Ötzi vestiva pelli di capra. E un orso per berretto

Nuovi studi sulla mummia ritrovata quasi 25 anni fa ai piedi del Similaun. Gli scienziati hanno appurato le specie di animali utilizzate per vestirsi

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Non smette di sorprendere. Son trascorsi quasi 25 anni (l’anniversario il 19 settembre) dal ritrovamento di “Oetzi” (o Ötzi), il cadavere mummificato scoperto ai piedi del monte Similaun, al confine tra Italia e Austria. Sul corpo di quest’uomo vissuto 5.300 anni fa, e conservato presso il Museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, sono stati effettuati numerosi studi che hanno svelato affascinanti caratteristiche della sua vita: sappiamo che aveva poco più di 40 anni, che era tatuato, che molto probabilmente era dedito a pastorizia e agricoltura, che soffriva di Helicobacter, che morì per rapido dissanguamento dopo essere stato ferito alla spalla da una freccia.

Oggi una nuova scoperta. Oggi sappiamo come si vestiva. Alla sua morte, Oetzi indossava, tra gli altri indumenti, una sopraveste di pelle, un berretto di pelliccia e scarpe imbottite di paglia. Certo si sapeva, si presumeva. Ma ora con certezza si è riusciti a stabilire quali animali erano stati usati per confezionare alcuni di questi indumenti. Non si tratta di una curiosità oziosa. Capire se le pelli usate erano di animali cacciati sul posto, o se erano state importate, può aiutare ad esempio a capire se vestiti fatti di materiale più o meno prezioso potessero riflettere lo status sociale di chi li portava.

I risultati sono esposti in uno studio appena pubblicato su Scientific Reports.

Per cominciare, l’équipe ha confermato che il perizoma e la sopraveste di Oetzi erano fatto di varie pelli di pecora cucite insieme “a caso”, come già emerso da ricerche precedenti. L’analisi ha svelato che la specie di pecore utilizzata era più vicina, dal punto di vista genetico, all’attuale pecora domestica europea che alle sue cugine selvatiche, e che per confezionare i due capi di abbigliamento era servita la pelle di almeno quattro individui. Una parte della sopraveste, inoltre, era composta da pelle di capre domestiche appartenenti a un aplogruppo mitocondriale (una popolazione genetica che condivide la stessa antenata femmina) ancora diffuso tra le colline e le valli dell’Europa centrale.

Anniversario Per celebrare lo straordinario ritrovamento di Ötzi, il Museo Archeologico di Bolzano propone una ‘giornata delle porte aperte’ – in programma il prossimo 18 settembre – e tante iniziative speciali. Fra queste, anche la mostra temporanea ‘Heavy Metal – Come il rame cambiò il mondo’, allestita nelle sue sale fino al 14 gennaio 2018: l’esposizione ripercorre la storia del rame e le conseguenze che la sua rivoluzionaria scoperta ebbero per l’Homo sapiens, oltre a riallacciarsi idealmente alla permanente dedicata alla mummia, ritrovata un quarto di secolo fa, che continua a svelare i suoi segreti.Insomma, concludono gli studiosi, le scelte di Oetzi in fatto di abbigliamento erano piuttosto pragmatiche: per confezionare, e nel caso riparare, i suoi abiti vennero cucite insieme le pelli di animali (anche di specie diverse) di cui di volta in volta c’era maggiore disponibilità.

Quanto ai gambali, erano anch’essi fatti di pelle di capra domestica, e non di lupo, volpe o cane come si era pensato in un primo momento. Il fatto che in Svizzera siano stati trovati gambali simili, antichi di 6.500 anni, fa pensare che questo materiale fosse scelto per alcune sue qualità specifiche. Anche i lacci delle scarpe erano fatti di cuoio tratto da una specie domestica, in questo caso di bovino, appartenente alla popolazione genetica predominante in Europa.

Il ritrovamento La Mummia del Similaun, anche nota come Uomo del Similaun (nonché Uomo venuto dal ghiaccio e, informalmente, Ötzi o Oetzi) è un reperto antropologico ritrovato precisamente il 19 settembre 1991 sulle Alpi Venoste, ai piedi del monte omonimo (ghiacciaio del Similaun, 3.213 m s.l.m.) al confine fra l’Italia (la Val Senales in Alto Adige) e l’Austria (la Ötztal nel Tirolo).
Si tratta del corpo di un essere umano di sesso maschile, risalente a un’epoca compresa tra il 3300 e il 3100 a.C. (età del rame), conservatosi grazie alle particolari condizioni climatiche all’interno del ghiacciaio (in Siberia sono stati ritrovati mammut conservatisi in condizioni analoghe). L’esame degli osteociti ha collocato l’età della morte fra i 40 e i 50 anni.
Il corpo di Ötzi, inizialmente conteso tra Italia e Austria, è attualmente conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano. Nella valle del rinvenimento è invece situato l’Archeoparc-Museum Val Senales, un museo interattivo che illustra le numerose scoperte ottenute grazie al ritrovamento e ricostruisce l’ambiente di vita di Ötzi.

Ma se Oetzi era soprattutto dedito ad agricoltura e pastorizia, è probabile che nel suo ambiente alpino non disdegnasse la caccia, con arco e frecce o trappole. A dimostrarlo è l’analisi della sua faretra – fatta di pelle di capriolo selvatico – e soprattutto il berretto, confezionato con la pelliccia di un orso bruno appartenente a una linea genetica ancora oggi diffusa nella regione.

Alla prossima scoperta…

fonte: nationalgeographic.it

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