Sui passi di Rob Hall

L'alpinista neozelandese dalle Seven Summits all'Adventure Consultants sino alla tragedia del 1996 sull'Everest

Il suo nome è legato alla tragedia dell’Everest del 1996. Robert Edwin Hall, detto Rob (Christchurch, 14 gennaio 1961 – Everest, 11 maggio 1996), l’alpinista neozelandese perse la vita l’11 maggio di quell’anno insieme ad altri. Per lui era la quinta ascensione alla vetta più alta del mondo.

Biografia

Nono figlio di una famiglia cattolica operaia di Christchurch, in Nuova Zelanda, Rob Hall cominciò la sua carriera alpinistica scalando le Alpi meridionali. Dopo aver salito nel 1980 la difficile cresta nord dell’Ama Dablam, nel 1988 conobbe la guida di Auckland Gary Ball, che divenne il suo compagno di scalata e il suo migliore amico. In cerca di sponsor per finanziare la loro attività, i due decisero di scalare le Seven Summits, le sette cime più alte di ogni continente, in soli sette mesi; cominciarono con l’Everest il 10 maggio 1990 e terminarono con l’ascesa al monte Vinson, in Antartide, il 12 dicembre.

Dopo l’impresa, pensando che per mantenere visibilità e sponsor avrebbero dovuto tentare ascensioni sempre più spettacolari e rischiose, decisero di fondare una società di guide d’alta montagna, la Adventure Consultants. Fondata nel 1992, la società portò quell’anno sei clienti sulla vetta dell’Everest. Nell’ottobre del 1993 Ball morì di edema cerebrale sul Dhaulagiri, lasciando il solo Hall a continuare l’impresa commerciale. Fino al 1996 la Adventure Consultants riuscì a portare 39 persone sulla vetta del Pianeta, aumentando la fama di Hall, che, pur facendo pagare un altissimo prezzo per i suoi servizi, si vide arrivare richieste da ogni parte del mondo.

Principali salite

  • 1990 – Seven Summits (Aconcagua, Everest, Elbrus, Kilimanjaro, Denali, Kosciuszko, Vinson)
  • 1992 – K2 tentativo
  • 1992 – Everest
  • 1993 – Dhaulagiri (sino a 7300 mt)
  • 1993 – Everest (con la moglie, Jan Arnold)
  • 1994 – Everest
  • 1994 – Lhotse
  • 1994 – K2
  • 1994 – Cho Oyu
  • 1994 – Makalu
  • 1995 – Cho Oyu
  • 1996 – Everest (morto in discesa)

La tragedia del 1996 sull’Everest

La spedizione dell’Adventure consultants del 1996 sull’Everest era composta da tre guide e otto clienti; contemporaneamente, negli stessi giorni era presente sulla montagna un’altra spedizione commerciale, facente capo alla società Mountain madness di Scott Fischer, anch’essa composta da tre guide e otto clienti. Entrambe le spedizioni contavano una decina di sherpa. Erano inoltre presenti sul posto altre spedizioni non commerciali.

Il 10 maggio 1996, nel corso dell’ascensione alla vetta dal campo IV, l’affollamento e i fraintendimenti tra gli sherpa delle due spedizioni provocarono un enorme ingorgo nei pressi dell’Hillary Step; il fatto, unito alla scarsa preparazione di alcuni clienti, fece ritardare la salita a buona parte del gruppo, che fu colto da una tempesta durante la discesa.

Hall rimase attardato con uno dei clienti, un quarantaseienne di nome Doug Hansen; continuò a rimanere in contatto radio fino al termine del giorno successivo. Dodici giorni dopo il suo corpo fu ritrovato da un’altra spedizione nei pressi della cima sud. Tra il 10 e l’11 maggio 1996 sulla vetta dell’Everest morirono complessivamente 9 persone.

Media

Nel 2015 è uscito il film Everest, diretto da Baltasar Kormákur, dove si narrano le vicende della tragedia dell’Everest del 1996.
Sulla vicenda ricordiamo i libri di Krakauer “Aria sottile” e di Bukreev “Everest 1996”.

Sulla vicenda ci sono state molte polemiche. Sulla veridicità dei fatti, sulle responsabilità dei singoli.

Il tutto riportato nell’articolo in basso…

LEGGI ANCHE Everest, la tragedia del 1996 e l’”aria pesante” che ne seguì

 

 

 

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