Pubblicato il: Mar, Mar 12th, 2019

Daniele Nardi e Tom Ballard i pionieri

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È l’ora del silenzio. Del quanto meno si scrive, quanto meno si dice. Ma consentiteci due parole, nonostante il bombardamento social e web, anche a sproposito, su questa straziante vicenda alpinistica.

Se abbiam compreso una cosa è che del Nanga Parbat non bisogna “ossessionarsi”. La Regina degli Ottomila non fa sconti a nessuno. L’anno scorso di questo periodo stavamo piangendo Tomek Mackiewicz, stavolta sull’Ottomila, secondo solo all’Annapurna per percentuale di decessi, hanno perso la vita Daniele Nardi e Tom Ballard.

C’è chi ha detto che il Mummery è troppo pericoloso. Sicuramente è pericoloso. Ma non lo era, per dirne una, anche l’Everest per Mallory e Irvine e ora sull’Everest ci salgono flotte di turisti portati quasi per mano con le corde fisse? Non lo è il K2 in inverno? Non lo sono state tutte le sfide estreme? E l’elenco sarebbe interminabile. Non lo erano pericolose, per un motivo o per un altro, anche le imprese realizzate da coloro che oggi si ergono a paladini della verità ed elargitori di buoni consigli fregiandosi del pregio di non aver paura a dire cose scomode?

Daniele Nardi e Tom Ballard hanno solamente messo un’altra pietra, un altro tassello, sulla conquista del pericoloso Sperone Mummery. Sono stati dei pionieri. Un giorno sarà scalato. Si salirà sulla vetta del Nanga Parbat passando di qua e chi si cimenterà in tale impresa potrebbe ritrovare la bottiglietta lasciata da Daniele.

Nardi era un alpinista. Sposato da poco. Con un figlio nato da poco. Sapeva dove andava. Conosceva i rischi. E se li è assunti. Egoismo? Questione troppo intima e troppo antica e ciclica che si ripete ogniqualvolta accadono tragedie del genere, sulla quale, noi, preferiamo non addentrarci.

Nel 2015 Nardi riprese in un comunicato stampa una frase da noi riportata in un articolo quando insieme a Alex Txikon e Ali Sapdara giunse a poche centinaia di metri dalla vetta dello stesso Nanga Parbat. Il pakistano fu colto da edema polmonare, sbagliarono canalone sul cono sommitale e decisero di scendere. Scrivemmo: La vita prima di tutto…

fonte: sito web Daniele Nardi

Un’altra cosa bisogna dirla. La burocrazia, la maledetta burocrazia. Non sappiamo se le cose fossero andate diversamente, se Nardi e Ballard sarebbero ancora vivi. Non lo sapremo mai. Ma la lungaggine, i rinvii per motivi militari non sono possibili e accettabili in situazioni di soccorso come queste. Non è possibile che il Pakistan, Paese che d’altronde trae notevoli benefici dai flussi turistici legati al mondo della montagna, debba legarsi in tal modo all’esercito per i soccorsi.

Un’ultima considerazione in merito al legame che la montagna crea. Lo ha sempre fatto fisicamente tra compagni di escursione, di cordata. Lo fa virtualmente oggi. La vicinanza, la solidarietà, gli aiuti che sono arrivati via web e social a Nardi e Ballard sono significativi. Dal mondo alpinistico, ma anche da gente che di montagna ne sa poco o nulla. Da gente al di sotto del Po.

Il Direttore

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