacità dell’autrice di saper osservare quel mondo con una visione prospettica, che non altera il dato storico, ma lo colloca sempre in un contesto più ampio che, anche se solo a contorno, tocca il passato più remoto, antecedente la presenza romana, e il presente. E dimostra che se la presenza romana nelle Alpi è stata foriera di scontro con le popolazioni indigene, ebbene questo scontro è stato “sì traumatico, certamente, ma anche e soprattutto fecondo”, perchè le Alpi in età romana furono “un esemplare laboratorio di sperimentazione politica, amministrativa, sociale e culturale”.
  • Trail Running & Ultra Trail (Mulatero editore) di Nicola Giovanelli – sezione “Guide e mappe”. Manuale per la preparazione, la programmazione dell’allenamento e della strategia di gara. Nicola Giovanelli riesce nel difficile compito di condensare il risultato di conoscenze accumulate in anni di esperienza come ricercatore, atleta e allenatore, rendendole fruibili a un pubblico vasto. Lo fa in maniera agile, esaustiva, avvalendosi di schemi e diagrammi, test di valutazione, foto-sequenze e tabelle. Dischiude una vera e propria miniera di informazioni, dando modo a chiunque voglia avvicinarsi a questa disciplina, o a chi intenda migliorare la sua prestazione, di poggiare su una solida base di conoscenze pratiche da cui partire per “dare gambe”, con metodo e consapevolezza, al suo sogno di montagna “vissuto di corsa”.
  • Ogre. Il settemila impossibile (Corbaccio) di Doug Scott – sezione “Alpinismo e sport di montagna“. Dopo mesi di preparativi e settimane di permanenza sulla montagna, il pomeriggio del 13 luglio 1977, Doug Scott, alpinista di fama mondiale tra gli anni ’70 e ’80, insieme a Chris Bonington raggiunge la cima dell’Ogre, nel Karakorum. Sono i primi alpinisti in assoluto a conquistare una delle vette tra le più difficili al mondo. La spedizione si sarebbe potuta concludere con soddisfazione, per finire negli annali dell’Alpine Club, ma le difficoltà estreme sono tante e inizia così l’odissea della discesa. É un bel saggio di esplorazione, un manuale di storia dell’alpinismo sulle alte montagne, un libro di viaggio e, ovviamente, un gran resoconto di ascensione. Accanto alla medaglia d’ora della Royal Geographical Society, ora Doug Scott può esporre due premi Itas per la letteratura di montagna (il primo vinto nel 1993 per “Himalayan Climber”), unico autore fino ad ora ad esserci riuscito.
  • Una balena va in montagna (Salani editore) di Ester Armanino e Nicola Magrin – sezione “Libri per ragazzi”. É una storia in cui il suo fluire collega due mondi distanti e diventa veicolo di una grande amicizia: una creatura del mare e un figlio della montagna, legati l’una all’altro da un torrente. Le parole di Ester Armanino, semplici e antiche come nelle favole, e i potenti disegni di Nicola Magrin dialogano tra loro e trovano corrispondenze, anch’esse sono due anime che incontrandosi portano in dote le proprie origini: l’acqua salata del Mar Ligure e quella dolce dei corsi d’acqua della Valtellina che si uniscono poeticamente in questo libro.

Menzione speciale

La Menzione speciale Trentino, segnalazione particolare riservata all’opera che valorizza gli autori o l’editoria del Trentino, è stata assegnata a Le radici dei boschi. La questione forestale nel Tirolo italiano durante l‘Ottocento (Publistampa Edizioni) di Mario Cerato. Il libro documenta l’evoluzione del rapporto tra le autorità governative, le popolazioni e le loro foreste durante il XIX secolo. L’operazione che compie Cerato è quella di indagare con metodo rigoroso, coniugando le profonde competenze scientifico-tecniche con quelle della ricerca storica, sorretta da una vastissima documentazione. Ne esce un poderoso saggio che analizza la questione forestale con uno sguardo che è insieme specifico e sistemico. L’autore affronta con sapienza le complesse questioni amministrative e gestionali, descrive i problemi dell’utilizzo delle risorse forestali, le interazioni e i conflitti ad esse legati. Riscostruisce storie di territori molto diversi fra loro e le trasformazioni che li hanno percorsi e modellati. Ci restituisce un quadro dalle molteplici e stimolanti letture. Una di queste emerge con grande nettezza: il bosco come parte integrante della collettività trentina, della sua storia, che ne ha condizionato l’esistenza e a sua volta è stato condizionato.

Tenacia, orgoglio, meraviglia. Sono queste le tre parole chiave con le quali riassumerei questa particolarissima annata del Premio Itas. Tenacia nell’andare avanti nonostante l’evidenza che le nostre riunioni primaverili saltavano fatalmente una dopo l’altra, e che l’emergenza era da prendere molto sul serio – spiega Enrico Brizzi, Presidente della giuria del Premio ITAS del Libro di Montagna – Neanche per un attimo, tuttavia, abbiamo pensato che questa edizione del Premio potesse saltare. Siamo andati avanti a distanza col pieno sostegno della Compagnia, e crediamo in questo modo di avere reso onore al Premio stesso, agli autori e agli editori di tutti i volumi in concorso. Orgoglio, perché con gli amici del Trento Film Festival siamo stati i primi a tornare in pista, a testimoniare che, per quanto duramente colpiti, si può e si deve ripartire. Meraviglia, infine, nel renderci conto ancora una volta, e più che mai, che l’essere umano è animale sociale, che agogna stare con gli altri e sente propri i libri capaci di parlare al suo cuore. È stato struggente, nei mesi duri della quarantena collettiva, leggere di montagne, grandi spazi, viaggi. Ma appena è stato possibile siamo tornati: lungo i sentieri, nei rifugi, per le alte vie, e qui, dove si celebra la storia d’amore infinita fra chi ama la montagna e chi sa trovare le parole più sorprendenti ed esatte per narrarla”

Trento Film Festival

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