Gli stati di grazia di Walter Bonatti

Una interessante mostra al Museo della Montagna di Torino. L’esposizione vuole sottolineare la capacità empatica che permise a Bonatti di entrare in sintonia con ambienti incontaminati, animali selvaggi e popolazioni indigene

“Walter Bonatti. Stati di grazia”: è la mostra in scaletta al Museo della Montagna di Torino curata da Roberto Mantovani e Angelo Ponta.

La mostra è dal 22 giugno. Già posticipata a causa Covid-19, vi invitiamo a seguire i canali ufficiali del Museo della Montagna per tutti gli aggiornamenti.

Museo della Montagna

Walter Bonatti: una mostra inedita

La mostra è davvero interessante ed analizza la figura del grande alpinista, esploratore e fotoreporter attraverso un punto di vista inedito.

L’esposizione vuole sottolineare la capacità empatica che permise a Bonatti di entrare in sintonia con ambienti incontaminati, animali selvaggi e popolazioni indigene. E di risvegliare in sé istinti sopiti e condizioni psicofisiche tali da porlo in quello che lui stesso in alcune circostanze definì “stato di grazia”.

Il punto di vista

La mostra mette al centro il rapporto libero e paritario tra l’uomo e la natura. Una relazione che Bonatti – in montagna così come negli ambienti più inospitali del pianeta – cercò di instaurare rinunciando il più possibile ai mezzi artificiali, mettendo dunque fra parentesi le conquiste del “progresso”.

La sua fu un’avventura in cui le strumentazioni tecnologiche (come anche le armi) furono ridotte al minimo, quando non del tutto escluse. Il suo obiettivo era quello di reimparare a relazionarsi in maniera istintiva con la natura per riattivare il “pensiero animale” e “sentire l’altro”.

 

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Il progetto mira dunque a sottolineare il potere nascosto nel dialogo tra l’essere umano e l’universo naturale. A proporre un’esplorazione delle potenzialità nascoste dello spirito e dell’intelletto umani.

Un viaggio

Attraverso ricostruzioni ambientali, scenografie, gigantografie, effetti multisensoriali, l’esposizione stimola nel visitatore una forma di immedesimazione.

Perché questo è ciò che Bonatti cercava di fare nei contatti (scritti o diretti) con il “suo” pubblico. Trasportare l’interlocutore fuori dalla propria quotidianità, fuori dal proprio mondo civilizzato e costrittivo, per aiutarlo a sognare e, attraverso il sogno, indurlo a nuove, possibili scoperte.

L’esposizione al Museo Nazionale della Montagna, curata da Roberto Mantovani e Angelo Ponta, privilegia un filo narrativo inedito che, a partire dai racconti di Bonatti e da alcune considerazioni raccolte, nel corso degli anni, direttamente dalla sua voce, indaga la sua relazione con l’ambiente naturale. Per tutta la vita, dalle prime esperienze sulla roccia della Grignetta agli ultimi viaggi di esplorazione, Walter Bonatti andò alla scoperta del mondo e di se stesso. Lo attirava l’avventura, ma non solo: a poco a poco, le sue esperienze nella natura sfociarono in una ricerca che divenne un vero e proprio esperimento condotto su di sé, senza pretese scientifiche ma non per questo meno profondo e stimolante. Bonatti si immerse nella grande wilderness fino a fondersi con essa, e in alcune circostanze visse quelli che chiamava “stati di grazia”: momenti eccezionali, capaci di risvegliare in lui forze sconosciute e di spingerlo oltre i limiti.

Le stesse convinzioni che in montagna lo avevano portato a rinunciare alle innovazioni tecniche per riprendere la tradizione alpinistica d’anteguerra, lo incoraggiarono ad accostarsi senza armi agli animali “feroci”, a condividere esperienze di vita quotidiana con le popolazioni indigene e a confrontarsi, nei luoghi più remoti, con la memoria di un mondo primordiale. Così, in trent’anni di straordinarie avventure, sulle pareti più difficili delle Alpi, nei fiordi patagonici, nei deserti e nelle giungle, tra i ghiacci e nei vulcani, Bonatti condusse quell’esperimento di cui era egli stesso il soggetto e l’oggetto: cercò di stabilire con la natura un rapporto profondo, non mediato, e si trovò a osservare, dentro di sé, il riaffiorare di istinti dimenticati.


La mostra del Museomontagna mette in luce il filo che lega le avventure e le emozioni di Bonatti, dai giorni grandi sulle Alpi alle molteplici e irripetibili esperienze nelle regioni più selvagge della Terra, in un percorso che non utilizza solo le immagini, le parole e gli oggetti conservati nell’Archivio dell’alpinista-esploratore, ma propone al visitatore un’esperienza di immersione nei suoi ambienti.

I curatori Sarebbe stato facile riempire le sale dell’esposizione facendo sfoggio della dovizia di documenti, scatti fotografici e materiali che Bonatti ha conservato. Certo, molto è stato messo in mostra. Ma non volevamo che tutto si esaurisse in un’esibizione di oggetti e di immagini, o nel ritratto di un campione del passato. Perché l’interesse e l’affetto che ancora oggi circondano Walter non si spiegano solo con il valore delle scalate, il suo talento di reporter o il fascino dei suoi viaggi esplorativi: la sua lunga ricerca tocca corde profonde, le sue emozioni ci riguardano ancora, ed è attraverso queste che possiamo rileggerne l’esperienza.

