Cosa sta accadendo con i cervi a Villetta Barrea?

Nei giorni scorsi, come sapppiamo, a villetta Barrea (nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise) cervi, infastiditi da turisti e fotografi, hanno attaccato, ferendo alcune persone costrette a ricorrere alle cure dei medici in ospedale.
Il Parco ha subito preso posizione, per l’ennesima volta, richiamando tutti al buon senso e il Comune del centro abruzzese ha emanato una ordinanza che prevede alcuni divieti e, in caso di non osservanza, multe salate.

La nota del Parco

Il Parco ora cerca di andare a monte per comprendere cosa stia accadendo…
“Tre episodi in meno di quindici giorni. Tre persone attaccate da cervi. E, nell’ultimo caso, ancora una volta è stato necessario il ricovero in ospedale.
A questo punto è chiaro che non possiamo continuare a comportarci con questi animali come abbiamo fatto per anni.
Tre aggressioni con conseguenze sanitarie serie impongono però anche di capire cosa può essere cambiato.
Il Comune di Villetta Barrea ha emanato un’ordinanza urgente che stabilisce regole molto precise: mai avvicinarsi a meno di 25 metri dai cervi, distanza che sale a 50 metri in presenza di femmine con piccoli; non sostare vicino agli animali durante il periodo degli amori; è vietato alimentarli, inseguirli, circondarli, sbarrarne la via di fuga o avvicinarsi per fotografie e video. I cani devono essere tenuti al guinzaglio corto. Le violazioni possono comportare sanzioni da 25 a 500 euro.
L’ordinanza chiede inoltre al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise un monitoraggio rafforzato della presenza dei cervi nel centro abitato e il supporto tecnico necessario alla gestione della situazione.
Ma una domanda che abbiamo letto spesso nei commenti in questi giorni è: perché quest’anno?
Al momento non esiste una risposta certa. Esistono però diverse spiegazioni scientificamente plausibili che potrebbero essersi sommate.
Che cosa può essere cambiato nei cervi?
Durante il bramito i maschi sono fisiologicamente molto più competitivi e reattivi. Sappiamo inoltre che la composizione sociale conta molto: età, rango e presenza di altri maschi possono modificare le interazioni agonistiche e il comportamento.
Una delle ipotesi da verificare è quindi che quest’anno sia cambiata la struttura dei gruppi presenti intorno al paese, per esempio con una maggiore presenza di giovani maschi antagonisti intorno ai dominanti. Potrebbe essere cambiata anche la distribuzione degli animali, con femmine e maschi che utilizzano in modo diverso rispetto agli anni precedenti alcune aree del centro abitato e delle sue immediate vicinanze.
La letteratura sui cervidi mostra inoltre che non tutti gli individui reagiscono allo stesso modo: alcuni sono più confidenti nei confronti dell’uomo, altri molto meno. E anche il comportamento dello stesso animale può cambiare in funzione dell’età, della competizione, della presenza delle femmine e del contesto.
E che cosa può essere cambiato nei nostri comportamenti?
Per anni abbiamo visto cervi attraversare strade, passeggiare sulla statale e frequentare giardini senza che accadesse nulla. Ci siamo abituati alla loro presenza e loro, in parte, alla nostra.
Sono stati avvicinati, fotografati a pochi metri e, in alcuni casi, anche alimentati.
Va anche detto che l’abitudine reciproca può ridurre le distanze. E quando per anni migliaia di persone si avvicinano troppo, li fotografano da pochi metri o li alimentano, contribuiscono a rendere questi animali sempre più confidenti. Durante il periodo riproduttivo, però, quelle stesse distanze possono diventare decisive.
Potremmo trovarci quindi davanti a una combinazione nuova:
animali meno inclini ad allontanarsi + persone abituate da anni alla loro presenza ravvicinata + dinamiche sociali diverse + maschi nel pieno della competizione riproduttiva.
Forse quest’anno questa combinazione ha superato una soglia.
È un’ipotesi plausibile, ma dovrà essere avvalorata dai dati che si riusciranno a raccogliere sul campo.
Nel frattempo, però, alcune regole le conosciamo già:
Non diamogli cibo.
Non avviciniamoli oltremodo per una foto
Non mettiamoci tra maschi in competizione o tra un maschio e le sue femmine.
Manteniamo le distanze indicate dall’ordinanza.
Per anni ci siamo abituati a vederli così vicini da dimenticare una cosa semplice:
vicino non significa domestico.
La confidenza è nostra. La selvaticità è loro”.

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