Simone Moro e Alex Txikon: invernale al Manaslu

Con loro due ci sarà anche Iñaki Álvarez

Simone Moro e Alex Txikon al Manaslu. Con loro ci sarà anche Iñaki Álvarez. Partenza a fine mese. Non si conoscono ancora i dettagli della spedizione di questo inverno, la news è stata pubblicata da La Gazzetta dello Sport, ieri 29 novembre nella quale parla del suo ultimo libro e del film su Gino Soldà.
Di certo sarà leggero, senza ossigeno supplementare e portatori d’alta quota.

Per Simone Moro è il terzo tentativo, segue quello dell’inverno 2019 con Pemba Gyalje Sherpa e del 2015 con Tamara Lunger. Entrambi falliti per le pessime condizioni meteo.

Perché il Manaslu? La risposta ruoterebbe attorno alla solita questione di inizio e fine inverno. La prima salita invernale del Manaslu è per opera di Maciej Berbeka e Ryszard Gajewski il 12 gennaio 1984.  I polacchi però arrivarono al campo base il 2 dicembre e fissarono corde e i campi alti (sino al 3°) prima del 21 dicembre.

Simone Moro e Alex Txikon

Moro e TxiKon, come sapete, si conoscono bene. I due hanno nel curriculum la prima salita invernale del Nanga Parbat. Era il 2016. Con loro Ali sapdara, in vetta, e Tamara Lunger, fermatasi poco sotto la cima.

L’EDITORIALE Sul K2 tutto l’orgoglio del popolo Sherpa

Moro, nella intervista alla Gazzetta dello Sport, dice che il K2 può aspettare. È stato cercato ma ha detto di no. L’alpinista bergamasco sottolinea il traffico che ci sarà questo inverno al K2 (ci saranno 4 spedizioni) e spera ci sia collaborazione tra i team. Il suo augurio è che si possa riuscire a salire la seconda vetta del Pianeta (l’unica ormai ad essere ancora inviolata nella stagione fredda) così ci si può dedicare ad altro: alle pareti e ad uno stile più pulito.

L’INTERVISTA

 

Salite Manaslu

Prima ascensione

La prima ascensione fu compiuta il 9 maggio 1956 dal giapponese Toshio Imanishi e dal nepalese Gyalzen Norbu, facenti parte di una spedizione giapponese guidata da Yuko Maki, lungo il versante nord-est, per l’attuale via normale. Due giorni dopo raggiunsero la vetta anche Kiichiro Kato e Minoru Higeta. La vetta non sarà più salita fino al 1971.

Prima ascensione femminile

La prima ascensione femminile fu compiuta da una spedizione giapponese, guidata da Kyoto Sato. Il 4 maggio 1974 raggiunsero la vetta le alpiniste Naoko Nakaseko, Masako Uchida e Mieko Mori, insieme a Jambu Sherpa, lungo la via normale. Avevano tentato in precedenza la salita per la cresta est. Sadako Suzuki, facente parte di un secondo team per la vetta, perse la vita il 5 maggio in seguito ad una caduta tra i campi 4 e 5.

Quella del Manaslu rappresentò anche la prima ascensione femminile di un ottomila, seguita l’anno successivo dall’Everest e dal Gasherbrum II.

Prima ascensione invernale

La prima ascensione invernale fu compiuta il 14 gennaio 1984 dai polacchi Maciej Berbeka e Ryszard Gajewski lungo la via normale.

Altre salite

  • 1950 – Harold William Tilman effettua una ricognizione del Manaslu e afferma che esiste una potenziale via di salita dal versante nord-est.
  • 1952 – Ricognizione giapponese che raggiunge i 5.275 m dal versante est.
  • 1953 – Primo tentativo ad opera di un team giapponese di 15 alpinisti lungo il versante nord-est. Tre alpinisti raggiungono quota 7.750 m prima di rinunciare alla vetta.
  • 1971 – Il 4 maggio Kim Ho-Sup, leader di una spedizione coreana, muore nel tentativo di raggiungere la vetta lungo lo sperone nord-est.
  • 1971 – Il 17 maggio Kazuharu Kohara e Motoyoshi Tanaka, membri di una spedizione giapponese di undici alpinisti guidata da Akira Takahashi, realizzano la seconda ascensione del Manaslu lungo una nuova via sullo sperone nord-ovest.
  • 1972 – Il 25 aprile Reinhold Messner realizza la prima salita italiana e terza salita assoluta, nell’ambito della spedizione italo-austriaca guidata da Wolfgang Nairz. Viene aperta una nuova via sul versante sud.
  • 1973 – Il 22 aprile i tedeschi Gerhard Schmatz, Sigi Hupfauer e lo sherpa Urkien Tshering compiono la quarta salita alla vetta, lungo la parete nord-est.
  • 1975 – Il 26 aprile gli spagnoli Gerald Garcia, Jeronimo Lopez and Sonam Sherpa raggiungono la vetta lungo la parete nord-est.
  • 1981 – Il 7 ottobre Pierre Béghin e Bernard Muller, facenti parte di una spedizione francese di quattro alpinisti, raggiungono la vetta lungo una nuova via sul versante ovest.
  • 1993 – Il 2 maggio Sepp Brunner, Gerhard Floßmann, Sepp Hinding e Michael Leuprecht raggiungono la vetta lungo la via normale e discendono dai 7.000 m con gli sci fino al campo base.
  • 2006 – Il 25 aprile i kazaki Denis Urubko e Serguey Samoilov raggiungono la vetta per la via normale.
  • 2006 – L’8 maggio i kazaki Denis Urubko e Serguey Samoilov raggiungono la vetta dopo aver aperto in quattro giorni una nuova via sulla parete nord-est.
  • 2008 – Il 4 ottobre Nives Meroi raggiunge la vetta in compagnia del marito Romano Benet e di Luca Vuerich.
  • 2009 – Il 28 aprile l’alpinista Giuseppe Antonelli muore durante la discesa, dopo aver rinunciato alla cima a causa di un malore. Nella stessa giornata l’alpinista portoghese Joao Garcia e due coreani raggiungono la vetta.
  • 2012 – Il 12 maggio il brentegano Valter Piazza, dopo diversi giorni di condizioni meteorologiche avverse, raggiunge in solitaria la vetta.
  • 2014 – Il 1º ottobre l’emiliano Samuele Sentieri raggiunge la vetta in solitaria senza l’ausilio di bombole d’ossigeno e senza il supporto degli sherpa.
  • 2016 – Il 1º ottobre il friulano Danilo Callegari raggiunge la vetta in solitaria senza l’ausilio di bombole d’ossigeno e senza il supporto degli sherpa.
  • 2017 – Il 27 settembre la spedizione di quattro italiani (Perruchon Laurent, Zigliotto Sergio, Bergamini Riccardo e Corazza Alessandro) raggiungono la vetta.
  • 2019 – Il 26 settembre la guida alpina italiana Francois Cazzanelli compie il record di velocità da campo base alla vetta e ritorno in 17 ore e 43 minuti battendo il precedente record di Andrzej Bargiel, che il 25 settembre 2014 era salito e sceso in 21 ore e 14 minuti.

 

foto: alex txikon

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Un Commento

  1. Certo che ha un bel becco di ferro sto Moro; parla di stile alpino più pulito…se penso al Naga Parbat in inverno mi viene da ridere…

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