Highlights

Lungo il percorso espositivo, il visitatore incontrerà alcuni oggetti che i racconti del protagonista e la sua storia hanno trasformato in vere e proprie icone: l’attrezzatura alpinistica dei primi anni di attività di Walter; la pagaia del primo viaggio compiuto per “Epoca” nello Yukon; alcuni dei machete usati nel corso delle avventure nella giungla e nelle foreste; i libri d’avventura che gli ispirarono progetti di reportage; lettere e pagine tratti dai diarie dai quaderni. Parallelamente il pubblico potrà immergersi in alcuni ambienti “bonattiani”. Per prima la montagna, con una grande installazione multimediale dedicata al Grand Capucin, realizzata da auroraMeccanica | Narrative Space Studio di Torino e basata sulle riprese appositamente realizzate con il drone dal Soccorso Alpino Piemontese e Valdostano lungo il tracciato della via Bonatti-Ghigo del 1951. Ai ghiacci, alle foreste e ai vulcani sono dedicate tre sale “immersive” che tramite allestimenti scenografici restituiscono alcune suggestioni di quegli ambienti. Infine, la ricostruzione di un angolo dello studio di Walter a Dubino, in Valtellina, con la sua macchina da scrivere e i suoi libri. Si potranno vedere alcuni contenuti video, in parte già conservati nella Cineteca Storica del Museo e in parte arrivati con l’Archivio Bonatti, come gli interessanti video di viaggio realizzati per una collaborazione con la Giuliani a fine anni Sessanta. E ancora, con tecnologia QR code, si potrà ascoltare la voce di Bonatti in alcuni estratti audio da un’intervista realizzata nel 1987 da Silvia Metzeltin per la RSI – Radiotelevisione svizzera.

Il catalogo

L’esposizione è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato, che raccoglie i contributi di Daniela Berta, Veronica Lisino, Leonardo Bizzaro, Luca Calzolari, Roberto Mantovani, Franco Michieli, Angelo Ponta, Angelica Sella.  Tra le preziosità del volume vanno segnalate: la prima foto scattata da Bonatti a 17 anni, gli scatti fotografici inediti realizzati da Mario De Biasi in occasione della straordinaria scalata di Bonatti sul Cervino, nel febbraio del 1965; le fotografie inedite della spedizione al K2 conservate alla Fondazione Sella di Biella; le fotografie inedite della spedizione del 1961 al Rondoy Norte, nelle Ande peruviane, provenienti dall’archivio di Giancarlo Frigieri; numerose fotografie realizzate da Bonatti nel corso delle sue scalate e durante i viaggi di esplorazione; libri e giornali dell’epoca.

E ancora: 30 pagine di citazioni di Bonatti, la riproduzione fotografica di parte delle sue attrezzature, la cronologia completa della sua vita e delle sue avventure, e una serie di QR code per ascoltare dal proprio smartphone la voce di Bonatti che commenta le proprie avventure.

Il catalogo di 256 pagine, italiano/inglese, 23 Euro, edito da Museomontagna e da Solferino – è in vendita dal 22 giugno sul sito del Museo (https://www.museomontagna.org/shop/) e presso la biglietteria; dal 24 giugno nelle librerie italiane.

Dall’archivio alla mostra

La mostra è il punto di arrivo di un lungo lavoro di riordino, studio, catalogazione e digitalizzazione dei materiali dell’Archivio Bonatti, donato al Museo dalla famiglia Vicario, erede dell’alpinista-esploratore all’inizio di agosto del 2016. Una vera miniera di memorie: 63 metri lineari di documenti cartacei, 150.000 fototipi (stampe, diapositive, negativi e provini a contatto), attrezzi e materiali impiegati nell’attività alpinistica e nei viaggi di esplorazione, oggetti etnici raccolti durante i reportage realizzati per il settimanale “Epoca” nelle regioni più selvagge della Terra, libri, pubblicazioni varie, audio e video, dattiloscritti, relazioni tecniche, appunti, corrispondenza, ecc.). Il complesso intervento sull’Archivio è stato progettato dal Museo con il fine di garantire adeguati standard di trattamento dal punto di vista della conservazione e della fruizione.

Condotto tra il 2017 e il 2020, nella prima fase di mappatura il lavoro è stato svolto con il sostegno del CAI, della Regione Piemonte e della Fondazione CRT, poi del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, nell’ambito del progetto Interreg-Alcotra iAlp, per la catalogazione, il riordino e la parziale digitalizzazione che ha portato all’acquisizione di più di 40.000 file di materiale cartaceo, fotografico e audiovisivo, e all’intera riproduzione – in alcuni casi con tecnologia 360° – dell’attrezzatura alpinistica e fotogiornalistica. I lavori sono stati monitorati dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica del Piemonte e della Valle d’Aosta.

L’inventario è ora consultabile su CAISiDoc.cai.it, il portale del sistema documentario dei beni culturali del CAI, e una sua selezione su mountainmuseums.org, nuova vetrina digitale che mette in dialogo le collezioni del Museomontagna e del Musée Alpin di Chamonix. Presto l’Archivio sarà inoltre fruibile per studiosi e ricercatori tramite consultazione assistita in sede su appuntamento.

 


L’evento

Evento di presentazione. Il 21 giugno, alle ore 18.00, i curatori Roberto Mantovani e Angelo Ponta presenteranno la mostra in streaming sui canali social del Museo. 

Altri eventi. Martedì 29 giugno, alle ore 18,30, Roberto Mantovani e Angelo Ponta presenteranno il catalogo della mostra nell’ambito della rassegna libraria online “Leggere le montagne”, organizzata dalla Biblioteca Nazionale del CAI in collaborazione con il Museomontagna. 

Apertura. martedì, mercoledì, giovedì, sabato, domenica dalle 10.00 alle 18.00
venerdì dalle 12.00 alle 20.00  

Visita alla mostra. Per visitare la mostra è necessario effettuare prenotazione telefonica allo 011 6604104.

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